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Olimpiadi invernali 2018: nordcoreani varcheranno il 38° parallelo

Quello che non si riesce ad unire con la diplomazia, lo fa lo sport. Alle prossime Olimpiadi invernali, in programma dal 9 al 25 febbraio a Pyeongchang (Corea del Sud), gli atleti delle Due Coree cammineranno fianco a fianco, dietro la stessa bandiera.

C’è un momento storico di “tregua” tra Corea del Sud e Corea del Nord. Questa “pausa dalla guerra” è dovuta all’apertura dei Giochi Invernali di Pyeongchang, in cui gli atleti e i funzionari che rappresenteranno i due Paesi, sfileranno insieme dietro un’unica bandiera, bianca con lo stemma blu della penisola coreana, portata da due atleti, un rappresentante della Corea del Sud e uno della Corea del Nord. Non è la prima volta che gli Stati asiatici decidono di fermare il loro astio e far camminare i proprio sportivi l’uno Continue reading “Olimpiadi invernali 2018: nordcoreani varcheranno il 38° parallelo”

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Il Var: lo strumento della discordia

Giunti alla pausa del campionato, con la metà più una delle 38 giornate della stagione giocata, è tempo di tirare le fila sull’utilizzo della novità di quest’anno: ci riferiamo al Var.

Acronimo di Video Assistent Referee, il Var (o la Var, che dir si voglia), è quell’agognata moviola in campo, da tempo invocata da tanti per calmare gli animi dei tifosi e garantire la regolarità dei campionati. Così bramata da taluni da diventare cavallo di battaglia di alcuni volti celebri, fra i quali spicca il recentemente scomparso e compianto Aldo Biscardi.

Introdotto con la Fifa Confederations Cup del 2016, il Var viene utilizzato da quest’anno nel nostro campionato, in quello tedesco, in FA Cup e dalla prossima stagione anche nella Liga. Fa il suo esordio in Serie A fin dal primo match della stagione in corso: Juventus – Cagliari, anticipo della prima giornata del campionato 2017/18. È il 37’ minuto quando Maresca viene richiamato all’attenzione dall’assistente Var per un contatto in area di rigore tra Alex Sandro e Duje Čop.

È il primo, storico, calcio di rigore assegnato dalla tecnologia in Italia.

Ma viene vanificato dall’errore dal dischetto di Diego Farias, che si lascia ipnotizzare dal sempreverde Gianluigi Buffon, alla sua Continue reading “Il Var: lo strumento della discordia”

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CIO: i videogiochi possono essere considerati sport

Uno dei principali dibattiti che si sono accesi negli ultimi giorni è quello sollevato dal CIO, il Comitato Olimpico Internazionale, il quale ha dichiarato sabato 28 ottobre durante la riunione tenutasi a Losanna che i videogiochi competitivi possono essere considerati al pari delle attività sportive.

Le motivazioni di tale affermazione si basano sulla costanza e sull’intensità degli allenamenti di coloro che approcciano a questo mondo virtuale con una serietà ed una competizione a livelli agonistici. Tale “preparazione atletica” ha quindi insinuato l’idea all’interno del Comitato di ammettere gli eSports (definizione tecnica per chi gioca ai videogiochi a livello competitivo, organizzato e professionistico) ai giochi olimpici che si terranno a Parigi nel 2024.

Per essere pienamente riconosciuti, ovviamente nel rispetto del regolamento, bisognerà che gli eSports vengano dotati di strutture antidoping e combattano in ogni modo l’attività delle scommesse illegali. I più gettonati tra i videogiochi competitivi per partecipare alle Olimpiadi, nonché i più popolari, sono i cosiddetti MOBA, che significa Multiplayer Online Battle Arena, e cioè i giochi che permettono a più giocatori di sfidarsi online contemporaneamente.

Ma ecco il fulcro del dibattito: è giusto considerare questo tipo di attività virtuale come uno sport a tutti gli effetti, giustificata solo dal fatto che la competizione è preceduta da estenuanti allenamenti ed i giocatori sono passibili di infortuni alle articolazioni delle mani? O tutto si riduce alle ingenti somme di denaro che gli eSports offrono, visto e considerato l’enorme bacino d’utenza di cui vantano? I videogiochi competitivi, infatti, sono praticati in tutto il mondo, ma paesi vasti ed economicamente floridi come la Cina, la Corea del Sud, gli Stati Uniti, i Paesi Bassi ne detengono il primato.

È vero che la pratica dei videogiochi, soprattutto online, si sta rapidamente diffondendo nel globo tramite la nuova generazione di adolescenti, ed è anche vero che l’unione tra il mondo virtuale ed il mondo sportivo rinvigorirebbe parecchio il numero degli spettatori e dei telespettatori dei giochi olimpici, eppure gli atleti di tutto il mondo – e non solo – gridano all’ingiustizia.

Camilla Palladino

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Il calcio: tra passione e violenza!

Quello che è accaduto, qualche settimana fa, a Roma, dove una parte degli “ultrà” laziali ha manifestato il loro odio nei confronti della tifoseria romanista, esibendo delle “figurine” di Anna Frank con la maglia giallorossa, è l’ennesimo esempio di come questo sport di massa stia diventando sempre più una competizione tra tifoserie, dove la posta in gioco sul piano simbolico è talmente elevata che la mercificazione di immagini, di ideali, di cultura, è sempre più al centro della scena.

Durante le partite di calcio, gli spettatori dei vari settori, gli addetti ai lavori, i giornalisti e tutti i soggetti interessati, nonostante stiano fisicamente nello stesso posto, non stanno godendo dello stesso spettacolo. Per esempio, un padre di Continue reading “Il calcio: tra passione e violenza!”

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“Fedal”: l’anno d’oro di due leggende del tennis!

Correva l’anno 2004, quando uno sconosciuto Rafael Nadal, allora 17enne, batteva, in soli 69 minuti al Masters Series di Miami, l’astro nascente del tennis mondiale, Roger Federer.

Da quel momento in poi inizia la loro lunga rivalità sportiva, ribattezzata da tutto il mondo “Fedal”, che li porterà a scontrarsi sui campi più importanti del mondo e a dividersi quel primo posto nel Ranking mondiale.

I due si sono “presi a pallettate” per ben 38 volte. Tutti gli amanti del tennis avranno per sempre impressa nella mente “La finale” – il maiuscolo è dovuto – 2008 del torneo più affascinante, Wimbledon: è stato il match, nella finale del torneo londinese, pìù lungo della storia, sia in termini di durata (4 ore e 48 minuti) sia in termini di game (ben 62). Nadal, secondo spagnolo a vincere lo Slam dopo Manolo Santana, dopo la vittoria, si arrampicò tra gli spalti per raggiungere il Royal Box, rompendo la tradizionale eleganza e compostezza dei vincitori che il “torneo bianco” prevede nel suo “galateo”.

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Federer come esperienza religiosa.

Fragole e panna, Thelma e Louise, caffè e sigaretta, Ranieri di Monaco e Grace Kelly. Alcune cose sono semplicemente fatte per stare insieme. Così è anche per Roger Federer e il torneo di Wimbledon.

Il Divino Roger è nato per essere vestito di bianco e calpestare con grazia l’erba verde di Wimbledon, alzando e sommessamente baciando il trofeo più importante del tennis. Quasi quasi l’unica cosa che stona è che non abbia una racchetta in legno tra le mani, ma una più prosaica ultraleggera e studiata per lui in laboratorio.

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