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Rileggendo Jane Austen, ritratto di una pre-femminista incompresa.

Il nome di Jane Austen fa riecheggiare immagini di verdeggianti campagne inglesi, tazze fumanti di te, attesa trepidante di sontuosi balli in casa e, naturalmente, matrimoni.

Il matrimonio è un tema caro e centrale nella letteratura “austeniana”. Le donne della sua epoca (siamo nella seconda metà del Settecento, inizi Ottocento) dovevano sposarsi, imperativo d’obbligo, rimanere zitelle era l’anticamera dell’esclusione sociale e, molto spesso, della povertà. Eppure, a dispetto delle sue opere, la Austen scientemente scelse di non sposarsi e di vivere del suo lavoro di scrittrice. Una risoluzione per l’epoca realmente anticonformista; e lo fece non perché non avesse spasimanti o, come spesso una certa critica letteraria maschilista sostiene, fosse brutta, anzi.

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La Parigi di Gajto Gazdanov – “Strade di notte”

Da qualche giorno si può trovare nelle librerie il nuovo libro edito da Fazi Editore: si tratta di Strade di notte di Gajto Gazdanov.

Gajto Gazdanov sicuramente non è tra i nomi più frequentemente citati quando si parla di emigrazione russa in Europa dopo la Rivoluzione, eppure il suo destino è stato quello di molti suoi connazionali che si sono visti costretti ad abbandonare il loro Paese e a cambiare completamente modi di vivere. Gazdanov arriva a Parigi, come molti altri russi, e lì comincia la sua vita di tassista notturno.

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