442px-Harvey_Weinstein_2010_Time_100_Shankbone

#quellavoltache dalla violenza ci rialzammo: il caso Weinstein

Lo scoppio del caso Weinstein ha sollevato un vero e proprio polverone mondiale in tema di abusi e violenze sulle donne. Si sono susseguite decine di denunce contro il produttore, tra cui quella di Asia Argento che ha reso l’Italia protagonista della bufera mediatica. Il belpaese come si sarà espresso? Ha fatto sentire il suo appoggio incondizionato o ha preso le distanze dalla denuncia dell’attrice? Come ormai ben sappiamo di appoggio incondizionato non si può, purtroppo aggiungerei, parlare. Da subito sono stati twittati post molti duri nei confronti dell’Argento.  Come ammesso dalla stessa Asia in un’intervista a La Stampa “solo nel mio Paese sono stata insultata”.  Ciò che emerge da questa presa di posizione italiana (mi sento di puntualizzare non unanime), è la poca consapevolezza di cosa sia da giudicare violenza e cosa invece “fatto con consenso”.

Nei mesi passati sono stati molti i casi, riportati dalla stampa e dai telegiornali nazionali, di stupri e violenze ai danni di donne. Non ultimi il caso della turista polacca, vittima di una brutale violenza in una spiaggia della riviera romagnola, e il caso delle due studentesse americane che hanno denunciato la violenza subita da una di loro dal carabiniere fiorentino. Intanto è da precisare il reale significato di stupro, violenza e abuso. Continue reading “#quellavoltache dalla violenza ci rialzammo: il caso Weinstein”

hand-634620_960_720

L’amore può essere un cattivo esempio? La storia di Francesco come momento di riflessione

Cosa è giusto? Cosa è sbagliato? L’essere umano protende al bene o al male? Fra tutti i misteri che avvolgono lo studio sull’ essere umano, fra i più interessanti c’è senza dubbio lei: l’etica.

Fra le millenarie proposte filosofiche nel campo dell’etica, nessuna s’è rivelata valida in maniera sufficiente da porre fine ad ogni tipo di discussione.

Questo perché, se assumiamo come in parte plausibile la teoria di Hume, la nostra condotta è influenzata prevalentemente da Continue reading “L’amore può essere un cattivo esempio? La storia di Francesco come momento di riflessione”

P31_L.É._Eithne_Operations_28_June_2015

Il presidio dei migranti di Santi Apostoli a Roma. Resta irrisolta l’emergenza abitativa nella Capitale. I migranti ribadiscono il “no” a soluzioni temporanee.

CHIESA DI SANTI APOSTOLI A ROMA. Mi colpisce la bellezza del centro storico di Roma, mentre passeggio tra i vicoli, a pochi passi da Fontana di Trevi gremita di turisti, verso Piazza Santi Apostoli. La bellezza di Roma si scontra però con il degrado urbano e il disagio sociale. Protagonisti la Sindaca di Roma Virginia Raggi e i migranti di Santi Apostoli, che da quasi tre mesi presidiano con le tende l’ingresso dell’omonima Chiesa. Sotto i portici dimorano i rifugiati politici – per lo più afghani, siriani e somali – sgomberati da Cinecittà la scorsa estate, dopo lo sgombero di via Curtatone.

Dal 24 agosto, l’amministrazione capitolina non è ancora riuscita a risolvere la emergenza abitativa. E il presidio di Piazza Santi Apostoli è l’emblema e il risultato sia degli sgomberi effettuati che, soprattutto, dell’inefficienza della Giunta di Roma. Ad oggi, dunque, resta irrisolta la questione dell’assegnazione e gestione degli alloggi popolari, richiesti a gran voce dagli ex occupanti. Il presidio di Santi Apostoli è composto di uomini, donne e bambini che, privi di un alloggio, attendono una risposta concreta. È un Continue reading “Il presidio dei migranti di Santi Apostoli a Roma. Resta irrisolta l’emergenza abitativa nella Capitale. I migranti ribadiscono il “no” a soluzioni temporanee.”

doubt-1697539_960_720

C’era una volta l’America: opinioni immaginate tra un giovane disoccupato e il suo io!

Ecco cosa batteva l’Ansa.it all’incirca un paio di mesi fa, precisamente il 3 luglio: “La disoccupazione giovanile nella zona euro a maggio è rimasta stabile a 18,9% rispetto ad aprile. Stabile anche nella Ue, a 16,9%. Mentre in Italia sale al 37%, dal 35,2% di aprile, l’aumento più consistente di tutta la Ue. E si conferma il terzo dato più elevato dopo Grecia (46,6% a marzo 2017) e Spagna (38,6%)”. Così, quando io stesso l’ho letto, anziché entrare nel merito di una disquisizione socio-economica che non necessariamente mi compete, ho ritenuto più intrigante immaginare un vivace scambio di opinioni. A condurlo, io e me medesimo, sulla scorta di quel genere di rubriche in cui molti giornali danno spazio all’indignazione e alla coscienza dei lettori.

La domanda è: cosa potrei suggerirmi, in quanto giovane disoccupato, per affrontare la fase apparentemente drammatica che sta attraversando il nostro paese?

Caro Gregorio,

di “dirlo al Corriere” (o a qualunque altro quotidiano a tiratura nazionale), sono stufo. Difficile rispondano, e se rispondono, a scrivere è perlopiù qualche narciso cervellotico che ha perso il contatto con l’esistenza e si avvita su se stesso in una disamina delle cose che ha più le sembianze della disputa intellettuale. Con il parrucchiere non parlo: so già che mi direbbe di “tenere duro e andare avanti”. Dallo psicologo non vado più da quando ci siamo arenati sul “tenere duro e andare avanti”. Allora ho pensato a te. Il fatto è che sono terribilmente frustrato e sento che da un momento all’altro potrei cedere alla disperazione. Questo perché non trovo lavoro. Premetto che non posso certo vantare un curriculum solidissimo. A concludere una triennale in Scienze politiche ho impiegato (molto) più del dovuto e di esperienza nel “mondo del lavoro” non ne ho granché, per di più relativa al contesto di una città tutt’altro che metropolitana. È vero anche che non ho mai avuto le idee chiarissime; tornando indietro probabilmente farei altro. E di passioni, oltre la scrittura (e a monte, la lettura) non mi viene in mente altro. Ho confezionato un curriculum che mi è parso decente, nemmeno troppo maldestro nella parte in cui cerco di presentarmi. Eppure niente. Navigo ininterrottamente che neanche Magellano, balzando da un sito di annunci all’altro, ed ogni possibile candidatura prevede requisiti minimi indispensabili tali da escludere a prescindere chiunque non sia Steve Jobs o il cugino plurilaureato e socio-compatibile di Ken (quello di Barbie). “Entusiasta, determinato, capacità di lavorare in team e sotto pressione, duttile, friabile, impermeabile, indistruttibile” e via dicendo. Dunque, che fare? Neppure essermi trasferito a Milano sembra funzionare. Almeno, dico io, una volta c’era l’America. Continue reading “C’era una volta l’America: opinioni immaginate tra un giovane disoccupato e il suo io!”

10015629133_43abe48a50_b

La tragedia del popolo Rohingya in Birmania e il silenzio della San Suu Kyi. Storia e protagonisti

Con il tempo, scrivendo, ho imparato l’importanza della narrazione. Con il tempo ho scoperto la straordinaria ricchezza del racconto, ho iniziato ad apprezzare – per me stessa e per chi sceglie di leggere ciò che scrivo – la necessità di raccogliere dati e informazioni, l’essenza racchiusa nella ricostruzione dei fatti sia nel tempo che nello spazio. In pochi, forse, conoscono il popolo Rohingya e il dramma che si sta consumando tra il Bangladesh e la Birmania.

I Rohingya costituiscono una minoranza etnica di religione musulmana, relegata nel nord –ovest della Birmania. Il popolo Rohingya rappresenta una comunità musulmana antichissima, le cui origini non sono ad oggi ancora del tutto note. I Rohingya si sono stanziati nei territori tra l’attuale Birmania e il Bangladesh nel corso dei secoli. Ciò nonostante, dagli inizi degli anni Ottanta, sono considerati immigrati illegali dal Bangladesh, dove non hanno diritto alla cittadinanza e vivono ai margini della società in condizioni di sottosviluppo e povertà. In Birmania, il popolo Rohingya si concentra nello Stato di Rakhine (ex Arakan). Dal 2012, nella capitale Sittwe e in numerosi villaggi di Rakhine, vengono perpetrate violenze e atti repressivi nei confronti della minoranza musulmana dei Continue reading “La tragedia del popolo Rohingya in Birmania e il silenzio della San Suu Kyi. Storia e protagonisti”