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Anna Achmatova – La voce della Russia

«Io sono la vostra voce», recita un verso di Anna Achmatova, poetessa che ha rappresentato l’epoca staliniana della Russia più di chiunque altro, sia attraverso le sue poesie, sia con la sua esperienza di vita.

Oggi, tra gli appassionati di letteratura russa, e più in generale tra gli amanti della poesia, è impossibile non conoscere il nome di Anna Achmatova, perché i suoi versi sono significativi degli «anni carnivori» che ha vissuto e condiviso con tutta la popolazione russa, ma più ancora perché è la testimonianza vivente di come l’arte della parola sia quella in cui i russi hanno prodotto i migliori risultati.

Eppure, la voce di questa poetessa per molti anni è stata silenziata da un regime repressivo che le ha fatto scontare la sua voglia di libertà intellettuale. In questo modo l’Achmatova è diventata una rappresentante anche di tutta l’intellettualità russa che è rimasta schiacciata dalla macchina politica di Stalin, e, essendone sopravvissuta, ha potuto più di chiunque altro raccontare quello che quegli anni hanno significato per i poeti e per il popolo tutto.

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Il ruolo della donna nelle criminalità organizzate: tra silenzio e potere!

Nella maggior parte dei casi, quando parliamo di criminalità organizzata, identifichiamo questa come un “mondo maschile”, o meglio “maschilista”. Ma le donne che ruolo ricoprono nelle famiglie mafiose?

Il compito di madri, mogli, sorelle, figlie è stato per anni ignorato, anche dalla stessa magistratura, in quanto era luogo comune pensare che queste erano ignare del “lavoro” che gli uomini di casa svolgevano e spesso erano considerate vittime del sistema, costrette ad “ammaritarsi” per scopi familiari.

Nello stesso nucleo familiare la donna ha ricoperto, e ancora oggi ricopre, una posizione ambigua: è rispettata, in quanto legata a Continue reading “Il ruolo della donna nelle criminalità organizzate: tra silenzio e potere!”

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Sconfiggere la realtà distopica tramite un ripensamento utopico. Riflessioni random.

Aprendo un qualsiasi quotidiano o forse anche peggio, sintonizzandosi su un qualsivoglia telegiornale, il mondo sembra palesarsi come un posto davvero distorto, tra violenze di diversa natura, in particolare a danno delle donne, terribili stupri, infanticidi, violenze domestiche, persone costrette ad emigrare da fame e povertà, un uomo come Trump al potere… direi che dopo questa premessa, soprattutto dopo aver ricordato che Donald è realmente a capo degli Stati Uniti d’America, i poveri malcapitati lettori abbiano a ragione dismesso la lettura. Ma posso confortarvi già da ora, l’articolo vorrei terminasse con un flebile grido di speranza.

Dicevamo, sembrerebbe, stando alle cronache quotidiane, essersi realizzato quel presagio apocalittico preconizzato da un certo filone letterario che ha visto tra i protagonisti assoluti personalità come Orwell, Ray Bradbury e, forse il meno conosciuto Aldous Huxley, la cui opera maggiore, “Il Mondo Nuovo”, non ha riscosso lo stesso plauso di altri romanzi del genere, come ad esempio 1984 o Fahrenheit 451. Eppure da questo romanzo un po’ dimenticato vorrei partire.

Huxley, con la sua opera, inaugurava il filone della letteratura cosiddetta “distopica”. Per distopia, termine coniato già dal filosofo John Stuart Mill, si intende la rappresentazione di una realtà immaginaria in cui, al contrario dell’utopia, tutto va male.
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Il silenzio è complice: l’incessante ipocrisia del mondo di Hollywood

A parte l’otto marzo, mai come in questi giorni sono stati fatti così tanti appelli alla solidarietà e all’unione femminile.

Infatti, dall’esplosione del caso Weinstein, l’intero ambiente cinematografico e politico si è mobilitato per condannare le azioni dell’ormai ex re Mida di Hollywood e supportare tutte le donne che si sono fatte avanti per denunciarlo. Tra queste personalità due sono ben note al pubblico internazionale e sono da tempo considerate icone del femminismo moderno: Meryl Streep e Hillary Clinton. Entrambe sono state in qualche modo legate al produttore cinematografico americano (la prima, sua grande amica, ha partecipato a numerosi film prodotti dalla sua casa di produzione mentre la seconda, insieme al partito democratico, ha potuto contare sulle sue generose donazioni durante la campagna elettorale dello scorso anno) e hanno condannato fermamente il suo comportamento. “Non sapevo che avesse avuto incontri nella sua camera d’albergo, nel suo bagno, o compiuto azioni inappropriate o violenze. Il suo comportamento è inescusabile” ha dichiarato la Streep, dicendosi sconvolta e disgustata dall’accaduto. Affermazioni simili anche da parte dell’ex candidata democratica: “Il comportamento descritto da queste donne non può essere tollerato. Il loro coraggio e il loro sostegno degli altri è fondamentale nell’aiutare a fermare questo genere di comportamento”. Entrambe, infine, lodano le donne che hanno avuto il coraggio di denunciare Weinstein e invitano ad un’azione coesa contro il sessismo e il misoginismo imperante nella società odierna.

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Tatuaggio: arte, moda o reato?

Da arte a reato nel tempo di un volo, ma di moda sicuramente.

Il tatuaggio da sempre divide l’opinione pubblica tra sostenitori e proibizionisti. Attualmente, questa che è divenuta una vera e propria arte, si sta anche trasformando in una moda diffusissima tanto che difficilmente potremo non notare qualche corpo tatuato. Questo almeno in Occidente. Ma le altre culture come la pensano a riguardo?  Inoltre, siamo così sicuri che avere tatuaggi sia ben accetto anche da “noi”?

La storia del tatuaggio ha origini antichissime, sicuramente più di 5 millenni, diffuso presso popoli in ogni angolo della Terra. Alcune caratteristiche non sono mai cambiate: l’uso del tatuaggio a fini puramente estetici o religiosi; come segno di ribellione o segno di appartenenza (riferito a movimenti culturali, malavita, divenire adulti). Non si sono discostate di molto dalle origini nemmeno le critiche. Ad esempio già l’impero romano condannava i tatuaggi perché rendono impuro il corpo, ed era riservato solo per i Continue reading “Tatuaggio: arte, moda o reato?”

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Recensione dello spettacolo “Maestre d’amore” al Teatro Trastevere fino al 22 ottobre

Maestre d’amore

tratto da “Ars Amatoria” e “Remedia Amoris” di Ovidio

dal 19 al 22 ottobre 2017

 

Ideazione, Drammaturgia e Regia:

Compagnia PolisPapin

Con:

Cinzia Antifona, Valentina Greco, Francesca Pica

Oggetti di Scena: Domenico Latronico

Costumi: Cunegonda La piccola Costumeria

Canti e Suoni a cura di: Francesca Pica

Sinossi

“Godetevi la vita”: all’insegna del più edonistico fra i moniti ha inizio l’opera di Publio Ovidio Nasone nel capitolo dedicato alle donne che tratta l’arte dell’amore. Consigli, precetti, formule, suggerimenti senza veli e senza veti che rivivono nelle parole delle attrici PolisPapin in una sorta di decalogo minimo e fondamentale sull’antica e mai abbastanza conosciuta

ARS AMATORIA. Continue reading “Recensione dello spettacolo “Maestre d’amore” al Teatro Trastevere fino al 22 ottobre”