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Unione europea: la crisi dei partiti tradizionali e del “fare politica”. Spunti di riflessione.

Tra il 2015 e il 2017 in Europa si sono svolte numerose giornate elettorali. In Francia, Germania ed Austria si sono infatti tenute recentemente le elezioni politiche, mentre si continua a discutere sull’avanzare dei partiti di estrema destra, dei nazionalismi e dei populismi. E c’è già grande attesa per il confronto politico in Italia, la prossima primavera.

In Francia, è ancora oggi indubbio il trionfo di Emmanuel Macron e del suo movimento “En marche!”. In occasione delle elezioni politiche francesi – mentre l’Europa temeva la vittoria dell’estrema destra – Macron ha conquistato la presidenza, decretando il flop del Front Nacional di Marie Le Pen. Macron è diventato immediatamente il simbolo di una nuova Francia. Volto giovane della politica, Macron sembrava aver intercettato i voti dei francesi delusi dai partiti tradizionali. Ben presto, però, l’elezione di Macron ha disvelato il dato più importante: la vittoria dell’astensionismo.

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Indipendenza della Catalogna, il “si” del Parlament. Vince il “si” per l’autonomia in Veneto e Lombardia.

Il Parlament catalano ha votato l’indipendenza, dopo settimane di manifestazioni di piazza a Barcellona e in altre città catalane, il pugno duro di Madrid e l’indecisione di Puidgemont.

Nei giorni immediatamente successivi il Consiglio dei Ministri straordinario, convocato sabato scorso da Rajoy – per ufficializzare la richiesta di autorizzazione al Senato di applicazione dell’art. 155 della Costituzione, con cui Madrid commissaria l’autonomia della Catalogna – il Govern è stato a lungo diviso tra indipendenza e nuove elezioni. Dinanzi all’ostinazione del Premier spagnolo, la coalizione di maggioranza, capeggiata da Puidgemont, ha deciso dunque di mettere ai voti la dichiarazione di indipendenza. Il “si” del Parlament ha così sancito la rottura con Madrid, mentre migliaia di persone si sono riversate nelle strade di Barcellona per manifestare il proprio consenso. Per la prima volta, dalla costituzione dell’Unione europea, avviene una secessione all’interno di uno Stato membro. E, di certo, la dichiarazione di indipendenza della Catalogna potrebbe, in breve tempo, assumere le pericolose vesti di un “precedente” storico, con il rischio di diventare una vera e propria mina “esplosiva”, la cui onda d’urto è un’occasione ghiotta per il rilancio degli odierni nazionalismi d’Europa.

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Il silenzio è complice: l’incessante ipocrisia del mondo di Hollywood

A parte l’otto marzo, mai come in questi giorni sono stati fatti così tanti appelli alla solidarietà e all’unione femminile.

Infatti, dall’esplosione del caso Weinstein, l’intero ambiente cinematografico e politico si è mobilitato per condannare le azioni dell’ormai ex re Mida di Hollywood e supportare tutte le donne che si sono fatte avanti per denunciarlo. Tra queste personalità due sono ben note al pubblico internazionale e sono da tempo considerate icone del femminismo moderno: Meryl Streep e Hillary Clinton. Entrambe sono state in qualche modo legate al produttore cinematografico americano (la prima, sua grande amica, ha partecipato a numerosi film prodotti dalla sua casa di produzione mentre la seconda, insieme al partito democratico, ha potuto contare sulle sue generose donazioni durante la campagna elettorale dello scorso anno) e hanno condannato fermamente il suo comportamento. “Non sapevo che avesse avuto incontri nella sua camera d’albergo, nel suo bagno, o compiuto azioni inappropriate o violenze. Il suo comportamento è inescusabile” ha dichiarato la Streep, dicendosi sconvolta e disgustata dall’accaduto. Affermazioni simili anche da parte dell’ex candidata democratica: “Il comportamento descritto da queste donne non può essere tollerato. Il loro coraggio e il loro sostegno degli altri è fondamentale nell’aiutare a fermare questo genere di comportamento”. Entrambe, infine, lodano le donne che hanno avuto il coraggio di denunciare Weinstein e invitano ad un’azione coesa contro il sessismo e il misoginismo imperante nella società odierna.

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L’America, le armi e Michael Moore: Bowling a Columbine (2002)

Con il recente attentato a Las Vegas torna il cruciale argomento dell’uso delle armi negli Stati Uniti, anche se è improbabile un intervento deciso da parte del Presidente americano Donald Trump.

Quest’ultimo ha preferito non sbilanciarsi sulla questione ma le sue dichiarazioni precedenti lasciano pochi dubbi sulla sua opinione in proposito; in uno dei suoi interventi durante la campagna elettorale dello scorso anno, il magnate affermava: «Hillary (Clinton) vuole togliervi le pistole. Vuole che la gente non si difenda (…). Noi non lo permetteremo, gli americani hanno il diritto di difendersi al 100%. (…)» Insomma, il secondo emendamento non si tocca poiché il diritto di difesa è sacrosanto. Tuttavia, le stragi non cessano né diminuiscono ma continuano a verificarsi ulteriormente nel corso degli anni, soprattutto negli Stati Uniti. Infatti, come riporta l’articolo di Marta Rizzo pubblicato il 31 marzo 2016 da La Repubblica, «ogni anno oltre 30.000 persone rimangono uccise dalle armi da fuoco». Anche il livello di diffusione delle armi nel suolo americano è un dato significativo. Secondo l’articolo pubblicato il 3 ottobre dalla rivista Focus « negli Usa circolerebbero 357 milioni di armi da fuoco contro una popolazione di soli 318,9 milioni di persone ».

Il regista americano Michael Moore parte dalla strage alla Columbine High School per raccontare la diffusione incontrollata delle armi nel suo paese.

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Alternativa Popolare dice “no” all’approvazione del disegno di legge sullo ius soli. Alfano: “il momento è sbagliato”.

Il progetto dell’Esecutivo di introdurre lo ius soli si conclude con un nulla di fatto e un rimpallo di responsabilità tra le forze politiche di maggioranza.

Soltanto una settimana fa, gli esponenti di Alternativa Popolare di Angelino Alfano hanno ingrossato le file degli oppositori al disegno di legge che avrebbe riformato il diritto di cittadinanza nel nostro paese. Oltre alla Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia, infatti, anche Alternativa Popolare, nella maggioranza di Governo, ha sancito il “no” all’approvazione del disegno di legge sullo ius soli. Una capitolazione dell’Esecutivo rispetto al progetto legislativo – approvato dalla sola Camera dei Deputati – prevedibile. Continue reading “Alternativa Popolare dice “no” all’approvazione del disegno di legge sullo ius soli. Alfano: “il momento è sbagliato”.”

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Da “noiose” a “storiche”: le elezioni politiche 2017 in Germania

Una campagna elettorale che negli ultimi mesi ha regalato pochi colpi di scena, un vincitore che si dava per scontato fin dall’inizio, due grandi partiti con contenuti simili: queste le premesse delle elezioni politiche tedesche 2017. Una noia. Mortale. E poi: i risultati. Definiti “storici” dall’autorevole Die Zeit. Un riassunto su come si è arrivati fino a qui e cosa ci aspetta nel futuro.

Il “Schulz-Effekt”

A ben guardare un colpo di scena in campagna elettorale c’è stato: ovvero l’ascesa e caduta del leader dei Socialdemocratici tedeschi (SPD) Martin Schulz. Figlio di un minatore del Saarland, passato da libraio nel Nordreno-Westfalia a carismatico presidente del Parlamento Europeo a Bruxelles, il Schulz, tradizionalmente molto amato dall’opinione pubblica tedesca, era l’asso nella manica della SPD contro la cancelliera. Dotato di retorica diretta e tagliente, capace di scaldare l’animo della sinistra moderata   ed europeista tedesca, sembrava destinato a vincere sulla vaghezza Continue reading “Da “noiose” a “storiche”: le elezioni politiche 2017 in Germania”