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Lacrime: non sono più una questione di genere!

Se si prendono i testi classici come l’“Iliade” e l’“Odissea”, saltano all’occhio le vicende in cui gli uomini piangono, versano lacrime. Gli eroi greci come Ettore, Ulisse, Achille, Patroclo, Priamo e molti altri ancora, non si risparmiarono nel trattenere l’emozione di una guerra vinta o di una battaglia persa, non trattennero la loro disperazione vedendo i loro cari morire.

Ma se gli eroi omerici e virgiliani, studiati da sempre nelle scuole, non si nascondono al pianto liberatorio, perché i genitori hanno insegnato ai figli maschi che piangere non è da uomini? Frasi del tipo “non piangere che sembri una femminuccia” oppure “i maschi non piangono”, sono state per secoli al centro dell’educazione del bambino. Infatti, da sempre “il pianto”, soprattutto in pubblico, è stato stereotipato come una prerogativa esclusiva della donna, in quanto è stato visto come una debolezza momentanea, l’espressione di un sentimento che apparteneva solo al genere femminile. Mentre l’uomo, il genere forte, non doveva lasciar trapelare alcuna emozione.

Ma oggi è ancora così? Il pianto è ancora oggetto di vergogna e pregiudizi?

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Anna Achmatova – La voce della Russia

«Io sono la vostra voce», recita un verso di Anna Achmatova, poetessa che ha rappresentato l’epoca staliniana della Russia più di chiunque altro, sia attraverso le sue poesie, sia con la sua esperienza di vita.

Oggi, tra gli appassionati di letteratura russa, e più in generale tra gli amanti della poesia, è impossibile non conoscere il nome di Anna Achmatova, perché i suoi versi sono significativi degli «anni carnivori» che ha vissuto e condiviso con tutta la popolazione russa, ma più ancora perché è la testimonianza vivente di come l’arte della parola sia quella in cui i russi hanno prodotto i migliori risultati.

Eppure, la voce di questa poetessa per molti anni è stata silenziata da un regime repressivo che le ha fatto scontare la sua voglia di libertà intellettuale. In questo modo l’Achmatova è diventata una rappresentante anche di tutta l’intellettualità russa che è rimasta schiacciata dalla macchina politica di Stalin, e, essendone sopravvissuta, ha potuto più di chiunque altro raccontare quello che quegli anni hanno significato per i poeti e per il popolo tutto.

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“Brothers”: uno spettacolo intenso e struggente. Al Teatro Stanze Segrete fino al 26 novembre

Stefano Sbarluzzi Produzioni e DarkSide LabTheatre Company
presentano
Brothers
Libero adattamento da Brødre di David Benioff

Adattamento e Regia: Matteo Fasanella
Con la partecipazione straordinaria di Paolo Buglioni
Produzione: Stefano Sbarluzzi Produzioni
In collaborazione con: Associazione Culturale Diritto e Rovescio
Con Andrea Venditti, Claudio Crisafulli, Giulia Bornacin
e con Giulietta Rebeggiani – Chiara Barletta – Eleonora Setzu
Assistente alla Regia: Virna Zorzan

Dal 3 al 26 novembre 2017, Teatro Stanze Segrete, Via della Penitenza 3 (Roma)

Sinossi

Midwest, ottobre 2007. Sam Cahill è un giovane capitano dei Marines degli Stati Uniti. Decide di partire per la quarta volta per l’Afghanistan.  “Grace sa che farei qualunque cosa per tornare da lei. Qualunque. “Un padre fiero di lui, una moglie innamorata ma di poco polso, una bambina di 7 anni e Tommy, un fratello con un passato tormentato, attendono il suo rientro.  Al suo ritorno, però, niente può essere più lo stesso.  Quello che una volta era un rifugio caldo e sicuro ora è diventato uno spazio bidimensionale ed inospitale. Perché la guerra azzera tutto, come la morte.

Un testo attuale su come la guerra possa essere totalizzante ed imperituro nella testa e nel cuore di chi la vive ma, anche, di chi ne viene travolto di riflesso, perché “solo i morti hanno visto la fine della guerra”. Continue reading ““Brothers”: uno spettacolo intenso e struggente. Al Teatro Stanze Segrete fino al 26 novembre”

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“One of These Days”: una gioventù in cerca della felicità

“One of These Days” di Nadim Tabet.

Cast: Manal Issa, Yumna Marwan, Reine Salameh, Panos Aprahamian, Nicolas Cardahi, Julien Farhat.

Durata: 80’

Trama

Un racconto di 24 ore su un gruppo di giovani a Beirut. Non hanno più di vent’anni, sono intelligenti, belli e affamati di vita. Beirut sta vivendo un altro attacco terroristico con manifestazioni in strada e posti di blocco di polizia. Per questa generazione, che ha conosciuto la guerra fin dalla nascita, purtroppo è solo un giorno come un altro. Gli resta la musica, la giovinezza e i loro sogni. Giocano a sedursi, si innamorano e si disinnamorano e, cosi facendo, passano le giornate. Continue reading ““One of These Days”: una gioventù in cerca della felicità”

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“Un unico destino”: il film documentario che racconta i retroscena della tragedia dell’11 ottobre 2013. Un grande esempio di giornalismo d’informazione.

“UN UNICO DESTINO”. Mazem Dahhan è uno dei protagonisti del film documentario realizzato in collaborazione dall’Espresso, Repubblica e Sky. In esclusiva, i retroscena e le rivelazioni sulla morte di 268 persone tra uomini, donne e bambini – migranti provenienti dalla Libia – avvenuta l’11 ottobre 2013. Da questo tragico giorno l’Italia dà il via alla prima missione di soccorso e recupero nel Mar mediterraneo, “Mare Nostrum”.

ALEPPO. Nel 2012 scoppia la guerra in Siria. Mazem Dahhan, brillante neo chirurgo, vive ad Aleppo con la moglie e i loro tre splendidi figli.

SVEZIA. Ancora oggi, Mazem Dahhan non riesce a ricordare né come, né quando esattamente le bombe abbiano fatto prepotentemente ingresso nella città di Aleppo. Non dimentica invece come, ogni giorno, era costretto a fare i conti con la guerra sia nella sua vita familiare sia lavorativa.

ALEPPO. Mohanad Jammo e Ayaman Mostafa sono amici e colleghi di Mazem. Nel 2012 Mohanad Jammo trova lavoro nell’ospedale di Misurata, in Libia. Mohanad è deciso a portare via la sua famiglia dalla Siria. Aleppo non è più un luogo sicuro, dove poter crescere i propri figli. Come medici devono affrontare oramai quotidianamente le atroci conseguenze della guerra. Lo stile di vita e il lavoro sono cambiati brutalmente per Mazem e Mohanad. Presto, lasciare il paese è la scelta più saggia. Quando Mazem realizza di non poter più vivere in Siria, decide di trovare lavoro fuori dal paese e di lasciare Aleppo per portare al sicuro la sua Continue reading ““Un unico destino”: il film documentario che racconta i retroscena della tragedia dell’11 ottobre 2013. Un grande esempio di giornalismo d’informazione.”

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“Russofobia. Mille anni di diffidenza”: il nuovo saggio di Guy Mettan

Attraverso la sua esperienza di giornalista, e a seguito della crisi ucraina del 2014, Guy Mettan ha deciso di studiare il fenomeno della russofobia nella storia e nelle sue manifestazioni odierne.

Come scrive lui stesso nell’introduzione al suo saggio Russofobia. Mille anni di diffidenza, edito nel 2016 da Sandro Teti Editore, Mettan ha sperimentato sulla propria pelle il «doppio standard che la stampa e i politici occidentali applicano quando esprimono un giudizio sui paesi o sui regimi politici che non amano».

Il suo volume è diviso in tre parti: nella prima vengono mostrati tutti i casi di cronaca politica in cui la Russia è stata vittima di un giornalismo occidentale quasi di propaganda, nettamente schierato dalla parte dell’oppositore di turno della federazione, dai terroristi separatisti ceceni ai combattenti filo – ucraini.
Così, quando nel 2008 è scoppiata la crisi tra Russia e Georgia, gli Stati Uniti e la Nato non hanno esitato ad appoggiare il presidente georgiano Saak’ashvili, e, senza esaminare lucidamente i fatti, hanno accusato a priori la Russia di aver precipitato la crisi invadendo con l’esercito un corridoio di terra nell’Ossezia del Sud.
Ancora, subito dopo l’attentato a Beslan nel settembre 2004 in cui sono morte più di trecento persone, tra cui tantissimi bambini, la stampa occidentale è stata ben accorta a mostrare cordoglio solo fino a un certo punto, cogliendo invece l’occasione per rimproverare al governo Putin la gestione dell’attentato e in generale il trattamento riservato alla Cecenia, chiedendo di concedere più libertà ai separatisti. Una proposta, dice Mettan, che avrebbe fatto inorridire se posta dalla Russia agli Stati Uniti dopo Continue reading ““Russofobia. Mille anni di diffidenza”: il nuovo saggio di Guy Mettan”