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Tatuaggio: arte, moda o reato?

Da arte a reato nel tempo di un volo, ma di moda sicuramente.

Il tatuaggio da sempre divide l’opinione pubblica tra sostenitori e proibizionisti. Attualmente, questa che è divenuta una vera e propria arte, si sta anche trasformando in una moda diffusissima tanto che difficilmente potremo non notare qualche corpo tatuato. Questo almeno in Occidente. Ma le altre culture come la pensano a riguardo?  Inoltre, siamo così sicuri che avere tatuaggi sia ben accetto anche da “noi”?

La storia del tatuaggio ha origini antichissime, sicuramente più di 5 millenni, diffuso presso popoli in ogni angolo della Terra. Alcune caratteristiche non sono mai cambiate: l’uso del tatuaggio a fini puramente estetici o religiosi; come segno di ribellione o segno di appartenenza (riferito a movimenti culturali, malavita, divenire adulti). Non si sono discostate di molto dalle origini nemmeno le critiche. Ad esempio già l’impero romano condannava i tatuaggi perché rendono impuro il corpo, ed era riservato solo per i Continue reading “Tatuaggio: arte, moda o reato?”

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C’era una volta l’America: opinioni immaginate tra un giovane disoccupato e il suo io!

Ecco cosa batteva l’Ansa.it all’incirca un paio di mesi fa, precisamente il 3 luglio: “La disoccupazione giovanile nella zona euro a maggio è rimasta stabile a 18,9% rispetto ad aprile. Stabile anche nella Ue, a 16,9%. Mentre in Italia sale al 37%, dal 35,2% di aprile, l’aumento più consistente di tutta la Ue. E si conferma il terzo dato più elevato dopo Grecia (46,6% a marzo 2017) e Spagna (38,6%)”. Così, quando io stesso l’ho letto, anziché entrare nel merito di una disquisizione socio-economica che non necessariamente mi compete, ho ritenuto più intrigante immaginare un vivace scambio di opinioni. A condurlo, io e me medesimo, sulla scorta di quel genere di rubriche in cui molti giornali danno spazio all’indignazione e alla coscienza dei lettori.

La domanda è: cosa potrei suggerirmi, in quanto giovane disoccupato, per affrontare la fase apparentemente drammatica che sta attraversando il nostro paese?

Caro Gregorio,

di “dirlo al Corriere” (o a qualunque altro quotidiano a tiratura nazionale), sono stufo. Difficile rispondano, e se rispondono, a scrivere è perlopiù qualche narciso cervellotico che ha perso il contatto con l’esistenza e si avvita su se stesso in una disamina delle cose che ha più le sembianze della disputa intellettuale. Con il parrucchiere non parlo: so già che mi direbbe di “tenere duro e andare avanti”. Dallo psicologo non vado più da quando ci siamo arenati sul “tenere duro e andare avanti”. Allora ho pensato a te. Il fatto è che sono terribilmente frustrato e sento che da un momento all’altro potrei cedere alla disperazione. Questo perché non trovo lavoro. Premetto che non posso certo vantare un curriculum solidissimo. A concludere una triennale in Scienze politiche ho impiegato (molto) più del dovuto e di esperienza nel “mondo del lavoro” non ne ho granché, per di più relativa al contesto di una città tutt’altro che metropolitana. È vero anche che non ho mai avuto le idee chiarissime; tornando indietro probabilmente farei altro. E di passioni, oltre la scrittura (e a monte, la lettura) non mi viene in mente altro. Ho confezionato un curriculum che mi è parso decente, nemmeno troppo maldestro nella parte in cui cerco di presentarmi. Eppure niente. Navigo ininterrottamente che neanche Magellano, balzando da un sito di annunci all’altro, ed ogni possibile candidatura prevede requisiti minimi indispensabili tali da escludere a prescindere chiunque non sia Steve Jobs o il cugino plurilaureato e socio-compatibile di Ken (quello di Barbie). “Entusiasta, determinato, capacità di lavorare in team e sotto pressione, duttile, friabile, impermeabile, indistruttibile” e via dicendo. Dunque, che fare? Neppure essermi trasferito a Milano sembra funzionare. Almeno, dico io, una volta c’era l’America. Continue reading “C’era una volta l’America: opinioni immaginate tra un giovane disoccupato e il suo io!”

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Analfabeti funzionali, il dramma italiano: chi sono e perché il nostro Paese è tra i peggiori

Hanno più di 55 anni, sono poco istruiti e svolgono professioni non qualificate oppure sono giovanissimi che stanno a casa dei genitori senza lavorare né studiare. Tutte le percentuali per capire la dimensione di un fenomeno in crescita e spesso sottovalutato.

È “low skilled” più di un italiano su quattro e l’Italia ricopre una tra le posizioni peggiori nell’ indagine Piaac (indagine internazionale sulle competenze degli adulti) essendo penultima in Europa per livello di competenze (preceduta solo dalla Turchia) e quartultima su scala mondiale rispetto ai 33 paesi analizzati dall’Ocse (con performance migliori solo di Cile e Indonesia).

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Intervista al fotografo e fondatore di TAL: Tra Asfalto e Luce Alessandro Schiariti

  • Ciao Alessandro. Iniziamo con il parlare della tua carriera da fotografo. Come è nata questa passione?

Un po’ per caso, un mio amico stava lavorando in un villaggio al nord e mi chiese se volevo salire anche io, disse che avrei imparato lì, non avevo mai tenuto una macchina fotografica in mano. Fu una sensazione molto forte perché quando cominciai a scattare percepii che era la cosa che mi riusciva più naturale al mondo. Me ne innamorai e da allora non ho mai smesso. Continue reading “Intervista al fotografo e fondatore di TAL: Tra Asfalto e Luce Alessandro Schiariti”

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Millennial: storia di una generazione boh e senza futuro!

Studi recenti rilevano che i ventenni di oggi sono più tristi e soli dei loro coetanei delle generazioni precedenti.

Non possiamo indicare con certezza quale sia l’età adatta per essere definito a pieno titolo un millennial. Secondo alcuni si tratterebbe dei giovani nati tra la metà degli anni Ottanta e la fine degli anni Novanta, che oggi hanno tra i 20 e i 30 anni. Secondo altri, invece, sono considerati millennial coloro che oggi hanno tra 16 e i 35 anni.

Su di loro è stato detto che hanno più difficoltà dei loro predecessori nel trovare un posto di lavoro e che devono faticare molto per crearsi una vita indipendente e autonoma, per conquistare quella stabilità che i loro genitori sembrano aver raggiunto molto prima Continue reading “Millennial: storia di una generazione boh e senza futuro!”

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50 sfumature d’ombretto: dall’Antico Egitto ai giorni nostri

Una maschera? No, semplicemente Make up!

Tutti possiamo ricordare come già, per esempio, in Antico Egitto le donne, ma anche gli uomini, utilizzavano il trucco: contornavano con mano decisa gli occhi per poi prolungarne la linea esternamente, per creare quella che noi oggi chiamiamo riga di eyeliner. Continue reading “50 sfumature d’ombretto: dall’Antico Egitto ai giorni nostri”