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Oprah Winfrey: sarà lei la prossima candidata alla Casa Bianca?

Il discorso di Oprah Winfrey durante la notte dei Golden Globe non è passato inosservato. “La regina dei media”, è uno dei personaggi più influenti negli Stati Uniti, simbolo di riscatto ed emancipazione. Per molti potrebbe diventare la prima donna ad entrare alla Casa Bianca, non da first lady, ma da Presidente.

Durante la 75esima edizione dei Golden Globe, Oprah Winfrey non ha fatto un semplice discorso di un’attrice che ritira il suo premio. Il suo è stato un vero e proprio appello politico, rivolto non solo ai presenti in sala, ma all’intera nazione. Quasi dieci minuti per dimostrare la sua solidarietà nei confronti delle vittime degli abusi sessuali e appoggiare il movimento “Time’s Up”, ringraziando tutte coloro che hanno portato avanti l’iniziativa #metoo; inoltre, ha difeso i più deboli, che hanno difficoltà nei posti di lavoro; ha parlato della diversità dei generi e dei problemi degli afroamericani. Insomma, un vero e proprio manifesto politico nella sala del Continue reading “Oprah Winfrey: sarà lei la prossima candidata alla Casa Bianca?”

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“La ruota delle meraviglie”: da giovedi 14 dicembre al cinema.

Woody Allen, nonostante i suoi 82 anni, non smette di stupirci con la sua “produttività”: anche quest’anno, puntuale come un orologio, avremo la possibilità di vedere un suo nuovo film.

La ruota delle meraviglie (titolo originale Wonder wheel) uscirà infatti nelle sale italiane oggi, giovedì 14 dicembre, pronto a emozionarci e a farci sognare, grazie anche alla fotografia di Vittorio Storaro, suo collaboratore per la seconda volta dopo Cafè Society.

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Trump riconosce Gerusalemme capitale d’Israele. Il perché del conflitto.

Tensioni e conflitti sembrano non avere mai fine nel lontano Medio Oriente. 

Lo scorso 8 dicembre il Presidente americano Donald Trump ha deciso di riconoscere ufficialmente Gerusalemme capitale dello Stato d’Israele. “È il momento di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele”, ha dichiarato Trump ed ha aggiunto: “Non si può continuare con formule fallimentari. La scelta di oggi su Gerusalemme è necessaria per la pace”. The Donald ha ribadito che Gerusalemme è la sede del governo israeliano ed ha annunciato di aver già ordinato il trasferimento della sede dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme.

Durante la campagna elettorale, Donald Trump aveva già promesso che, se fosse stato eletto, avrebbe formalmente riconosciuto Gerusalemme capitale d’Israele. Una promessa non nuova nell’ala repubblicana, ma sino ad ora mai rispettata da nessun Presidente eletto. Dal giorno dell’insediamento alla Casa Bianca, Trump ha deciso di passare dalle parole ai fatti, aggravando così l’instabilità di Continue reading “Trump riconosce Gerusalemme capitale d’Israele. Il perché del conflitto.”

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CIO: i videogiochi possono essere considerati sport

Uno dei principali dibattiti che si sono accesi negli ultimi giorni è quello sollevato dal CIO, il Comitato Olimpico Internazionale, il quale ha dichiarato sabato 28 ottobre durante la riunione tenutasi a Losanna che i videogiochi competitivi possono essere considerati al pari delle attività sportive.

Le motivazioni di tale affermazione si basano sulla costanza e sull’intensità degli allenamenti di coloro che approcciano a questo mondo virtuale con una serietà ed una competizione a livelli agonistici. Tale “preparazione atletica” ha quindi insinuato l’idea all’interno del Comitato di ammettere gli eSports (definizione tecnica per chi gioca ai videogiochi a livello competitivo, organizzato e professionistico) ai giochi olimpici che si terranno a Parigi nel 2024.

Per essere pienamente riconosciuti, ovviamente nel rispetto del regolamento, bisognerà che gli eSports vengano dotati di strutture antidoping e combattano in ogni modo l’attività delle scommesse illegali. I più gettonati tra i videogiochi competitivi per partecipare alle Olimpiadi, nonché i più popolari, sono i cosiddetti MOBA, che significa Multiplayer Online Battle Arena, e cioè i giochi che permettono a più giocatori di sfidarsi online contemporaneamente.

Ma ecco il fulcro del dibattito: è giusto considerare questo tipo di attività virtuale come uno sport a tutti gli effetti, giustificata solo dal fatto che la competizione è preceduta da estenuanti allenamenti ed i giocatori sono passibili di infortuni alle articolazioni delle mani? O tutto si riduce alle ingenti somme di denaro che gli eSports offrono, visto e considerato l’enorme bacino d’utenza di cui vantano? I videogiochi competitivi, infatti, sono praticati in tutto il mondo, ma paesi vasti ed economicamente floridi come la Cina, la Corea del Sud, gli Stati Uniti, i Paesi Bassi ne detengono il primato.

È vero che la pratica dei videogiochi, soprattutto online, si sta rapidamente diffondendo nel globo tramite la nuova generazione di adolescenti, ed è anche vero che l’unione tra il mondo virtuale ed il mondo sportivo rinvigorirebbe parecchio il numero degli spettatori e dei telespettatori dei giochi olimpici, eppure gli atleti di tutto il mondo – e non solo – gridano all’ingiustizia.

Camilla Palladino

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Sconfiggere la realtà distopica tramite un ripensamento utopico. Riflessioni random.

Aprendo un qualsiasi quotidiano o forse anche peggio, sintonizzandosi su un qualsivoglia telegiornale, il mondo sembra palesarsi come un posto davvero distorto, tra violenze di diversa natura, in particolare a danno delle donne, terribili stupri, infanticidi, violenze domestiche, persone costrette ad emigrare da fame e povertà, un uomo come Trump al potere… direi che dopo questa premessa, soprattutto dopo aver ricordato che Donald è realmente a capo degli Stati Uniti d’America, i poveri malcapitati lettori abbiano a ragione dismesso la lettura. Ma posso confortarvi già da ora, l’articolo vorrei terminasse con un flebile grido di speranza.

Dicevamo, sembrerebbe, stando alle cronache quotidiane, essersi realizzato quel presagio apocalittico preconizzato da un certo filone letterario che ha visto tra i protagonisti assoluti personalità come Orwell, Ray Bradbury e, forse il meno conosciuto Aldous Huxley, la cui opera maggiore, “Il Mondo Nuovo”, non ha riscosso lo stesso plauso di altri romanzi del genere, come ad esempio 1984 o Fahrenheit 451. Eppure da questo romanzo un po’ dimenticato vorrei partire.

Huxley, con la sua opera, inaugurava il filone della letteratura cosiddetta “distopica”. Per distopia, termine coniato già dal filosofo John Stuart Mill, si intende la rappresentazione di una realtà immaginaria in cui, al contrario dell’utopia, tutto va male.
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“Russofobia. Mille anni di diffidenza”: il nuovo saggio di Guy Mettan

Attraverso la sua esperienza di giornalista, e a seguito della crisi ucraina del 2014, Guy Mettan ha deciso di studiare il fenomeno della russofobia nella storia e nelle sue manifestazioni odierne.

Come scrive lui stesso nell’introduzione al suo saggio Russofobia. Mille anni di diffidenza, edito nel 2016 da Sandro Teti Editore, Mettan ha sperimentato sulla propria pelle il «doppio standard che la stampa e i politici occidentali applicano quando esprimono un giudizio sui paesi o sui regimi politici che non amano».

Il suo volume è diviso in tre parti: nella prima vengono mostrati tutti i casi di cronaca politica in cui la Russia è stata vittima di un giornalismo occidentale quasi di propaganda, nettamente schierato dalla parte dell’oppositore di turno della federazione, dai terroristi separatisti ceceni ai combattenti filo – ucraini.
Così, quando nel 2008 è scoppiata la crisi tra Russia e Georgia, gli Stati Uniti e la Nato non hanno esitato ad appoggiare il presidente georgiano Saak’ashvili, e, senza esaminare lucidamente i fatti, hanno accusato a priori la Russia di aver precipitato la crisi invadendo con l’esercito un corridoio di terra nell’Ossezia del Sud.
Ancora, subito dopo l’attentato a Beslan nel settembre 2004 in cui sono morte più di trecento persone, tra cui tantissimi bambini, la stampa occidentale è stata ben accorta a mostrare cordoglio solo fino a un certo punto, cogliendo invece l’occasione per rimproverare al governo Putin la gestione dell’attentato e in generale il trattamento riservato alla Cecenia, chiedendo di concedere più libertà ai separatisti. Una proposta, dice Mettan, che avrebbe fatto inorridire se posta dalla Russia agli Stati Uniti dopo Continue reading ““Russofobia. Mille anni di diffidenza”: il nuovo saggio di Guy Mettan”