Il 2018 in Italia e nel Mondo: i principali avvenimenti!

Il 2018 è terminato, ma restano le storie, i drammi e alcuni fatti significativi da ricordare. Tanti gli avvenimenti politici, economici e sociali i cui risvolti, prevedibili o meno, ci accompagneranno anche il prossimo anno.

Italia

Il 4 marzo

Il primo giugno s’insedia il Governo «gialloverde». In modo sorprendente il Movimento Cinque Stelle conquista la maggioranza dei consensi alle elezioni politiche. Tre mesi di consultazioni politiche concitate portano all’alleanza tra i due leader, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che stipulano il contratto di Governo, la novità di  questa XXVII Legislatura. A prendere in mano le redini del Parlamento partiti populisti e sovranisti, intenzionati a combattere il rigorismo dell’Unione Europea, a fermare il flusso dei migranti e a far crescere l’Italia con la Manovra economica «del popolo». Dopo sei mesi di Governo, i gialloverdi hanno dovuto affrontare la bocciatura della Commissione europea e intavolare dei negoziati per evitare la procedura d’infrazione. Nel 2019 l’Esecutivo dovrà lavorare all’attuazione delle due riforme chiave, reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni che, a causa dell’alto debito pubblico e delle previsioni di crescita negative, verranno rimodulate in base alle risorse disponibili. Mentre il Paese si affaccia al nuovo anno con alcune importanti partite ancora tutte da giocare, c’è attesa per le prossime elezioni europee.  I due partiti al Governo potrebbero presto inaugurare un’effervescente campagna elettorale.

Il ritorno del terrore

Appena tre settimane fa, l’Italia ha salutato il giovane ventinovenne originario di Trento, Antonio Megalizzi, morto nell’attentato terroristico ai mercatini di Natale di Strasburgo. Giornalista ed europeista, i suoi sogni si sono infranti in una giornata come tante altre. L’attentatore di origini nordafricane, Cherif Chekatt , era noto alla Polizia francese per l’alto rischio di radicalizzazione. E’ stato ucciso in un blitz nel quartiere di Neudorf a Strasburgo.

Il crollo del ponte Morandi

Del 2018 rimarrà impresso nella memoria quel tragico 14 agosto, quando una parte del Ponte Morandi a Genova è crollata uccidendo 43 persone. Sono tante le famiglie distrutte in una città attonita. Ora Genova prova a rialzarsi e a ricominciare. La ricostruzione del ponte è stata affidata a grandi imprese come Fincantieri e Salini- Impregilo, e inizierà dopo la demolizione fissata a metà gennaio, per terminare a Natale 2019. Tra le polemiche e i rimpalli di responsabilità dello Stato e della società concessionaria Autostrade per l’Italia, la Procura di Genova continua a indagare per accertare le cause del crollo e individuare i tecnici e i dirigenti negligenti.

Europa

“Tira il vento”

Dei populismi e dei movimenti identitari ed estremisti che acquistano consenso. L’Europa è divisa sui flussi migratori, sulle politiche da adottare per combattere il cambiamento climatico, sull’uscita dell’Inghilterra. Mai come nel 2018 l’Unione ha vacillato, rischiando strappi difficilmente sanabili. Da una parte il gruppo di Visegrad, con in testa l’Ungheria di Orbàn, e l’Italia del Ministro dell’Interno Matteo Salvini che non ne vogliono sapere né della ripartizione per quote dei migranti, né dei soccorsi in mare; dall’altra la Germania, la Francia, la Spagna contrari più con le parole che con i fatti. Per il fronte del no, la soluzione è rimandare indietro i gommoni e lasciare che sia la Guardia costiera libica a occuparsi dei recuperi. Oltre all’ordine del Governo italiano di chiudere i porti, è ancora in corso l’inchiesta della Procura di Catania sulle presunte collusioni tra le Ong e i trafficanti di esseri umani che alimentano i flussi migratori verso l’Europa. Per ora l’indagine non ha portato ad alcun risultato, ma a sorvegliare il Mar Mediterraneo restano poche navi, mentre i libici sono liberi di operare noncuranti del rispetto dei diritti umani. I centri di detenzione, dove ogni anno rimangono bloccati migliaia di migranti, che subiscono violenze e torture agghiaccianti, sono la prova che il Paese nordafricano non è la risposta giusta, degna dell’Europa e dei suoi valori fondativi.

 

Mondo

La carovana dei disperati

Mentre non si ferma la marea di uomini, donne e bambini che rischiano la vita pur di raggiungere l’Europa, gli Stati Uniti devono affrontare una delle peggiori crisi migratorie. Una carovana di disperati, i poveri dell’America Latina, provenienti da Honduras, El Salvador e Guatemala, sono partiti il 13 ottobre sfondando una settimana dopo le prime barriere al confine col Messico. A metà novembre i migranti arrivano alla frontiera tra Messico e Usa. Il Presidente degli Stati Uniti minaccia i governanti dei rispettivi Paesi di tagliare gli aiuti economici, cavalcando poi l’onda della paura. Sui social network adotta una precisa strategia mediatica, rilanciando promesse e avvertimenti in vista delle elezioni di medio termine del 6 novembre.

Un amore imprevisto

Questa estate però l'”eroico” Trump apre il primo vero negoziato sulla denuclearizzazione con la Corea del Nord di Kim Jong un, dopo mesi di fibrillazione politica a livello mondiale. Baci, abbracci, sorrisi e persino uno scambio di lettere che hanno fatto «innamorare» il tycoon del “generale” Kim.

In Brasile vince la destra

In Brasile vince Jair Bolsonaro, dopo un accoltellamento in pubblico che sembrava averne messo a rischio la candidatura. Ex ufficiale dell’esercito e nostalgico del regime che ha guidato il Paese fino al 1985, Bolsonaro è considerato l’uomo forte capace di sfruttare a proprio vantaggio il malcontento dei brasiliani e che sin da subito ha addossato tutte le colpe al precedente Governo, travolto dai numerosi scandali di corruzione.

Conflitti inguaribili

Non si vede ancora l’orizzonte di pace per due dei conflitti più atroci. Dallo scoppio della guerra nel 2011, sulla scia delle Primavere Arabe in nord Africa, in Siria sono morte 350mila persone, mentre in Yemen dal 2015 migliaia di innocenti sono vittime delle bombe e di una grave crisi economica, manovrata dall’Arabia Saudita. Del conflitto ha parlato anche il giornalista dissidente Jamal Khashoggi, ucciso nel consolato saudita in Turchia. A ordinare l’omicidio forse il potente principe ereditario Mohammed bin Salman.

 

 

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