Agli albori della dissidenza attraverso Internet, la libertà e il potere: il caso di Frank Lu Siqing

dissidenza in Cina

“Se non parlo, allora nessuno dirà nulla, continuerò, non mi fermerò”. (Frank Lu Siqing)

Dissidenza: come fare impazzire un governo duro come quello che ha bagnato di sangue piazza Tienanmen?

Un solo uomo, uno dei pochi, se non l’unico, almeno nel 1999, componente del Centro d’informazione sui diritti civili, un tale Frank Lu Siqing, ci è riuscito, armato soltanto di un telefono e di un computer.

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I mezzi tecnologici del XXI secolo sconfiggono gli strumenti antidiluviani del governo cinese.

L’unica modalità escogitata da quest’ultimo, per ostacolare l’uscita di notizie sul reale stato delle cose in Cina, propagate in Occidente dal Signor Lu, è stata quella di intasare con stupidi messaggi la sua linea di fax o il numero verde a disposizione di questo sorprendente uomo di 34 anni con una carriera di piantagrane alle spalle.

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Anni di lotta per i diritti civili.

Il signor Lu, già adolescente, con un articolo sui diritti civili aveva visitato le prigioni della Cina popolare e poi, nell’89, quando organizzò cortei di solidarietà nella provincia dello Hunan a favore dei ragazzi di piazza Tienanmen.

Mr. Lu è stato in prigione nella Cina continentale almeno due volte, la prima nel 1981, per aver chiesto la libertà di parola e ancora nel 1989 per aver sostenuto il movimento pro-democrazia di piazza Tiananmen.

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Un paese, due sistemi.

Nel ’93 la fece franca chiedendo asilo politico a Hong Kong e lì è rimasto, di contro alle aspettative di chi pensava che, nel ’97, quando Hong Kong è tornata sotto l’alveo della Cina, sarebbe partito. E lì lo tollerano per mostrare quanto Hong Kong sia autonoma, nonostante tutto.

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Permettetemi un inciso. Immagino sappiate che nell’ex colonia britannica ci sono libertà politiche che in Cina sono negate! Un paese, due sistemi. Questo sistema di doppia morale mostra tutta l’insensatezza di un governo burocrate e corrotto.

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I dissidenti tornano alla ribalta.

Il signor Lu, dicevamo, è riuscito così a sorprendere le agenzie di tutto il mondo, riportando in auge il problema della dissidenza, per il quale si stava spegnendo l’interesse dell’opinione pubblica, con la bellezza di 135 dispacci nello stesso ’97, mentre la Cina innalzava il suo pennone sul territorio di Hong Kong e ben 540 nell’anno ’98.

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Impegno politico di Mr. Lu.

Se prima le agenzie di stampa non lo ritenevano credibile, ora c’è la ressa per conoscere le sue informazioni. Autofinanziandosi con i risparmi del suo lavoro di tecnico informatico e con il salario della moglie, il signor Lu gestisce una rete di informatori su tutto il territorio cinese che abbraccia funzionari, giornalisti e anche poliziotti.

Per evitare guai a sè e ai suoi informatori, l’impavido e pervicace uomo si fa telefonare da una cabina pubblica giusto per il tempo di fornirgli il numero di telefono che lui provvederà a richiamare. La polizia non ha il tempo di intercettare la comunicazione e i mezzi elettronici fanno il resto.

Nessuna libertà per Internet in Cina.

Translation En-It, ©MelinaRende

In Cina esistono più di sessanta regolamenti su Internet e servono a monitorare e controllare le pubblicazioni su Internet.

Queste politiche sono implementate dalle filiali provinciali di fornitori, società e organizzazioni di servizi Internet statali. L’apparato del controllo di Internet in Cina è considerato più esteso e più avanzato di qualsiasi altro paese al mondo.

The Golden Shield include la possibilità di monitorare le chat online, i servizi e la posta, identificando gli IP e tutte le precedenti comunicazioni della persona, e data la possibilità di accedere alla posizione della persona, se a casa o al lavoro, sarà più facile individuarlo e magari arrestarlo.

Amnesty International nota che la Cina “ha il maggior numero registrato di giornalisti e cyber-dissidenti detenuti nel mondo” e Reporters sans frontières con sede a Parigi ha dichiarato che nel 2010 e nel 2012 “la Cina è la prigione più grande del mondo per i netizen”.

Solo per parlare di censura, ancora nel 2013, 24 anni dopo le proteste di piazza Tiananmen del 1989, le ricerche online per il termine “Piazza Tiananmen” erano ancora censurate dalle autorità cinesi.

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Dal Guardian del 4 giugno 2013 si estrapola: “Martedì, Pechino era coperta e asfaltata, il cielo di mezzogiorno era scuro come la passata serata del 1989. Guardie volontarie con bracciali rossi erano di stanza ogni 100 metri sulla Chang’an Avenue, un ampio viale che attraversa piazza Tiananmen nel cuore della città.

Un gruppo di giornalisti di Hong Kong sono stati fermati per breve tempo e detenuti per aver filmato una cerimonia di innalzamento della bandiera nella piazza storica e sono stati costretti a cancellare il loro filmato”.

§

At the twilight of dissidence through the Internet. .. when the power tries to subjugate people

 Translated It-En, ©MelinaRende

How to drive crazy a tough government like that one has soaked with blood Tiananmen Square?

One man, one of the few, if not the only one member (in the 1999) of the Civil Rights Information Center, such a Frank Lu Siqing, he succeeded, armed only with a telephone and a computer.

The technological medium of the 21st century defeat the outdated instruments of the Chinese government.

The only modality devised by the latter, to hinder the release of news on the real state of things in China, propagated in the West by Mr. Lu, it was to clog with silly messages his fax line or the toll-free number available of this amazing 34 year old man with a career of troublemaker behind him.

Anni di lotta per i diritti civili. Years of  battle for civil rights.

Mr. Lu, an adolescent, with a civil rights article, visited the prisons of the People’s Republic of China and then, in 1989, he organized solidarity demonstrations in the province of Hunan for the boys of the Tiananmen Square.

Mr. Lu has been imprisoned in mainland China twice, first in 1981 for calling for freedom of speech and again in 1989 for supporting the Tiananmen Square pro-democracy movement.

Un paese, due sistemi. One country, two systems.

In ’93 he got away with asking for political asylum in Hong Kong and there remained, contrary to the expectations of those who thought that, in ’97, when Hong Kong returned under the channel of China, he would leave. And there they tolerate him to show how much Hong Kong is autonomous, despite everything.

Allow me a note, did you know that in the past British colony there are political freedoms that are denied in China? One country, two systems. This system of double morality shows all the senselessness of a bureaucratic and corrupt government.

I dissidenti tornano alla ribalta. The dissidents return under the reflector.

Mr. Lu, we said, managed to surprise agencies all over the world, reviving the problem of dissidence, for which the interest of public opinion was dying, with the beauty of 135 dispatches in the same ’97 , while China raised its flagpole on the territory of Hong Kong and 540 in the year ’98.

Impegno politico di Mr. Lu. Political engagement of Mr. Lu.

If before the press agencies did not believe him credible, now they are pressured to know his information. Self-financing himself with the savings of his computer technician job and his wife’s salary, Mr. Lu manages a network of informers throughout the Chinese territory that includes officials, journalists and even policemen.

To avoid trouble to himself and his informants, the fearless and stubborn man makes a phone call from a public cab just for the time to give him the phone number that he will call back. The police do not have time to intercept communication and electronic medium do the rest.

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Traslation It-En, ©MelinaRende

No Freedom of the Internet Chinese.

More than sixty Internet regulations exist in China and serve to monitor and control internet publication. These policies are implemented by provincial branches of state-owned Internet service providers, companies, and organizations. The apparatus of China’s Internet control is considered more extensive and more advanced than in any other country in the world.

The Golden Shield includes the ability to monitor online chatting services and mail, identifying IPs and all of the person’s previous communication, and then being able to lock in on the person’s location—because a person will usually use the computer at home or at work – which enables the arrest to be carried out.

Amnesty International notes that China “has the largest recorded number of imprisoned journalists and cyber-dissidents in the world” and Paris-based Reporters Without Borders stated in 2010 and 2012 that “China is the world’s biggest prison for netizens.”

As an example of the censorship, in 2013, 24 years after the Tiananmen Square protests of 1989, online searches for the term ‘Tiananmen Square’ were still censored by Chinese authorities.

From The Guardian  of June 4, 2013 is extrapolated: “On Tuesday, Beijing was both overcast and smoggy, the noon sky as dark as early evening. Volunteer guards with red armbands were stationed every 100 meters on Chang’an Avenue, a broad boulevard which runs past Tiananmen Square in the heart of the city. A group of Hong Kong journalists were briefly detained for filming at an early morning flag-raising ceremony in the historic square and were forced to delete their footage”.

Note bibliografiche

Information_Centre_for_Human_Rights_and_Democracy

Sito Information Centre for Human Rights and Democracy

Hong_Kong

hrw.org/reports/2006/china

hacker-nation-chinas-cyber-assault

#Firewall_of_Shame

inside-china

Wayback Machine

theguardian.com tiananmen-square-online-search-censored

Immagini free da Pixabay.com

Per immagine di Tank Man, in piazza Tiananmen nel 1989, ogni diritto è riservato.

in sostituzione …La grande avenue di Chang’an che taglia la piazza, oggi

 

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