Alternativa Popolare dice “no” all’approvazione del disegno di legge sullo ius soli. Alfano: “il momento è sbagliato”.

Il progetto dell’Esecutivo di introdurre lo ius soli si conclude con un nulla di fatto e un rimpallo di responsabilità tra le forze politiche di maggioranza.

Soltanto una settimana fa, gli esponenti di Alternativa Popolare di Angelino Alfano hanno ingrossato le file degli oppositori al disegno di legge che avrebbe riformato il diritto di cittadinanza nel nostro paese. Oltre alla Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia, infatti, anche Alternativa Popolare, nella maggioranza di Governo, ha sancito il “no” all’approvazione del disegno di legge sullo ius soli. Una capitolazione dell’Esecutivo rispetto al progetto legislativo – approvato dalla sola Camera dei Deputati – prevedibile. Certamente intuibile, considerata la decisione del Presidente del Consiglio Gentiloni di rinviarne la discussione al Senato dopo la pausa estiva e, la successiva cancellazione dalla calendarizzazione delle attività parlamentari solo il mese scorso. L’informale inaugurazione della campagna elettorale, in vista delle prossime elezioni nel 2018, ha impedito de facto ad Alternativa Popolare, in bilico tra una coalizione con il Partito Democratico o il Centro-destra, di votare a favore dello ius soli.

L’inopportunità di discutere e approvare il disegno di legge è stata espressa con chiarezza sia dallo stesso Angelino Alfano – in un’intervista su Repubblica – sia da Maurizio Lupi. Restano ferme le priorità del DEF e della Legge di Bilancio, la cui approvazione è vitale per la sopravvivenza dell’attuale Esecutivo sino alle prossime elezioni politiche e per scongiurare una crisi politica entro la fine dell’anno. E sono sotto gli occhi dei riflettori sia lo stesso Gentiloni sia Renzi, entrambi “accaniti” promotori del disegno di legge.

Le divisioni interne al Governo non permettono di sperare, nel breve periodo, neppure nell’ approdo del disegno di legge per la discussione al Senato. Gentiloni, dopo le dichiarazioni del Ministro degli Esteri Angelino Alfano, incalza: “L’introduzione dello ius soli è sempre stato uno degli obiettivi dell’Esecutivo, manterremo la promessa”. Ma Come? Senza numeri al Senato, le parole del Presidente del Consiglio suonano come una beffa piuttosto che come una reale promessa.

Lo stesso Angelino Alfano mantiene una posizione altalenante, contrario agli esordi, vota poi il disegno di legge alla Camera dei Deputati. L’alleanza tra AP e PD è salva.

Alfano non si dice oggi contrario allo ius soli, ma allo stesso tempo ritiene che approvare ora il disegno di legge sarebbe sbagliato.  Perché il “momento è sbagliato”. Gli scontri e le tensioni tra i militanti di estrema destra e i migranti nelle periferie romane, i problemi legati all’accoglienza, il presunto rischio di una tenuta democratica del Paese “invasa” dagli stranieri – non cessano gli sbarchi a Lampedusa e si attendono 2700 arrivi dalla Tunisia – potrebbero generare uno strappo con l’elettorato, se lo ius soli venisse approvato.

La scelta di Alfano e del suo partito è dettata dalla convenienza politica e dalla consapevolezza che l’Esecutivo non gode né di stabilità, né della fermezza necessaria per approvare tutte le riforme. Sullo sfondo o, quasi, c’è l’esito delle elezioni politiche in Germania e l’alto rischio di attentati in Europa. L’ultimo a Londra, rivendicato poi dall’IS. Cade un progetto riformatore importante per il nostro paese che avrebbe potuto contribuire ad un cambiamento necessario per una effettiva integrazione ed accoglienza degli stranieri. Molti dei quali – peraltro nati in Italia – desiderosi soltanto di essere riconosciuti cittadini italiani. Ed è chiaro che, se da un lato, l’introduzione dello ius soli non ha perciò nulla a che fare con i terroristi dell’IS e, soprattutto, aiuterebbe a smarcare populismi e destre estreme, dall’altro, la politica italiana è sempre più impreparata e incapace di tradurre le “istanze” dell’elettorato in bene comune.

Immagine: Bundesministerium für Europa, Integration und Äußeres

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