“Ambrose” – la fantascienza secondo Fabio Carta

Alla scoperta del mondo “oltre il mondo” di Ambrose.

Ambrose, romanzo fantascientifico di Fabio Carta, ci proietta in un mondo tutto nuovo e ipertecnologico, ma per certi aspetti rispondente a quello odierno.

In un futuro più o meno lontano, la guerra scoppiata sulla Terra dallo scontro tra Occidente e mondo islamico si è proiettata fin nello spazio, grazie alle avanzate tecnologie che hanno permesso di creare un mercato coloniale cibernetico, lasciando il nostro pianeta immerso nelle radiazioni nucleari e nella povertà più nera.

Tra i vari tipi di combattenti nello spazio c’è CA, protagonista del romanzo, uno spazionoide che ha lasciato a casa un suo avatar e si è fatto impiantare il cancro per partecipare al più grande esperimento dell’uomo, la creazione di Nexus.

Disilluso dal fallimento dell’esperimento compiuto su se stesso, e ormai in attesa della morte, CA vive in un’esotuta che lo protegge dalle radiazioni, in uno spazio virtuale dove perfino il suo attendente, nonostante gli input umani, è una mera voce computerizzata, e presta il suo corpo come mezzo per scendere in battaglia.

In questa situazione di attesa gravosa della morte, CA comincia a sentire una voce nel suo cervello, che all’inizio interpreta come la conseguenza del suo tumore, ma che si rivelerà ben più potente di questo, dato che prenderà una consistenza materiale, manifestandosi come un’enorme rosa dorata che spilla miele.

Grazie alla guida della sua rosa-coscienza, CA intraprenderà il suo viaggio verso la morte, non aspettandola passivamente, ma compiendo imprese via via più importanti per lui e per il mondo: dapprima tornerà a casa a salutare sua madre, anche se non potrà rivelarsi a lei e l’esperienza lo lascerà atterrito; poi viaggerà a Carnosa, che credo sia la rappresentazione simbolica di tutta la Terra, e sentirà il peso e le conseguenze della sua carne; infine diserterà la missione e combatterà da solo per ridare all’universo una pace definitiva e senza alleanze.

Il romanzo rappresenta la presa di coscienza di un essere umano, benché CA sia uno “spazionoide”, di fronte alla morte. In effetti Ambrose, il nome della sua rosa-guida, può essere considerata a metà strada tra la coscienza personale del protagonista e la manifestazione di un dio onnipotente.

Il testo è pieno di riferimenti alla religiosità, e CA stesso non sa bene se credere e in che cosa: a volte parla del vuoto assoluto, altre volte dell’entità Dirac, che poi forse è la stessa cosa; una volta si definisce deista.
E lui stesso considera Ambrose quasi come un dio, sebbene la rosa stessa si definisca

il demiurgo iperumano che risiede nello spazio configurazionale al di là della singolarità generata per puro accidente dall’alimentazione della tua esotuta; […] il figlio dell’uomo predetto per la fine dei tempi da ognuno dei vostri falsi libri sacri, che è venuto da voi per indicarvi la via.

La morte di CA, il suo sacrificio per la vera pace nell’universo, altro non è che la restituzione all’uomo della speranza, ma soprattutto della sua singolarità, in un mondo collettivo in ogni ambito della vita, dove gli esseri umani possono usufruire perfino dei corpi degli altri, e creare mondi virtuali condivisi.

Il testo ha diversi livelli di lingua, che spesso rendono un po’ difficile la lettura: accanto a parole scientifiche o pseudo-scientifiche, che sono davvero troppe e si ritrovano sia nelle descrizioni, sia nei discorsi di Ambrose, troviamo un linguaggio colloquiale, a volte anche basso, nei dialoghi, e questo non si adatta ai problemi profondi, come quello della spiritualità o della guerra, di cui si parla nel libro.

Se si riesce ad andare oltre la difficoltà della lingua ultra-tecnica e della poca chiarezza di alcuni passaggi, dato che il testo comincia in medias res e spesso non è ben chiaro cosa sia accaduto prima della situazione iniziale, ci si accorgerà che il testo non parla solo di una realtà altra rispetto alla nostra, ma proprio dei problemi dell’uomo in ogni tempo e spazio, soltanto esasperati dall’atmosfera di guerra, di morte e di vuoto eterni che costituiscono lo sfondo della storia di CA.

Maria Chiara DAgostino

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