Asili di Torino: la protesta delle mamme lavoratrici

Il nuovo anno scolastico è ormai iniziato, è tornato il tempo per i bambini di tutta Italia di tornare a scuola e all’asilo. Tutto è avvenuto quasi come ogni anno, ma in realtà per alcuni genitori di Torino c’è stata una novità: rette scolastiche più salate.

A seguito dei tagli del comune al contributo economico dato alle materne paritarie, infatti, tali strutture hanno dovuto aumentare le rette per evitare la chiusura. Badate bene, non stiamo parlando di asili privati, ma di strutture che hanno avuto il compito di assorbire ben 5 mila bambini in esubero dagli asili municipali.

Lo scorso marzo si sono levate numerose voci di protesta contro la Giunta Appendino che aveva decretato un taglio del 25% della somma destinata a tali scuole. Molti hanno gridato alla discriminazione, dal momento che per i 5 mila bimbi delle paritarie sono stati preventivati 2 milioni e 250mila di spesa contro i 40 milioni destinati ai 7.900 iscritti delle comunali.

Con investimenti a otto cifre per gli asili comunali ci si aspetterebbe perlomeno un servizio efficiente per le famiglie del capoluogo piemontese. Ma analizzando la situazione il quadro appare tutt’altro che roseo.

Molte mamme dichiarano che l’asilo comunale in cui hanno iscritto il proprio figlio non garantisce un servizio capace di soddisfare le necessità di genitori lavoratori.

Alice B. ad esempio, mamma di una bimba di un anno e mezzo, mi spiega che per i suoi orari lavorativi ha bisogno di qualcuno che badi a sua figlia dalle 8 dal mattino alle 17:30. Avrebbe quindi bisogno di usufruire del servizio di pre-scuola (attivo dalle 7:30 alle 8:30) e post-scuola (dalle 16:30 alle 17:30). Tuttavia, l’asilo in cui è entrata sua figlia le ha riferito che per tutto il mese di settembre fino alla fine di ottobre non potranno darle tale servizio, che potrà essere attivato per sua figlia solo dopo che i rappresentanti della scuola, della classe e il preside si riuniranno per deliberare il servizio a fine ottobre.

«Purtroppo i miei genitori e i miei suoceri lavorano e non possono aiutarmi– mi spiega- e non ho potuto chiedere al mio datore di lavoro un permesso o ferie per un periodo così lungo. Sono quindi stata costretta a cercare (e pagare) una tata per questo mese e mezzo, anche se già pago una retta all’asilo». Ironico, no?

Purtroppo storie come questa sono numerose.

Altre mamme si lamentano di essere avvisate degli scioperi delle insegnanti con un preavviso di poco più di un giorno e di avere di conseguenza difficoltà nell’organizzarsi con chi terrà i loro figli. Stesso discorso vale per le assemblee sindacali e gli scioperi dei servizi mensa.

Molte madri lavoratrici fanno richiesta d’iscrizione per i loro figli ad asili paritari, che garantiscono- a loro detta- un servizio più efficiente e serio. Ovviamente nella speranza che vengano selezionati.

In un quadro così caotico non stupisce quindi che vengano aperti sempre più asili privati, che offrono un servizio per le famiglie di lavoratori.

Viene da domandarsi però se sia corretto che una famiglia nella media debba scegliere tra spendere molto denaro in un asilo privato, in una tata o che uno dei due genitori debba rinunciare/ ridurre il proprio orario di lavoro (con ripercussioni sul proprio reddito famigliare) perché il servizio pubblico non è sempre in grado di rispondere adeguatamente ai bisogni dei cittadini.

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