Baobab, sgomberato il presidio c’è chi resta in strada

E’ una storia lunga e sofferta quella del Baobab, che non finisce però con lo sgombero di Piazzale Maslax, avvenuto lo scorso 12 novembre, a Roma. L’ennesimo sgombero – il numero 22 dal 2015 – per gli attivisti e i volontari dell’associazione Baobab Experience, che da anni porta avanti un prezioso lavoro di assistenza umanitaria per i migranti e per i ‘nuovi’ poveri. Tra questi ci sono anche senza dimora e persino una famiglia italiana. A scriverlo è Repubblica.

Superando l’imponente e moderna struttura della Stazione Tiburtina, dietro c’è Piazzale Maslax, dove due anni fa è sorto il presidio di tende del Baobab. Sono oltre un centinaio e ospitano una parte di quel popolo di emarginati che la città non riesce ad accogliere.
L’esperienza del Baobab ha inizio con lo sgombero dell’ex Centro Baobab di via Cupa, nel quartiere San Lorenzo, a pochi passi dalla Stazione Tiburtina. Con la chiusura del centro di accoglienza, oltre 800 persone sono costrette a vivere per strada. Ad aggravare la situazione, non solo il flusso di migranti dal Sud Italia verso il Nord Europa – molti rimangono bloccati a Roma, dopo la decisione dell’Unione Europea di ripristinare i controlli alle frontiere, per impedire ai migranti di lasciare il Paese; ma anche lo sgombero dell’insediamento di Ponte Mammolo, dove risiedono per lo più eritrei intenzionati ad andare via dall’Italia. Sono i “transitanti”, migranti che mirano a raggiungere altri Stati europei, come la Francia, l’Inghilterra o la Germania per la comunanza linguistica o per ricongiungersi ai familiari.

138 le persone che a sgombero avvenuto sono state portate all’ufficio immigrazione della Capitale per essere identificate. I volontari li hanno accompagnati e hanno continuato a dare una mano. Quattro sono state portate nel CPR di Potenza (ex CIE) per essere espulse, le altre sono state tutte rilasciate e, solo in parte assorbite dai centri di accoglienza (CAS). Tra i rilasciati c’è anche chi ha ricevuto il decreto di espulsione, che li obbliga a lasciare l’Italia entro sette giorni. Ma la prassi è che i migranti – che non possono permettersi il viaggio – rimangano nel nostro Paese, diventando spesso vittime della rete di criminalità.

Quello del 12 novembre è stato però uno sgombero a sorpresa perché, come spiega Davide, volontario dell’associazione Baobab Experience, era già stato avviato un piano di ricollocamento dei migranti del presidio di piazzale Maslax con la sala operativa sociale del Comune di Roma. Un progetto per inserire gli ospiti della tendopoli nei centri di accoglienza della Capitale, anche in vista dell’arrivo dell’inverno.Lo sgombero è stato molto scenografico…anche a seguito della morte della sedicenne Desirée Mariottini avvenuto nel quartiere San Lorenzo”, dice Davide. Volevamo evitare uno sgombero in questo modo, persino con la polizia antisommossa” aggiunge. Quanto avvenuto il 12 novembre scorso è stata una “strumentalizzazione politica, che voleva mostrare di cancellare certe realtà come quelle del Baobab. Va anche detto che non tutte le persone del presidio sono rientrate nel piano di ricollocamento. Circa 50 persone ora vivono in strada sempre nei pressi di piazzale Maslax”, sottolinea poi il volontario.

Baobab Experience, anche grazie ai cittadini, continuerà a offrire assistenza a chi, dopo lo sgombero, è ritornato in strada, come spiega Davide. Persone in possesso di un regolare permesso di soggiorno, che non sono state ricollocate, si sono radunate a piazzale Spadolini, un’altra area laterale della Stazione Tiburtina, da dove però sono state sgomberate.

In questi due anni l’accordo tacito con il Campidoglio ha permesso al presidio di piazzale Maslax di sopperire alle inefficienze del sistema di accoglienza e di assistenza sociale della città. Le recinzioni predisposte nei mesi scorsi dalla polizia hanno però aggravato la condizione di emarginazione della tendopoli, che ha colpito, non solo gli ospiti, ma anche i volontari e gli attivisti dell’associazione. Oggi Piazzale Maslax, che è stato un vero e proprio rifugio per molti, è deserto. A testimoniare che c’è stato un luogo di Roma che ha scelto di accogliere “i suoi invisibili”.

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