Calcio femminile in Italia: la storia fino ai Mondiali.

L’anno in cui il figlio prediletto viene escluso dai mondiali, spunta con sorpresa il secondogenito non troppo apprezzato a rendere orgogliosa la madre patria. Così ad una settimana dall’inizio dei Mondiali di calcio maschili, le azzurre, lo scorso venerdì 8 giugno, hanno potuto esultare per la qualificazione ai Mondiali femminili che si terranno in Francia il prossimo anno.

Ma come si è evoluta la storia del calcio femminile in Italia?

Quelle che sembrano le prime ambizioni italiane per il calcio femminile, risalgono al 1933, quando a Milano prese vita il Gruppo femminile calcistico. Presto il CONI intervenne bloccando le attività calcistiche femminili milanesi, per evitare la creazione di altre squadre. Dopo di che si attende la metà degli anni ’40 per la creazione di due squadre triestine.  Quando nel 1950 viene istituita l‘Associazione Italiana Calcio Femminile, a Napoli, persiste ancora la mancanza di un campionato ufficiale.

I momenti più entusiasmatici del calcio femminile si collegano all’intervento di figure femminili. Nel ’65 Valeria Rocchi, sostenuta dal Presidente dell’Inter Angelo Moratti, fonda due squadre che partecipano lo stesso anno al Torneo Inter Club Pepsi Cola. La stampa italiana elogia il successo delle nuove partecipanti allo sport calcistico e si dilaga l’entusiasmo delle giovani per la creazione di squadre in tutta Italia.

Nasce tre anni dopo, nel 1968, la prima federazione ufficiale, la Federazione Italiana Calcio Femminile, FICF, e si disputa il primo campionato italiano femminile, a due gironi, vinto dal Genova, squadra fondata tre anni prima da Alba Campomisosi Mignone.

Nei due anni successivi cresce il numero di società femminili facenti parte della FICF, finchè nel ’70 dieci di esse si separano dando vita alla FIGCF, Federazione Italiana Giuco Calcio Femminile, presiedute da Giovanni Trabucco, il primo a tentare tramite la FIGC il riconoscimento di entità sportiva e l’ammissione al CONI. Obiettivo che non sarà raggiunto fino al 1983.

Le due società si riuniscono nel ’72, prima con sigla FFIUGC, ovvero Federazione Unificata, poi dal ’75 come Federazione Italiana Giuoco Calcio Femminile, preludio all’ingresso in FIGC dell’86, già respinto nel 1970.

Il passo successivo è  l’inserimento dell’ attività femminile all’interno della Lega Nazionale Dilettanti, nel 1987, per cui viene costituita la Divisione Calcio Femminile. L’operato più incisivo e di maggior durata è quello della Presidente  Natalina Ceraso Levati, dal 1997 al 2009. Sotto la sua direzione si assiste ad un incremento significativo di tesserate e di squadre. Alla fine del suo mandato le tesserate sono ben 25.000 e le squadre partecipanti 88.

Durante la sua carica, le atlete azzurre della Nazionale si qualificano ai Mondiali in USA, 1999. Risultato che le vale il primato di nazionale europea qualificata ai Mondiali Usa e l’accesso alla finale degli Europei in Germania nel 2001. Spinta ancora una volta dall’operato della Levati è la creazione della Italy Women’s Cup nel 2003 e precedentemente, nel 2000, la nascita della UEFA Women’s Cup.

Dal 2013 il Dipartimento Calcio Femminile, posto direttamente sotto la LND sostituisce la Divisione, occupandosi della gestione delle attività femminili di club a livello nazionale. Al ruolo di Delegato si trova Sandro Morgana, già Vice Presidente della Lega. Comitati Regionali e Delegazioni provinciali gestiscono le attività delle categorie C e D. Alla FIGC è demandata la strategia di sviluppo del settore e l’attività della nazionale. Segno che calcio  femminilemaschile stanno raggiungendo una parità di riconoscimento e di interesse.

Attualmente, dopo l’apice di squadre di livello nazionale (Serie A- A2- B) raggiunto nel campionato 2008/2009, ben 88, il numero si sta riducendo – 64 per gli anni 2016-2018. Di queste 12 in serie A e 52 divise in 4 gironi in serie B. Per la prossima stagione calcistica, che parte il 18 agosto, sono previsti dei cambiamenti. In serie A il numero delle squadre scende a 10 e si attesta a 12, con girone unico, per la B. La novità più rilevante è l’introduzione del Campionato Interregionale organizzato in 4 gironi con 10/14 squadre ognuno, che raggruppa le società escluse dalla serie B.

Pur con oscillazioni del numero di squadre, il calcio femminile è un movimento in continua crescita e sempre più con maggior visibilità, anche se per sdoganarlo e parificare i numeri con le realtà europee e mondiali necessita ancora di un costante e incisivo lavoro di sviluppo.

Rachele Signorini

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