Canzoni alla radio: emozioni tra testi e musiche

Questa rubrica si basa sulle emozioni personali che i matrimoni fra testi e musiche suscitano, sperando di appassionarvi alle armonie e alle parole, stimolandovi ad una lettura ‘altra’ o analoga alla nostra.

I’m on fire, che rappresenta il quarto estratto dall’album Born in the U.S.A. (6 febbraio del 1985) del boss Bruce Springsteen ha riscosso un discreto successo anche per le delicate armonie che lo caratterizzano, per l’aderenza al personaggio, e per il significativo tocco di originalità che il compositore e cantautore statunitense dà al rock rendendolo vivace e riflessivo allo stesso tempo.  Un fuoco a confine fra passione ed amore temperato da una musica confortevole e rilassata che quasi accompagna il viaggio in macchina lungo autostrade libere pronte a squadernare praterie immaginarie. Quelle praterie che ci riportano alla mente situazioni collocabili in una terra di mezzo fra utopia ideale di amore e la realtà del rapporto che, perfino nella quotidianità può ricuperare il vestito dell’entusiasmo e del focolare delle grandi emozioni.

Silvia lo sai è un pezzo tratto dall’album Luca Carboni e si concentra su una tematica spinosa e drammatica che ha contraddistinto gli anni 70 e 80, quello della droga. L’amore per Bologna che in questo brano assume una fisionomia molto malinconica, una città che scruta da lontano la primavera, non riuscendo però ad individuare nessuna ipotesi di consolazione in un periodo così difficile per i protagonisti della storia. Ancora gli anni 80 si sviluppavano al ritmo di canzoni, versi, strofe, e non essendo presenti gli smartphone, nell’aria esisteva molta più immaginazione, creatività con i diari vergati di inchiostro. La scuola come contesto spazio – temporale viene fortemente criticata, e non è lontana da certi ambienti ed ambiti odierni all’interno dei quali alcuni professori si dimenticano di incarnare anche degli esseri umani perché a detta loro non sarebbero degli psicologi. Per insegnare, crediamo noi, bisognerebbe invece conoscere come prerequisito vari elementi basilari della psicologia, della filosofia e più in generale delle scienze umanistiche. E trasmettere autorevolezza, non autorità, ed allo stesso tempo empatia, figlia di un comune sentire. Carboni oltre ad essere un bravo compositore si conferma un abile e maturo paroliere, in grado con essenzialità e semplicità, nel sintetizzare in pochi versi storie tanto attuali, tanto normali, tanto periferiche e centrali. L’amore, l’amicizia, primavere mai nate, sogni morti e magari mai immaginati; la difficoltà nell’adattarsi ad una realtà talmente spietata da mettere in dubbio certezze, gioventù, profondità.  L’esempio lampante di come un’emozione anche se inspiegabile e con mille punti interrogativi sulla fine della canzone, possa veicolare ricordi, sensazioni, storie di analogie e rispecchiamenti. Nell’album la possibilità di volare con le farfalline magari sugli autobusdi notte.

Too much love will kill you, scritta da Brian May in collaborazione con Frank Musker ed Elizabeth Lamers ed interpretato dallo stesso è contenuta in Back to the light (92). Vi invitiamo a leggerla e ad ascoltare il testo con profondità. La valenza semantica produce mille colori e sfumature seppur nella tristezza voluta e partecipata: sappiamo quanto fosse forte il legame professionale ed amicale con il cantante dei Queen Freddie Mercury e quante lacrime trattenute dall’istinto di trasferire le ferite dell’anima sulle corde abbiano influenzato l’esistenza di Brian, e quelle di Roger e John. Sicuramente nella crisi di sofferenza e di dolore che avvolge il musicista in quel determinato momento della vita avviene un rispecchiamento della condizione di Freddie, perché se lui si stava spengendo lentamente nel fisico, loro stavano perdendo l’interesse vitale a causa un lutto imminente. Non mancarono le liti e le discussioni, ma il profilo culturale, intellettuale ed umano di tutti i componenti ha saputo sempre individuare il giusto grado di coesione. Un percorso a ritroso per ricercare sé stesso e magari per ritrovare l’angelo custode con i baffi che canta vicino alla sua chitarra ad un palmo di mano. Il brano originale è del 1988 ma venne inserito in Made in Heaven pubblicato solo a fine ottobre del 1995, anni dopo la morte di Mercury. Per comprendere la versione dei Queen vi consigliamo di ascoltare prima quella di Brian.

E buona musica a tutti!

Immagine: Foto di Steve Buissinne da Pixabay

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