Charlotte Cardinale: “Deserti abitati” il mio nuovo inizio – INTERVISTA

Charlotte Cardinale

Charlotte Cardinale

In radio e in digitale “Deserti abitati”, il singolo della cantautrice siciliana Charlotte Cardinale. Il brano (Nicotina Dischi / Ada Music) racconta un momento di disagio interiore, in cui chi ha perso fiducia nel futuro cerca sollievo in distrazioni effimere. Eppure, in questo smarrimento, resta vivo il desiderio di donarsi, di accogliere il dolore altrui e di condividere il proprio. In questo viaggio, la fragilità non è una sconfitta, ma una soglia che, pur causando dolore, apre lo sguardo a nuove opportunità. Il brano è stato prodotto da Mattia Cominotto, fondatore del Greenfog studio. 

Charlotte Cardinale è una cantautrice e produttrice siciliana che attualmente vive a Malta. Inizia a cantare già da bambina, frequenta il conservatorio di Palermo e a 19 anni si trasferisce a Roma. Sperimentatrice instancabile di mode, passatempi e di musica, Charlotte ha già calcato diversi palchi, tra cui quello del Teatro di Taormina e dell’Auditorium Parco della Musica. Ha partecipato a diversi festival ed è stata finalista per Music for Change 2024. A maggio 2024 è uscito il suo primo EP “Intenzioni Migliori”, per Nicotina Dischi/Ada Music.

Intervista a Charlotte Cardinale a cura di Miriam Bocchino.

  • Buonasera Charlotte. “Deserti abitati” il tuo ultimo singolo: mi racconti come nasce?

La storia di come nasce mi piace sempre raccontarla perché è successo in un modo un po’ insolito.

Sono stata selezionata per partecipare a un concerto in cui i cantautori dovevano scrivere un testo su una parola che veniva estratta durante l’evento prima: la parola è stata comodino. L’idea iniziale era di parlare di sogni nel cassetto, di speranza, poi si è trasformata in tutt’altro. Nel periodo in cui l’ho scritta – oggi forse è anche peggio – la situazione mondiale era complessa. Mi sono detta: ‘non ho voglia di scrivere un qualcosa di positivo, che magari infonda speranza, perché io in primis di speranza in questo momento non ne ho.” Nel brano canto, quindi, ‘chiuderò tutta la mia speranza dentro un comodino di un hotel’.

  • “Deserti abitati” è un titolo emblematico, simbolico. È come trovare in un posto arido uno spiraglio di luce, un cammino. C’è anche un po’ di speranza nel testo?

No, sono stata piuttosto categorica. Poi, certo, magari in alcune frasi si può leggere uno spiraglio di speranza. Vorrei che le persone vittime del genocidio potessero vivere la nostra vita, quindi la speranza di un futuro migliore.

  • Quanto è difficile farsi ascoltare da artista emergente, soprattutto con un testo così profondo e poco “ortodosso” rispetto alla musica estiva?

Sicuramente non è facile farsi ascoltare, non è facile arrivare ai canali mainstream in cui le persone possono conoscerti. Altra difficoltà ovviamente è arrivare alla gente con un testo più impegnato.

Questo, tuttavia, è l’inizio del mio nuovo percorso, voglio scrivere di argomenti che mi interessano, che mi frullano per la testa e in questo momento sono tutt’altro che leggeri. Io credo che i brani arrivino a chi sono destinati.

ph. Anna Pfeiffer
ph. Anna Pfeiffer
  • Hai dichiarato che questo brano è il tuo nuovo inizio. Come sarà?

I brani nuovi raccontano tante tematiche che mi frullano per la testa e che voglio mettere su carta.

Dal punto di vista musicale sto lavorando con Mattia Cominotto, che tra l’altro ha anche prodotto “Deserti Abitati”. Nell’ultimo EP prediligevo molto di più un sound elettronico, qualcosa di più ballabile, mentre con questo nuovo disco voglio tornare alle origini, a quando scrivevo le canzoni con la chitarra, cosa che non ho fatto più per tantissimo tempo.

  • Attualmente so che vivi a Malta: in futuro hai in progetto di ritornare in Italia?

Vorrei tornare in Italia ma alle mie condizioni, che al momento non sono del tutto realizzabili, però un giorno sicuramente troverò la mia sfera e deciderò di rientrare. Mi piacerebbe tornare in Sicilia, però devono esserci delle condizioni tali per cui io possa avere la libertà di lavorare senza sentirmi frustrata. In questo momento sto a Malta, sto lavorando tantissimo con la musica, sto facendo concerti, c’è un movimento musicale veramente attivo e positivo. La situazione live per gli emergenti in Italia, non dico che è inesistente, ma non è abbastanza. Molto spesso mi è capitato di andare a suonare gratis: dovrebbe essere lavoro per noi, però non si può chiamare lavoro se non veniamo retribuiti.

  • La Sicilia, la tua terra, quanto influenza la tua musica, anche nel nuovo EP?

Nel nuovo disco ci saranno tantissime influenze siciliane, anche a partire dai testi. Ho anche campionato dei venditori ambulanti che passano sempre sotto casa mia da una vita. Il rapporto con la mia terra è un po’ di amore e odio, però lo porto sempre avanti.

  • Il tuo primo ricordo legato alla musica?

Il mio primo ricordo è il karaoke che facevamo a casa di mio zio tutti insieme. Cantavamo Laura Pausini, Eros Ramazzotti, ci riunivamo il venerdì e il sabato sera: aveva e ancora ha un impianto enorme. Il motivo per cui ho iniziato a cantare è stato lui e queste giornate spese a farlo.

  • Un sogno nel cassetto?

Suonare all’estero, magari nei grandi festival con la mia band.

ph. Anna Pfeiffer
ph. Anna Pfeiffer

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