“Come una storia d’amore”: recensione del romanzo di Nadia Terranova

Come una storia d’amore

Nadia Terranova

Pagine: 144

Prezzo: 15 euro

Casa Editrice: Giulio Perrone Editore

https://www.giulioperroneditore.com/

Roma: città dalle mille sfaccettature in grado di tramortirti con la sua bellezza e di allontanarti con le sue brutture.

Per l’autrice, nel romanzo,  l’unico modo per sopravvivere alla città è raccontarsela come una storia d’amore, di quelle complicate ma passionali, che ti fanno piangere e ridere di cuore.

Sono molti i protagonisti del romanzo; personaggi che vivono in una Roma popolare, fatta di sentimenti veraci, in grado di trasfigurare il volto ed il cuore di una persona.

Vi è Teresa, che mangia la frutta al mercato, senza alcun pudore: lo fa da quando l’ha colpita un ictus, anzi lo fa da sempre; ma mentre prima “pilucchiava” e contrattava per l’acquisto della frutta, ora invece si limita ad accompagnare il marito Raffaele al mercato, senza voce, perché “è un lusso non rispondere”, dopo una vita di parole. Raffaele e Teresa sono abitanti di via della Devozione, una delle tante zone di Roma, incubatore di vite e storie.

In via della Devozione abita anche Andrea, dal destino cambiato per sua stessa volontà e Saba e Pasquale.

Ma l’autrice  in via della Devozione non si limita a raccontarci ciò che gli occhi osservano, forse anche con sguardo giudicante, ma ci fornisce una lettura più ampia degli essere umani che l’abitano, in cui la bellezza emerge in ogni dolore o negazione.

Nelle parole della Terranova leggiamo storie di persone assuefatte alla città e divenute sue osmosi: Roma è sporca e ricca di contraddizioni ma è anche sorprendente nelle pieghe della sua imperfezione in cui il miracolo emerge nei suoi vicoli stretti e nelle sue strade lastricate.

“Esiste davvero, poi, il dolore degli altri? O registriamo la sua esistenza quando per una semplice casualità sfiora e amplifica il nostro?”

Tra le tante storie presenti all’interno di “Come una storia d’amore”, raccontatoci dall’autrice, c’è quella di chi decide di imparare una lingua, l’ebraico e le persone felici, perché felice non lo è stata mai.

“La felicità esiste ma non so se ci abiterei”.

L’ebraico diventa metafora di vita nella protagonista, “una lingua che si scrive al contrario è perfetta per me. Ho bisogno di invertire le cose, nascondermi da qualche parte e spiare che succede”.

Nella semplice decisione di imparare una lingua, ad esempio, si dispiega l’universo di scelte compiute e i dolori insuperabili dell’esistenza: la morte di un padre, l’abbandono della terra natia.

Roma non è solo casa ma terra di arrivo e ricerca costante di un posto che possa dare la serenità ricercata.

Gli incontri fortuiti possono colmare la solitudine di una persona e dare un senso di intraprendenza in una vita in cui essa è stata l’elemento mancante.

La sera di Capodanno in un bar quasi vuoto la solitudine può essere compagna di un fugace momento di quiete, in cui la verità emerge nel fondo di un cappuccino.

Nella Roma di Terranova gli incontri non sono del tutto fortuiti ma segnati dal destino, di chi vive i luoghi e calpesta il marciapiede della città e dei suoi sogni.

Il romanzo “Come una storia d’amore” consente al lettore di superare le consuetudini e i luoghi comuni, che come spettatori esterni si crede di intravedere.

“Si fa il conto del posto che non c’è più, della sedia vuota, della sedia zoppicante, ma pure della sedia aggiunta all’ultimo momento; si fa il conto di quello che fa male e delle cose, poche, che fanno un po’ di bene”.

La vita dell’altro diviene uno specchio attraverso cui guardare la propria e scoprirne le solitudini, gli errori e i difetti ma forse, anche, per rendersi conto che quelle pieghe non sono estranee a nessuno.

“Vivere accanto a qualcuno pensando di conoscerlo è più conveniente che sforzarsi di capire ciò che negli anni abbiamo deciso di nasconderci”.

Roma emerge nelle vite dei suoi protagonisti, nei dolori sopiti e nei sogni agonizzanti. La città stessa è vinta e dominata dai suoi stessi problemi ma vera, reale e magnifica come una vita umana, fallace ma sorprendente, può essere.

“Libera e sollevata, alleggerita del dover essere, senza costumi papalini, fuori dall’obbligo inarrestabile della decadenza, dismesso l’ammicco da cartolina, per prima cosa si era sgranchita le gambe. Come un morto tornato vivo sulla terra, uno che desidera solo farsi un liquore o una fumatina di nascosto, concedersi un piccolo vizio, un errore umano.”

 

Nadia Terranova è nata a Messina nel 1978 e vive a Roma. Ha scritto, per Einaudi, i romanzi Gli anni al contrario (2015; vincitore, fra gli altri, del Premio Bagutta Opera Prima e del The Bridge Book Award) e Addio fantasmi (2018; finalista al Premio Strega e vincitore dei premi Alassio Centolibri e Subiaco Città del Libro). È anche autrice di numerosi libri per ragazzi, da Bruno il bambino che imparò a volare (Orecchio Acerbo, 2012) a Omero è stato qui (Bompiani, 2019).

È tradotta in Europa e negli Stati Uniti, e collabora con diverse testate, tra cui Repubblica e Foglio.

 

Romanzo fornito da Giulio Perrone Editore

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