Commenti a freddo sulle elezioni Europee

È passata una settimana dalle elezioni europee in cui l’Italia ha chiaramente espresso la sua preferenza politica verso i partiti denominati “sovranisti” di destra in opposizione ai partiti classici e liberali che da anni dominano il palco politico in Europa.

Due elementi spiccano nel quadro generale: la “presunta” sconfitta dei sovranisti e la rapida crescita del partito dei Verdi (di cui in Italia nessuno ricorda forse l’esistenza, ma molto forti di solito in Germania). Per quanto riguarda il primo punto, non liquiderei la faccenda con troppa superficialità relegando i sovranisti ad una posizione di minoranza: se da un lato non hanno i numeri sufficienti per imporsi nel Parlamento Europeo, stanno dall’altra conquistando terreno che fino a pochi anni fa era sì limitato a pochi seggi. I sovranisti, per le elezioni europee, sono ufficialmente il primo partito in Italia, Francia, Ungheria e Gran Bretagna (per citarne alcuni) e in crescita in quasi tutti gli altri Paesi dell’Unione, forse in minor percentuale solo in Spagna. Nonostante la parentesi francese sia molto in bilico (Marine Le Pen può contare su un risicato 1% in più contro Emmanuel Macron), è proprio il dato francese a stupirmi di più.

La sconfitta di Le Pen a 60-40 contro Macron durante le ultime elezioni nazionali francesi aveva fatto sperare in una disfatta del partito sovranista francese, che invece si è ben riorganizzato sfruttando l’onda di malcontento dei gilet gialli e la sempre più scarsa popolarità di Macron.

Il caso italiano invece, come quello britannico e ungherese, sorprende poco. Una vittoria schiacciante di Salvini era prevedibile, meno il recupero del PD e una doccia fredda la débâcle del M5S. Se infatti il PD aveva perso punti a favore dei 5 Stelle alle scorse elezioni nazionali, il partito non ha mancato di recuperarli per imporsi come primo partito all’opposizione. Per ora, come diceva Shakespeare, much ado about nothing (molto rumore per nulla) a livello europeo, finché i partiti sovranisti non inizieranno ad avanzare le loro richieste e ad aizzare le folle contro la bandiera blu a stelle.

Passando all’ascesa dei Verdi, i movimenti ambientalisti hanno da festeggiare: avanzare richieste eco-sostenibili per migliorare la qualità di vita del nostro continente e quindi mettersi alla guida della comunità internazionale per salvare il clima sono due delle sfide più ambiziose dell’Unione Europea con Paesi di punta come quelli scandinavi o come l’Olanda che hanno già adottato misure a ridotto impatto ambientale come la crescita degli ettari forestali, l’incentivo dell’uso della bicicletta, il diffuso sistema di riciclo dei rifiuti (molto attivo anche in Italia) e la ricerca di nuove energie pulite. Evidentemente gli ambientalisti hanno un’occasione che mi auguro non sprechino per passare dalle parole ai fatti in termini di politiche a largo spettro che si traducano in direttive obbligatorie per tutti i Paesi UE e in spunti per la comunità internazionale. Sono molto curiosa della loro agenda politica e dei loro punti pratici per raggiungere obiettivi molto ambiziosi dato che tempus fugit per mettere una pezza alla falla che abbiamo creato nella barca. Inoltre, gli ambientalisti hanno un’arma segreta che tuttavia non viene risparmiata da attacchi politici: la scienza. I partiti ambientalisti sono forse gli unici a poter contare su dati quantificabili e veritieri per attuare le loro politiche: uno più uno fa due in tutto il mondo insomma. Questo li rende esponenzialmente credibili se saranno capaci di imporsi sopra le chiacchiere della politica comune che considera ancora le emergenze climatiche una leggenda metropolitana.

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