Duilio Scalici de I Giocattoli: “di nuovo qui, dopo quasi 5 anni, perché la musica continua a tenerci uniti”

I Giocattoli

I Giocattoli

Dal 29 agosto “Chopin”, il nuovo brano de I Giocattoli in feat. con Carota. La band siciliana ci riporta nel cuore di una generazione in bilico tra ansia e desiderio, spogliandosi dei cliché per rifugiarsi nelle note delicate di un brano dal sapore notturno. Due anime, invisibili agli occhi distratti del mondo, si abbandonano l’una all’altra, trovando riparo in una malinconia che sfida il tempo. La voce si fa carezza e la musica diventa un’isola, un riparo in cui le fragilità non vengono nascoste, ma celebrate.

Con questo nuovo singolo, il trio guidato da Duilio Scalici, Ernesto Mormile e Davide Casciolo continua a parlare con intelligenza, sensibilità e una poetica che emoziona perché ci riguarda tutti. Non c’è spazio per la superficialità in un pezzo che celebra la bellezza dei segreti, dei sussurri, della pioggia sui vetri dell’auto.

I GIOCATTOLI sono una band siciliana composta da Duilio Scalici, Ernesto Mormile e Davide Casciolo. Il progetto nasce nel 2017 e si afferma rapidamente nella scena indipendente italiana grazie a singoli di forte impatto emotivo e narrativo come “Bill Murray”, “Non è Caracas” (feat. Cimini) e “Astronauta”. La formazione originaria comprendeva anche Chiara Di Trapani, che ha fatto parte del gruppo fino alla conclusione dei tour “Machepretendi” e “Machecaldo”. Nel 2021, con l’ingresso di Laura Maltese, il gruppo pubblica il secondo album “Tutto è sempre uguale”, confermando una scrittura più matura e un’identità sonora sempre più riconoscibile. Dopo l’uscita del disco, la band si prepara a tornare dal vivo con il “Tutto è sempre uguale Tour”, interrotto però a causa della pandemia, che porta alla cancellazione di tutte le date previste. Nel 2025, dopo quattro anni di silenzio discografico, I GIOCATTOLI rompono l’attesa con “Filler”, singolo realizzato in collaborazione con Kaufman e prodotto da  Nicola “Hyppo” Roda e Claudio Marciano. Il brano segna l’inizio di una nuova fase artistica, più consapevole e visionaria, in cui la band torna a interrogare il presente con la sua cifra distintiva: un pop che pensa, osserva e sente.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Duilio Scalici. 

  • “Chopin” è il vostro ultimo singolo. Mi racconti qualcosa in più del brano?

Il brano è molto molto molto vecchio. Nasce agli inizi del nostro percorso artistico però l’ho tenuto, in un certo senso, nascosto, forse perché con il nostro primo album ‘Machepretendi’ centrava poco a livello di atmosfere e di testo. È un brano al quale tengo particolarmente; quando abbiamo deciso di rimetterci assieme come I Giocattoli è stata subito una delle canzoni che abbiamo preso in considerazione per il nostro ritorno.

  • Mentre come nasce la collaborazione con Carota?

In generale, per quanto riguarda questo nuovo percorso, abbiamo deciso di fare un ritorno molto corale, ovvero di essere accompagnati in ogni brano da artisti che stimiamo moltissimo e con i quali abbiamo attraversato parte del nostro trascorso artistico. Con Carota  ci conosciamo dagli inizi del progetto perché abbiamo avuto la fortuna di essere stati prodotti artisticamente da lui per il nostro primo disco ‘Machepretendi’.

  • “Capirai che al mondo non importa” cantate nel brano. Qual è la tua percezione del mondo oggi rispetto all’amore, valutando anche il periodo storico e sociale che stiamo vivendo?

Oggi sembra che tutto stia perdendo valore; è sempre più facile dire subito ‘ti amo’ o dichiarare che qualcuno è un amico, ci sono tante relazioni che nascono ‘a vista d’occhio’ e finiscono allo stesso modo. Questo, secondo me, è dovuto soprattutto all’avvento dei social che sono sempre più logoranti da un punto di vista mentale e introspettivo; distruggono l’individuo. Noi tutti tendiamo oggigiorno a mostrarci, ad apparire per sentirci apprezzati, e questo fa emergere un grande senso di solitudine e la perdita dell’individualità.

  • Nel brano anche l’invito ad accettarsi e ad amare le proprie imperfezioni o quelle che riteniamo tali (una frangetta troppa corta, un tatuaggio in più). Voi come band avete vissuto situazioni in cui non vi siete sentiti compresi perché l’interlocutore si è basato su una prima impressione, su una vostra apparenza?

Sì, soprattutto inizialmente siamo stati presi un po’ ‘sotto gamba’ perché a livello sonoro apparivamo più spensierati e il testo veniva compreso solo dopo. È vero, noi ci chiamiamo I Giocattoli ma è per una scelta ben precisa: il giocattolo ha lo scopo di educare divertendo.

Noi, soprattutto inizialmente, avevamo questo contrasto tra musiche ritmate scherzose e testi riflessivi, e non sempre questo da subito veniva compreso. Oggi, in realtà, stiamo notando, cambiando un po’ la direzione semplicemente perché siamo cresciuti, di venire compresi più facilmente dai nostri fruitori e non posso che esserne contento.

  • “Chopin” è una ballata intima, malinconia, che si discosta credo un po’ da ciò che principalmente in questo periodo ci propone il mercato. Ci avete pensato a questo, valutando anche che è stata pubblicata il 29 agosto, un periodo di mezzo tra la fine dell’estate ma ancora non l’arrivo dell’autunno.

È stata una scelta sia discografica che artistica. Discografica perché, essendo noi una band emergente, dobbiamo mirare le uscite nel momento in cui i big ne fanno di meno: il 29 agosto è una via di mezzo tra la fine delle vacanze con le radio che iniziano a lavorare di più e i big che ancora non pubblicano nuove canzoni.

Per quanto riguarda il punto di vista artistico coincide, appunto, con la fine dell’estate e l’inizio della fase invernale, anche se a Palermo oggi si muore di caldo (risata), penso che l’inverno arriverà a novembre. L’atmosfera dovrebbe essere un po’ più notturna, invernale, come nella frase del brano ‘rimaniamo in questa macchina con la pioggia di sera’.

  • La vostra musica sarà totalmente differente rispetto al passato?

Non totalmente, abbiamo avuto molte evoluzioni e trasformazioni ma quando facciamo musica, in realtà, non ci fissiamo su un genere ma su quello che ci piace, che ci viene da dentro, è sincera.

  • Prima di “Chopin” è uscita “Filler”, il 20 giugno, dopo tanti anni di silenzio: cosa vi ha portato a questo silenzio?

Machepretendi’ è stato l’album che ci ha un po’ consacrati e che ci ha fatto cavalcare l’onda dell’indie, ormai passato. Abbiamo avuto un riscontro forte che ci ha portato a fare più di 60 date in tour in tutta Italia, con rotazioni nelle radio nazionali. Dopo siamo passati al secondo disco che era molto più introspettivo e all’arrivo del secondo tour ma la prima data, se non erro al Magnolia di Milano, ha coinciso con il primo giorno di lockdown: da quel momento ci siamo scoraggiati tantissimo, anche perché erano stati investiti tanti soldi, tante speranze, e ci siamo detti ‘fermiamoci un attimo’, quell’attimo è durato tanto perché sono passati quasi cinque anni. Oggi siamo di nuovo qui perché la musica è qualcosa di troppo forte che continua a legarci e a tenerci uniti.

  • Il 16 agosto su Instagram c’è un vostro post in cui vi chiedete se “si possono scrivere canzoni senza sentimento, ovvero attraverso l’intelligenza artificiale”: da artista ti spaventa o credi che non sia un vero pericolo perché è impossibile che la musica viva senza un’anima?

In realtà non è un pericolo ma questo dipende da vari fattori. Non è un pericolo perché penso, ad esempio, all’evoluzione dell’arte in generale: quando è arrivata la fotografia la pittura si è trasformata ed è diventata impressionista, ha spinto l’artista a vedere il mondo con occhi diversi; stessa cosa, secondo me, può avverarsi con l’intelligenza artificiale. Il problema non sta nell’utilizzarla o nel come la si utilizza ma nella sua distribuzione: ci dovrebbero essere dei controlli da parte delle piattaforme streaming, delle radio, per far capire all’utente effettivamente cosa è fatto al 100 % con l’intelligenza artificiale e cosa invece è stato fatto con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, che sono due cose differenti. A me è capitato, ad esempio, di trovare sulla Viral 50 di Spotify sei brani creati totalmente con AI, mi è sembrato un po’ ridicolo, un po’ una beffa per chi invece la musica la fa.  Semplicemente preferirei vedere più controlli o quanto meno far capire al fruitore se quel brano è effettivamente realizzato con l’intelligenza artificiale o meno.

  • Progetti futuri?

Abbiamo già altre tante altre canzoni e tanti altri feat. sul quale stiamo lavorando, incrociamo le dita e sicuramente ci risentirete presto con un nuovo singolo.

  • Come band un sogno nel cassetto?

Il sogno più grande sicuramente è quello di arrivare a più gente possibile perché ciò che ci emoziona di più è la connessione tra chi scrive e chi ascolta, è trovare quel punto in comune tra persone che abitano in chilometri e chilometri di distanza ma che nelle parole si ritrovano, non c’è niente di più bello di questo. Poi ci sono altri sogni ma non li dico per scaramanzia.  

https://www.instagram.com/igiocattoliofficial/

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