Edoardo Coticoni: “L’obiettivo di Städlin? Rimanere un punto di riferimento nella città, senza mai perdere curiosità e visione” – INTERVISTA
Städlin
Städlin, il celebre cocktail bar tra Portuense e Trastevere, amplia la propria identità: nasce l’area dining, guidata dallo chef Davide Vitiello. Tradizione, tecnica contemporanea e un forte legame con il territorio definiscono il nuovo corso gastronomico.
Il locale, da sempre punto di riferimento per la mixology romana, arricchisce la sua offerta con un’inedita area ristorativa, pensata per integrare l’esperienza del bere d’autore con un percorso culinario completo.
“Senza fretta, ma senza sosta”: un motto che descrive bene il percorso intrapreso dalla famiglia Coticoni, alla guida del locale dal 2015. Una crescita costante, fondata sull’ascolto del pubblico e sull’ambizione di esplorare nuovi orizzonti senza perdere l’identità originaria. È da questa visione che nasce la nuova proposta dining, pensata per completare e valorizzare la già rinomata offerta beverage.
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Il menu autunnale racconta il territorio e la stagionalità, unendo tecnica moderna e autenticità dei sapori. Negli antipasti spiccano i blini con stracciatella di bufala e salmone marinato, la zuppa di zucca con amaretti croccanti e il manzo battuto al coltello con crema al tuorlo e nocciole. La sezione fritti reinterpreta la tradizione romana con la tempura di carciofi al tartufo nero e il supplì cacio e pepe con pere. Tra i primi, gli gnocchi alla zucca con pesto di rucola e il risotto ai porcini e castagne promettono intensità e comfort. Nei secondi si alternano piatti creativi come il filetto di maiale in crosta di pistacchi, il calamaro scottato su insalata di lenticchie e un originale fish’n’chips 2.0 con maionese al limone. Completano l’offerta panini gourmet e scrocchiarelle farcite, ideali per chi cerca una proposta più informale.

Il cuore pulsante rimane la mixology, curata dal bar manager Daniele Arciello. Alcuni cocktail sono stati ideati appositamente per accompagnare i piatti del nuovo menu, in un dialogo continuo tra cucina e bancone.
Städlin conferma così la sua natura di spazio fluido, dove cucina, musica e cocktail si intrecciano in un’unica esperienza. Un locale che non smette di trasformarsi, ma che rimane radicato nella propria identità: un ambiente inclusivo, dinamico, familiare nel senso più autentico del termine.

Intervista a Edoardo Coticoni.
- Städlin compie 10 anni di attività e arricchisce la sua offerta introducendo l’area ristorativa: cosa vi ha spinto a compiere questo importante passo e quali sono le nuove sfide che oggi questo cambiamento presuppone?
Dopo dieci anni di attività sentivamo naturale fare un passo avanti. Il pubblico ci ha sempre riconosciuto per l’atmosfera, la musica, la mixology e la convivialità, ma sempre più persone ci chiedevano un’esperienza completa: un luogo dove poter cenare bene, bere bene e vivere la serata dall’inizio alla fine. L’ampliamento, con la nuova cucina e le nuove sale, nasce proprio da questo ascolto. La sfida oggi è mantenere la stessa qualità in ogni momento, equilibrando ristorazione, cocktail bar ed eventi senza snaturare ciò che siamo.
- L’evoluzione di Städlin sembra essere il risultato di una crescita “organica”, guidata tanto dall’ascolto del pubblico quanto da una precisa visione imprenditoriale. Come riuscite a bilanciare il desiderio di rispondere alle esigenze dei clienti con la volontà di mantenere un’identità forte e coerente del locale?
Il nostro approccio è molto pratico: diamo alle persone ciò che desiderano davvero. Studiamo il nostro pubblico, ascoltiamo le richieste e cerchiamo di arrivare il più possibile alla perfezione dell’esperienza, senza strafare o proporre innovazioni solo per stupire. Vogliamo che chi entra da Städlin si senta a casa. L’identità del locale è forte proprio perché nasce da un equilibrio semplice: capire cosa vuole il cliente e offrirglielo nel miglior modo possibile.

- Mi racconti il nuovo menù e le sue ispirazioni?
Il nuovo menù parte dalla tradizione mediterranea, soprattutto romana, ma rivisitata con un linguaggio moderno. Lo chef Davide Vitiello ha costruito una proposta che valorizza la materia prima e la rende immediata, pulita, riconoscibile. Sono piatti che parlano di casa, ma con un’impronta contemporanea: cotture delicate, contrasti morbidi, sapori che non stancano. L’obiettivo è offrire una cucina inclusiva, adatta tanto a chi vuole una cena completa quanto a chi desidera condividere più assaggi.
- L’abbinamento fra piatti e cocktail spesso rischia di diventare un mero esercizio di stile. Quali sono le condizioni necessarie affinché si crei un dialogo autentico e non superficiale?
Il dialogo nasce quando cucina e bar lavorano insieme sin dall’inizio. Per noi non è il cocktail che “segue” il piatto né il contrario: è un confronto continuo tra chef e team di mixology. Funziona quando gli abbinamenti non cercano l’effetto speciale, ma un’armonia semplice: pulizia del sapore, equilibrio, continuità tra quello che mangi e quello che bevi. L’abbinamento è riuscito quando esci dal locale e ricordi l’esperienza nel suo insieme, non i singoli elementi.

- Gli spazi di Städlin — l’area ristorante, il bar, la sala privata — sembrano dialogare tra loro come moduli diversi di una stessa narrazione. Che ruolo avete dato all’architettura e al design nella definizione dell’esperienza complessiva?
Il design per noi è parte integrante dell’esperienza. Abbiamo lavorato sugli spazi per farli dialogare tra loro: la Piazzetta, l’area ristorante, il bar, le sale interne. Ogni ambiente ha un carattere preciso, ma tutti raccontano la stessa estetica industrial-contemporanea che da anni è la firma di Städlin. L’obiettivo era creare un percorso: entri, ti muovi, vivi ambienti diversi ma riconosci subito di essere sempre dentro Städlin.
- Con l’integrazione tra musica, gastronomia e mixology, Städlin sembra proporre un modello di locale “ibrido”, molto diffuso nelle principali città del mondo. Roma è pronta a questo nuovo modo di vivere la ristorazione e la socialità o trovi ci siano ancora delle difficoltà?
Roma sta cambiando rapidamente e il pubblico è sempre più curioso. Un locale ibrido, come quelli che si trovano a Londra o Berlino, oggi ha assolutamente spazio anche qui. Certo, qualche difficoltà c’è: l’idea di vivere la serata in un’unica location, passando dall’aperitivo alla cena fino al dopocena, non è ancora così diffusa. Ma vediamo un’apertura enorme, soprattutto da parte dei giovani e di chi cerca un’esperienza più internazionale. Städlin vuole essere proprio questo: un punto di riferimento per una nuova modalità di socialità.

- La vostra è una storia di famiglia eppure, si sa, lavorare con i propri cari presuppone anche delle difficoltà: come riuscite a mantenere separati l’aspetto lavorativo da quello familiare?
Non è sempre semplice, ma è proprio la forza della famiglia a rendere possibile tutto questo. Abbiamo imparato a rispettare i ruoli e a prenderci momenti per staccare completamente dal lavoro. Quando si lavora insieme da tanti anni, il segreto è comunicare, fidarsi e ricordarsi che l’obiettivo è comune: far crescere un progetto in cui tutti crediamo profondamente.
- Ci sono già nuove sfide all’orizzonte o credi che l’identità di Städlin sia ormai consolidata al punto da non presupporre altri cambiamenti?
Städlin ha un’identità molto chiara, ma non è un progetto chiuso. Siamo cresciuti perché non abbiamo mai smesso di evolverci, e continueremo a farlo. Oggi ci concentriamo sul consolidamento dell’area ristorativa e sul perfezionamento dell’esperienza complessiva. Ma abbiamo sempre lo sguardo rivolto avanti: nuove collaborazioni, nuovi format, nuovi modi di raccontare quello che facciamo. L’obiettivo è rimanere un punto di riferimento nella città, senza mai perdere curiosità e visione.

https://www.instagram.com/stadlin.club