Effenberg: “dovrei provare a guardare il mondo con la poesia” – INTERVISTA
Effenberg - credits Agnese Carbone
“Sogno Aziendale” è il nuovo singolo di Effenberg. Il brano è il secondo di una serie di singoli che anticipano il nuovo album, la cui uscita è prevista per il prossimo autunno.
Prodotto da Ramiro Levy e Alessandro Di Sciullo, il brano si apre con la registrazione originale della demo, catturata con un semplice telefonino: una voce diretta, senza filtri e che, poco dopo, lascia spazio alla versione realizzata in studio dove ogni suono trova il suo spazio con basso e batteria che battono come un orologio, fino alla tregua liberatoria del ritornello.
Effenberg è il nome d’arte di Stefano Pomponi, cantautore lucchese che prende il nome da un ex calciatore tedesco degli anni ’90, ora allenatore. Nel 2017 pubblica “Elefanti per cena”, che gli permette di farsi conoscere alla critica ed esibirsi in diversi concerti e in una serie di concorsi musicali italiani. Nel 2018 i brani “Elefanti per cena“ e “Non mi riparo mai” vengono inseriti nella colonna sonora del film di Valerio Mieli, con Luca Marinelli e Linda Caridi intitolato “Ricordi?”.
L’anno successivo pubblica il secondo disco “Il cielo era un corpo coperto” che nell’estate del 2019 lo porterà ad accompagnare Luca Carboni nel suo Sputnik Tour suonando in apertura i brani “Buddha Con Napoleone” e “Tergicristalli” e duettando con l’artista bolognese con la canzone “Prima Di Partire (Carboni/Poi). Nel 2022 è finalista del concorso Musicultura e pubblica il terzo disco intitolato “Disgraziato di un Domani” a cui seguono i singoli “L’ultima Mestruazione” feat. Rachele Bastreghi, “Incredibile” e “Macchine Scoperte”. Nel 2026 torna con nuova musica con una serie di singoli: “Anch’io” feat. Anna Carol esce ad aprile, mentre il 6 giugno arriva “Sogno Aziendale”. Entrambi anticipano il nuovo album di prossima uscita.
Intervista a Effenberg a cura di Miriam Bocchino
- “Sogno aziendale” è il tuo nuovo singolo: mi racconti la sua genesi?
Dal punto di vista del testo “Sogno aziendale” è il racconto del logorio della vita moderna. A volte mi chiedono di descriverlo e a me viene in mente sempre questa immagine: ‘sei in mezzo a una strada pieno di fogli di bollette e tasse in mano, ti suona il telefono, ti cascano i fogli, rispondi, si rompe il vetro ed è il tipo di Amazon che vuole vederti le azioni’. Quando ho scritto il pezzo ho pensato al mondo di oggi, a situazioni scomode, alla difficoltà di lavorare.
Dal punto di vista musicale la sua particolarità è che la prima strofa è quella registrata con il cellulare. Poi è stato arrangiato da me e da Ramiro Levy e Alessandro Di Sciullo: è venuto fuori un brano con un ritmo abbastanza cadenzato.
- Il brano racconta questo attuale iper connesso, e iper produttivo, in cui è davvero complesso fermarsi per dedicare del tempo all’altro e a se stessi. Come riuscire a non perdersi, a curare e a curarsi l’anima?
Nel pezzo c’è una parte in cui canto ‘dovrei provare a guardare il mondo con la poesia, muovermi come fa il mare senza andare via’: è proprio riferita a questa domanda. Questo mondo a volte è l’opposto dell’ispirazione e della creatività, bisogna, quindi, cercare di ritagliarsi dei momenti perché se non lo fai tu il mondo non te lo permette. La natura, ad esempio, è molto ispirante, ti riporta a delle regole più universali.
- “Dovrei provare a guardare il mondo con la poesia”: cos’è per te la poesia? Mi hai già detto la natura…
È anche un discorso di prospettiva, di vedere le cose. Poi, ovviamente, io lo dico ma non lo faccio spesso: sarebbe bello ritagliarsi dei momenti per fermarsi un attimo e dare un gusto diverso alla vita. Più cresco, però, e meno lo faccio, diventa sempre più difficile. Quindi il mio è un auto monito a cercare di ritornare a quel tipo di visione del mondo.

- “Più che un respiro mi sento l’affanno una paralisi da guadagno”: credi che questo malessere interiore, quest’ansia di essere sempre più performanti, ha una sua causa anche dai social? Dall’immagine di uomo vincente che ci restituiscono come reale? Tu come li vivi?
Io li vivo a tratti negativamente, soprattutto perché dovrei essere presente anche quando non ho niente da dire o nessuna voglia. Spesso non lo sono ma questa cosa, ovviamente, peggiora le performance dell’algoritmo e della visibilità.
È un compito, qualcosa che un po’ mi pesa. Invido gli artisti degli anni 80 e 90 che, al contrario, meno apparivano e più suscitavano la curiosità del pubblico. Era importante esserci nei momenti giusti, mentre se eri sovraesposto la gente era meno curiosa di venire al tuo concerto. Invidio questa attitudine, il non dover mettere per forza in mostra la tua vita.
- “Ma è la gente che non sa niente che regge il mondo sulla pelle. Quelli che stanno nelle stazioni e chi non ha programmi e chi non ha ambizioni e chi non rompe i coglioni”: tralasciando il lato romantico, credi davvero che oggi sia possibile tornare al principio, alla vita semplice o il mondo si è mosso troppo veloce per fermare la sua corsa?
Io non ho tanta speranza da questo punto di vista, perché mi sembra ormai impossibile tornare indietro se non a seguito di un crack, di un fallimento. Il mondo va troppo in una direzione e solo se salta tutto saremo costretti a tornare indietro. Non ho molta fiducia che l’umanità possa pensare di dover rallentare, anche perché ogni aspetto della nostra vita, dal prendere anche solo un aereo e andare dall’altra parte del mondo, è qualcosa a cui siamo abituati. Solo a seguito di un fallimento si potrà tornare un po’ indietro.

- Il brano anticipa il nuovo album, previsto il prossimo autunno. Ci saranno delle collaborazioni come con il brano “Anch’io” con Anna Carol?
Ci saranno altre due collaborazioni e dovremmo uscire in autunno, ma non abbiamo ancora deciso la data.
- In una vecchia intervista del 2023 definivi il “mondo discografico odierno Non c’è ricerca, non c’è voglia di sperimentare”: per te è ancora così?
Sì, secondo me la situazione è la stessa, ovviamente ci sono delle eccezioni ma sono pochissime.
È difficile, soprattutto, perché il mondo discografico aspetta che i numeri facciano il loro corso, a prescindere dal valore o dal gusto. La cosa importante è che tu sia già riuscito da solo a fare dei numeri. Rispetto al passato non c’è più la voglia di coltivare un progetto che possa sembrare valido, anche se non ha un riscontro numerico. Nel mercato odierno vali se hai tanti numeri.
- Il tuo primo ricordo legato alla musica?
Le lezioni di chitarra da un signore che, se non ricordo male, faceva il catechista, in un appartamento qua vicino.

- Sono previsti dei live?
Il 7 settembre sarò a Lucca a un festival e il 21 settembre a Marina di Pietrasanta.
- Un sogno nel cassetto?
È molto semplice: fare un bel tour lungo e continuare a fare musica senza troppa pressione per i numeri.
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