Fiducia e sangue, fede e femminismo: questo e molto altro nella terza stagione di “Frontiera”

Nella terza stagione di Frontiera fanno da padroni due filoni narrativi con due protagonisti di due storie completamente diverse: una di vendetta e amore, l’altra di collaborazione e rinascita.

Mentre Declan Harp (Jason Momoa) parte alla disperata ricerca di Grace Emberly (Zoe Boyle) e all’ennesimo, furioso inseguimento del suo rapitore, Lord Benton (Alun Armstrong), Micheal Smyth (Landon Liboiron) inizia un lungo e duro lavoro di coesione tra gli innumerevoli nemici della Compagnia della Baia di Hudson.

Quello che mancava, a parer mio, nelle prime due serie, in quest’ultima invece c’è: i protagonisti ufficiali – Declan Harp e Micheal Smyth – sono anche le due colonne portanti della serie, narrativamente ed emotivamente parlando.

Tutti i personaggi hanno conosciuto un’evoluzione, sono “più adulti” e come tali cercano di capire il loro scopo nel Nuovo Mondo. Il Leit motiv è senza dubbio la separazione. Non c’è una coppia che resista “unita” all’incedere degli eventi. Declan si allontana da Michael e dall’intera compagnia del lupo nero, Micheal da Sokanon (Jessica Matten) e da Clenna (Lyla Porter-Follows), Clenna dai suoi benefattori e persino Cobbs (Greg Bryk) si separa da Mr Grant (Shawn Doyle), così la maggioranza delle donne native dai loro uomini, Mary (Breanne Hill) da Imogen (Diana Bentley).
Questo fa sì che, in sole 6 puntate dalla durata media di circa 40 minuti, ci sia spazio e modo per ogni personaggio di acquisire e consolidare la propria autonomia. Mentre Micheal finalmente “si sporca le mani”, Sokanon per elaborare un lutto abbraccia una vera e propria vocazione.

Le scene degli scontri tra i due schieramenti sono visivamente molto forti, a tratti truci e sanguinolente, il gioco creato spesso tra buio pesto, torce accese e sangue è notevole. In questo alternarsi di luce e buio le alleanze si rimescolano e i nemici diventano amici, le buone azioni alla fine ripagano sempre e tutto finisce in un precario ma bellissimo equilibrio.

Lo sviluppo un po’ più lento, meno variegato lo vive proprio Declan Harp. La paura di perdere Grace e cioè l’unico “affetto” ancora in vita, rende “il gigante” letteralmente inarrestabile. Gli amici, la morte di soldati giovanissimi, vite sprecate e sacrificate, la necessità di un ringraziamento o riconoscimento da parte sua. Nulla di tutto ciò rende meno cieco l’inseguimento di Harp. Colpo di scena però, quando Harp non si ferma neanche nel momento in cui rivede Grace: è già proiettato verso una nuova avventura.

La terza stagione si chiude, appunto, con una notizia scioccante che darà una nuova missione a Declan (forse la più importante di tutte) e con la nascita della Compagnia del Nord!

Mentre aspettiamo l’annuncio ufficiale del lancio della quarta stagione, sento di poter dire che questa serie ha finalmente raggiunto una sua maturità. Mi aspetto che nella prossima stagione il lupo nero possa trovare la tanto agognata pace.

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