A un anno di distanza dall’ultimo album “Giorgieness e i Cuori Infranti”, la cantautrice torna sulle scene con “Sogni Lucidi”. Il brano segna un ritorno a sonorità più rock e analogiche, proseguendo un percorso artistico che nell’ultimo periodo ha mostrato una Giorgieness diversa, più fragile ma anche più consapevole.
L’artista, reduce dal tour che ha accompagnato la pubblicazione del precedente disco, racconta un periodo di crescita e riconciliazione personale. Nel suo ultimo lavoro aveva affrontato il tema del ritrovarsi, fra contraddizioni, ostacoli e un’ironia disincantata che le ha permesso di prendere le distanze da chi giudica la vita altrui come “sbagliata”. Un percorso che l’ha portata a riscoprire i propri valori e a circondarsi di persone affini, capaci di accoglierla e comprenderla.
Durante il tour ha continuato a scrivere, prendendo dalla musica live l’energia e l’urgenza di cui aveva bisogno per continuare il suo percorso di esplorazione tra sonorità e nuove parole.
“Sogni Lucidi” è il tuo nuovo singolo. Mi racconti come nasce testo e sound?
In modo molto spontaneo, chitarra e voce già molto a fuoco e una sessione di studio con Nicola De Bernardi (batterista live e co-produttore insieme a me e Domiziano Luisetti dell’album che verrà). Quando quello che hai da dire è urgente non hai tempo per iperprodurlo, avevo bisogno fosse ruvido e immediato. Il testo racconta uno spaccato di vita, molto notturno, è un flusso di coscienza.
Torni a distanza da un anno dall’ultimo album: qualcosa è cambiato in te rispetto al passato come donna e artista?
Tutto. Ho ritrovato quella fiducia in me stessa e nel mondo della musica che avevo totalmente perso. Forse proprio avendo deciso di vivere fuori da certe dinamiche e da certi ambienti, dove vai bene solo se convieni, se fai quel successo effimero sul cui carro salgono tutti, dimenticandosi chi invece ha altrettanto talento ma più sfortuna. O meno ego. Quando cresci impari a capire il tuo posto nel mondo e la strada per arrivarci ti sembra illuminata. Magari la meta è lontana, ma ho capito dove devo andare. Il più lontano possibile da tutto ciò che reputo tossico, falso, autocelebrativo.
Ho questo forte senso di giustizia e comunità che mi ha sempre schiacciata, in analisi ho capito che è come se non avessi gli enzimi per digerire prepotenza e ingiustizia e spesso questo nella vita mi ha bloccata. Attonita mi chiedevo: ma come è possibile? Oggi ho capito che mettendo da parte la paura e abbracciando una collettività che esiste, c’è tanto che si può fare ancora, tanta bellezza, tanta speranza. Le grandi mobilitazioni di piazza ti fanno capire che la tua voce può essere megafono, come artista e come essere umano. Ma se si pensa solo a “io io io” ci si perde la bellezza del coro.
Su Instagram è evidente il tuo impegno sul sociale: quanto è complesso da artista esporsi e rischiare di scontrarsi con un pensiero opposto al tuo?
Non lo è per niente!
Prima ammetto di aver avuto molta paura dei possibili commenti negativi. Anche perché fanno engagement, fanno diventare virali i contenuti e non volevo “mangiare” su temi importanti e su cause in cui credo. Ma penso che sia sempre più urgente e importante esporsi quando si ha una voce. Ho sempre amato scrivere e cerco di fare dei discorsi che non polarizzino ma facciano passare un messaggio.
Ho capito che anche per il mio lato attivista le persone che mi ascoltano o mi leggono mi vogliono bene, e se posso in minima parte dare luce a questioni come quella palestinese o la violenza di genere, sono felice di farlo. Però poi credo che il mio posto sia anche in piazza, e non solo se mi chiamano a cantare, ma proprio tra le altre persone. Credo che decostruirsi significhi anche capire che spesso c’è bisogno di noi come numero, come massa, come cittadini e cittadine, non solo cone artisti.
In un post scrivi “credo e crederò sempre nella collettività”: un messaggio importante, soprattutto oggi che le persone sono sempre più individualiste. Credi da artista di avere anche il dovere di veicolare, attraverso la musica, dei messaggi sociali?
Per me non può esistere arte senza un messaggio, senza politica, senza cultura. Personalmente scrivo canzoni principalmente d’amore, che d’amore non sono perché parlano di rapporti umani, di fragilità, di anime e percorsi con il pretesto della relazione a due. Ma vivo nel tempo presente e soffro una società disumana e arrivista, violenta e piena di solitudine, dove chi prova sentimenti è “cringe”. Dove essere gentili è visto come debolezza. Dove la salute mentale è importante ma vai a soffrire lontano da me.
Ecco io vorrei solo che la mia musica fosse un posto sicuro per chi si sente come me. E quando ho un microfono in mano non riesco a non parlare anche per chi non ha voce o per le cose in cui credo. Ma anche collaborare e portare sul mio palco altre artiste per me è un modo di continuare il discorso. Non è speciale, è proprio il minimo sindacale che una persona con un minimo di visibilità possa fare.
Se pensi alla musica qual è il tuo primo ricordo?
In macchina con mio papà, nel seggiolino, che mi addormento ascoltando Bupinti (Bruce Springsteen). C’è sempre stata, è la forma d’arte che mi riempie di più al mondo.
Quali sono gli artisti a cui ti ispiri?
Aiuto che domanda complessa! Alda Merini, Lana del Rey, Amy Whinehouse, Virginia Woolf, Shirley Manson, Amanda Palmer, Brody Dalle, Ornella Vanoni, Dolly Parton, Hayley Williams, Paola Cortellesi, Michela Murgia e tante altre… non per le loro produzioni, ma perché sono tutte donne libere che non hanno avuto paura di amare fino all’osso e soprattutto di essere loro stesse sempre e comune. A costo di esse odiate, non capite, spesso apprezzate solo da morte, quando finalmente non potevano più dare fastidio con la loro verità. La verità è così scomoda per chi passa la vita a fingere di essere!
Progetti futuri?
Un quinto album che fa sbreng sbreng e un bel tour!
Un sogno nel cassetto?
Laurearmi. Vorrei rimettermi a studiare o songwriting e produzione in USA o psicologia qui in Italia. Wish me luck!
Giorgia D’Eraclea, in arte Giorgieness, protagonista della prima ondata indie rock in Italia, a 19 anni inizia a farsi largo nella scena musicale italiana da sola con una manciata di canzoni e la sua chitarra acustica. Nel 2014 esce il primo EP “Noianess” e inizia a girare l’Italia in power trio. Dopo l’album di debutto, intitolato “La Giusta Distanza” (Woodworm, 2016), finalista nella categoria Miglior Opera Prima al Premio Tenco, nel 2017 Giorgieness pubblica “Siamo Tutti Stanchi” (Woodworm), disco che la fa conoscere a un pubblico più ampio e le permette di collaborare con Sony Atv come autrice. È con l’ingresso nella label Sound To Be e con gli album “Mostri” (2021) e “Cuori infranti” (2024) che Giorgieness apre al pubblico mainstream mantenendo la forza del rock ma esplorando le sonorità più glitterate del pop.
Nel 2022 suona al Primo Maggio di Roma e prende parte, l’anno dopo, a un tour lungo due anni su e giù per lo stivale e terminato all’Alcatraz di Milano in supporto alle Bambole Di Pezza, per una serata contro la violenza di genere. Ha collaborato con il collettivo di origine torinese Canta fino a 10 e si occupa di tematiche sociali delicate e importanti da sempre come salute mentale, diritti umani e violenza di genere (è del 2016 il brano “Controllo”, che affronta proprio la violenza domestica – così come “Piano Piano” e “Brava”, entrambi contenuti nell’ultimo album). Il progetto Giorgieness è sempre stato caratterizzato da un’incessante attività live con lunghi tour in band e in solo, contando più di 400 concerti durante i quali Giorgia ha anche condiviso il palco con grandi nomi della scena internazionale come The Kooks, Garbage, American Football, Placebo, White Lies e Savages.