“Gli amanti di Franz K.” di Burhan Sönmez: la recensione
Gli amanti di Franz K.
“Gli amanti di Franz K.” dello scrittore Burhan Sönmez, edito da nottetempo, è un romanzo “da boccone”. Cosa si intende? È un’opera che non può essere intervallata da altre letture o da pause, perché più che un romanzo è una disquisizione su Kafka, una disamina sulla letteratura, sul ruolo degli artisti e sui diritti che gli stessi hanno come esseri umani.
Berlino Ovest, 1968. Uno studente viene ucciso, a sparargli Ferdy Kaplan. Si scopre presto che quell’assassinio è frutto di un errore; l’uomo che doveva morire era Max Brod, l’amico prediletto di Kafka, a cui lo scrittore aveva lasciato le sue ultime volontà, ovvero la distruzione di tutti i suoi manoscritti. Brod, tuttavia, li ha pubblicati interamente, tradendo di fatto l’amico.
L’interrogatorio di cui leggiamo è quella tra Kaplan e il commissario Müller, tra un appassionato di letteratura e di Kafka che rivendica il suo gesto e un commissario che ascolta e cerca un senso a quell’azione.
Nel frangente scopriamo anche la vita di Kaplan: la storia d’amore con l’amica di infanzia Amalya (è lei l’altra figura presente sulla scena al momento dell’assassinio?), la passione in comune per Kafka, il movimento radicale in cui militano, ma anche la discriminazione, il dolore della perdita, il desiderio di verità e il rimorso.
È interessante, soprattutto, leggendo il libro ragionare sul valore del singolo, sul significato di “essere umano”, sulla necessità di separare le azioni, in questo caso lo scrivere di Kafka, dall’individuo.
Ciò che Kaplan ha deciso di compiere, ovvero tentare di uccidere Brod, è per lui un atto di amore ma, soprattutto, di rispetto per “l’uomo Kafka”, per i suoi desideri. Max Brod è, quindi, colpevole di aver dimenticato l’uomo e aver pensato prima allo scrittore. Ma lo stesso Brod è consapevole di tutto questo e forse, in fondo, anche desideroso di scontare la sua pena.
C’è da chiedersi: quanto è giusto rispettare l’uomo a discapito del suo lavoro, dei suoi scritti, soprattutto se prestigiosi e di valore? È complesso trovare una risposta a questo interrogativo, ma è necessario riflettere e porsi delle domande per evitare di correre nell’errore comune che considera un individuo in base a ciò che compie nella vita, vestendolo di gesti, e rendendolo scevro di singolarità, di desideri e del diritto all’oblio.