“HAMLETOPHELIA” al Teatro Lo Spazio: la recensione
HAMLETOPHELIA
Nel quartiere San Giovanni, cuore storico della capitale, il Teatro Lo Spazio dal 20 – 23 dicembre ha presentato “HAMLETOPHELIA”. Uno spettacolo diretto da Luca Gaeta e interpretato da Massimiliano Vado, Salvatore Rancatore e Camilla Petrocelli.
Un viaggio di espiazione, in cui l’alternarsi degli attori sul palco crea un movimento oscillante tra vita e morte nel perenne richiamo Amletico: “essere o non essere”.
Sulla scena la prima apparizione è quella di Yorick (Salvatore Rancatore): interpreta un monologo movimentato da un sottofondo musicale clownesco. Il chiasso delle parole è interrotto da una tomba velata, metafora del fiume su cui giace la bella Ofelia (Camilla Petrocelli): siamo giunti alla rinascita della donna suicida. Triste eroina moderna, con lo smalto nero e una t-shirt punk.

Si muove, danza, sensuale e irascibile fino all’arrivo di Amleto (Massimiliano Vado), l’origine dei mali. Fuggire dalla morte è possibile? Gioco e interpretazione fanno capolino su un palco in cui i simboli del passato si presentano per scalfire i luoghi comuni della società contemporanea. Il culmine del dramma nella scelta:
“..Orazio, muoio.
Tu vivi; e riferisci onestamente
della mia causa tutto quanto il giusto,
a chi vorrà saperlo.”
Un testo ispirato dall’AMLETO di W.Shakespeare e dall’HAMLETMACHINE di H.Muller.
Interpretato dai tre attori, con l’uso di diverse forme di arte, “HAMLETOPHELIA” è una porta alchemica per l’accesso allo stupore della vita. C’è un passaggio fondamentale nei giochi scenografici dal piano interiore a quello esteriore. L’evocazione dell’infanzia tra oggetti innocenti: bambole, biglie, giocattoli e poi gli odori e i sapori. Emerge il ricordo e l’eterna gioventù che se ne va.