Il Barcellona di Valverde e lo stress post-traumatico

Quando subisci un forte trauma, non è sempre facile riprendersi. Ognuno ha un proprio modo di elaborare dolore e frustrazione. Ma, a volte, le normali valvole di sfogo non sono sufficienti.

E così, il soggetto resta traumatizzato, tanto da poter sviluppare un disturbo psicologico, detto “stress post-traumatico”. Esso si sviluppa quando la sofferenza della vittima del trauma perdura per oltre un mese, influendo pesantemente sulla sua vita sociale e lavorativa.

Ora, di solito tale disturbo si manifesta in singole persone. Ma c’è un caso recente che sembra riguardare un gruppo di ragazzi. O, per essere più specifici, una squadra di calcio. Stiamo parlando del Barcellona di Valverde.

Martedì scorso, infatti, i blaugrana sono stati eliminati in semifinale di Champions League dal Liverpool di Klopp. Fino a qui nulla di strano, direte voi. Peccato, però, che le modalità con cui ciò è avvenuto sono state assolutamente straordinarie. E fanno pensare, inevitabilmente, proprio ad un caso di disturbo da stress post-traumatico.

Esposizione ad un evento traumatico

Il primo tassello dello stress post-traumatico è l’avvenimento di un trauma, che coinvolga la vittima e la segni nel profondo. Nel caso del Barcellona di Valverde, si deve risalire perciò al 10 aprile del 2018. Quando si è giocato il ritorno dei quarti di finale della Champions League.

La partita, come sanno tutti, era Roma-Barca. All’andata, i blaugrana si erano imposti per 4-1 sui giallorossi, chiudendo apparentemente il discorso qualificazione. Ma, Messi e i suoi non avevano fatto i conti con la resilienza degli uomini di Di Francesco, per nulla intenzionati ad arrendersi senza averci almeno provato.

E così, mentre gli spagnoli sono scesi in campo pensando di poter gestire un comodo vantaggio, la Roma ha approcciato al match agguerrita come non mai. Sospinti dal pubblico dell’Olimpico, i giallorossi si sono portati sul 2-0 nella prima ora di gioco. Per poi siglare il gol della qualificazione a 10′ minuti dalla fine, grazie al celebre colpo di testa di Manolas.

I giocatori del Barcellona erano totalmente increduli. Anche a freddo, dopo la partita, non sono riusciti realmente a spiegare quello che era successo in campo. Ma, stando attenti, già si poteva capire che la cosa li aveva segnati nel profondo.

Sintomi di ri-sperimentazione

Il secondo sintomo tipico dello stress post-traumatico è la tendenza a rivivere il trauma più volte. È come se il soggetto finisse per ritornarci senza neanche volerlo. Quasi come un meccanismo automatico.

Questo perché l’evento scatenante è stato talmente forte e impattante da riemergere ogni volta in modo ugualmente bruciante nella mente della vittima.

Perciò, era inevitabile che i blaugrana tendessero a ripensare frequentemente a Roma-Barcellona nei mesi a seguire. Tanto che, pian piano, è diventato l’argomento principale di tutte le loro conferenze stampa relative alla Champions.

Non c’è stata occasione in cui i protagonisti del Barca non hanno ricordato quel match. O non hanno sottolineato quanto esso li avesse fatti crescere e maturare. Come se loro stessi cercassero di trovare una ragione positiva a ciò che, in realtà, si è rivelato sempre più una vera e propria ossessione.

Sintomi di evitamento

Prima di Liverpool-Barcellona, il diktat tra i catalani era soltanto uno: non ripetere la prestazione fornita in Roma-Barcellona dell’anno prima. Per questo, era necessario, secondo le idee di Valverde, provare fin da subito a fare un gol, per chiudere definitivamente le speranze di rimonta dei Reds.

Così, i blaugrana hanno iniziato la partita all’attacco. E, nonostante la rete presa quasi subito da Origi, hanno continuato a cercare insistentemente la via del gol, andando anche vicinissimi al pareggio in un paio di occasioni.

Insomma, il Barca ha fatto di tutto per evitare di rivivere il trauma di quella incredibile sera di Roma. Che ha consegnato alla storia Manolas e compagni. Eliminando a sorpresa i catalani dalla Champions League 2017/2018.

Sintomi di alterazione negativa dei pensieri e delle emozioni

Altro aspetto fondamentale dello stress post-traumatico è l’alterazione delle convinzioni o delle sensazioni provate comunemente. La vittima considera il trauma come uno spartiacque. E fa scaturire da quell’evento tutta una serie di pensieri distorti o comunque condizionati.

Non è un caso, perciò, che i blaugrana abbiano dichiarato più volte che il ritorno con il Liverpool non fosse per nulla scontato. E che avrebbero dovuto prestare molta attenzione, nonostante il netto 3-0 dell’andata al Camp Nou. Quando, in altri tempi, avrebbero approcciato sicuramente alla gara con più serenità.

Addirittura, prima della partita di Anfield, Luis Suarez ha parlato dell’importanza di non ripetere gli errori commessi contro la Roma, senza mai riuscire a nominare la squadra giallorossa. Come se volesse cercare di rimuoverne il ricordo. O di reprimere la delusione e la rabbia per come erano andate le cose quella sera.

Segno evidente di come le percezioni e i comportamenti del Barca negli ultimi mesi siano stati inevitabilmente condizionati da quel bruciante ricordo. Come si è visto, anche e soprattutto, proprio nella gara di Anfield.

Sintomi di iperattivazione

Infatti, fin dall’inizio di Liverpool-Barcellona, si è visto che gli spagnoli non erano molto sereni. Sembravano smaniosi di fare immediatamente gol ed archiviare la pratica. Come se temessero che, da un momento all’altro, potesse capitare qualcosa di tremendo.

Eppure, in teoria, il vantaggio era considerevole. Ma, quando si è vissuto un trauma, le normali sicurezze vengono meno. E si tende ad interpretare ogni minimo episodio come un segnale di pericolo.

È questo l’ultimo sintomo del disturbo da stress post-traumatico, quello dell’iperattivazione. L’aspetto che, probabilmente, ha reso effettivamente possibile l’incredibile rimonta del Liverpool di martedì scorso.

Sì, perché il Barcellona, come abbiamo detto, aveva un margine molto rassicurante sull’avversario. Ma sembrava in continua tensione. Tanto da non riuscire mai ad esprimersi al meglio.

Poi, quando Wijnaldum ha segnato il 2-0 al 54′ minuto di gioco, è scattato chiaramente qualcosa nelle teste dei giocatori spagnoli. All’improvviso, sembrava avessero perso completamente il controllo della partita. Anche se, è bene sottolinearlo, si trovavano ancora in vantaggio. A tal punto che, pure in caso di un’altra rete subita, sarebbero comunque andati ai supplementari.

Ma ciò non è bastato per far mantenere loro la calma. E così sono crollati immediatamente, prendendo in pochi minuti altri due gol. È evidente, perciò, che tutto il Barca, sul 2-0, si è sentito come ripiombare in un incubo. Finendo per interpretare l’episodio come quello decisivo del match. Il segnale che la partita ormai era sfuggita dalle loro mani. Quando, in realtà, avrebbero avuto ancora tutto il tempo e il modo di rimediare e portare a casa la qualificazione.

Ma, purtroppo per loro, ciò non poteva essere evitato in alcun modo a quel punto. Perché, quando si soffre di stress post-traumatico, si finisce sempre per vedere fonti di pericolo ovunque. E, spaventati e condizionati in questo modo, è davvero molto difficile pensare di poter uscire vivi da Anfield. Anche se, per farlo, in teoria basterebbe solo non perdere 4-0.

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