Il caso Sergio Moroni in “Suicidio d’accusa” al Teatro Argentina: la recensione

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Verità sospese - Sergio Moroni

Prosegue la rassegna “Verità sospese”, il ciclo di incontri ideato da Luca De Fusco e curato da Alessandro Barbano e Goffredo Buccini,  con il secondo appuntamento dedicato alla tragica vicenda del deputato socialista Sergio Moroni.

L’incontro si è svolto il 26 gennaio al Teatro Argentina, condotto dall’attrice Anna Ammirati.

Sergio Moroni, deputato e dirigente del PSI, nel settembre 1992 scelse di togliersi la vita dopo essere stato travolto dall’inchiesta Mani Pulite. ​Prima di quel gesto estremo, Moroni inviò una lettera al Presidente della Camera, Giorgio Napolitano: non una difesa personale, ma un’analisi lucida di un sistema politico che stava crollando sotto il peso delle sue stesse contraddizioni e di una crisi finanziaria senza precedenti. Il contesto era quello del 1992, l’anno della manovra Amato e del prelievo forzoso sui conti correnti, un periodo in cui la fine dei capitali interruppe il circuito delle tangenti tra imprese e partiti. Nella lettera, infatti, Moroni denunciava un clima di pressione insostenibile e l’instaurarsi di processi sommari capaci di annientare non solo la carriera politica, ma l’essenza stessa delle persone e delle loro famiglie. 

Il secondo dei quattro appuntamenti, dal titolo evocativo “Suicidio d’accusa”, è l’occasione preziosa per una riflessione ponderata e priva di pregiudizio sulla drammatica collisione tra l’azione giudiziaria e la dignità umana.

Il dibattito non solo ha raccontato il caso Moroni ma ha ripercorso anche la vicenda politica e giudiziaria di Bettino Craxi, leader del Partito Socialista Italiano. Condannato nell’inchiesta Mani Pulite a 10 anni di reclusione per corruzione e finanziamento illecito, visse i suoi ultimi anni in latitanza ad Hammamet, Tunisia, parlando di una persecuzione politica contro un sistema generale di finanziamento illecito. 

ph di Manuela Giusto

La storia di Bettino Craxi è ancora oggi un caso giudiziario controverso tra chi lo considera un simbolo della corruzione e chi lo definisce una vittima della giustizia politicizzata e dei media.

L’attrice Anna Ammarita ha reso l’incontro ancora più immersivo attraverso alcune letture: la lettera che Sergio Moroni scrisse prima di suicidarsi, l’intervento di Bettino Craxi e la dichiarazione di Sergio Cusani su Raul Gardini, quest’ultimo morto suicida durante l’inchiesta Mani Pulite.

Con Le Verità sospese il Teatro di Roma consolida l’impegno civile e la vocazione di istituzione culturale capace di legare l’arte del palcoscenico alle urgenze del presente. Il progetto nasce proprio per offrire uno spazio di critica del giudizio, stimolando una riflessione profonda soprattutto tra le nuove generazioni, affinché possano guardare ai grandi nodi irrisolti del Paese libere dai pregiudizi dell’epoca.

Il viaggio tra le “zone grigie” della giustizia italiana proseguirà al Teatro Argentina con altri due casi emblematici: il ​30 marzo con Alla Sapienza, una mattina sul caso Marta Russo, un’indagine su una verità giudiziaria priva di prove materiali; il 18 maggio con Hotel Champagne sul Caso Palamara, un affondo sulle dinamiche di potere interne alla magistratura che hanno scosso il CSM.

un progetto Teatro di Roma – Teatro Nazionale

da un’idea di Luca De Fusco

a cura di Alessandro Barbano e Goffredo Buccini

redazione Simona Musco

conduce Anna Ammirati

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