Il teatro che ascolta il presente: un viaggio nelle “Sorgenti” dello Youth Fest di Dominio Pubblico con Tiziano Panici
Miriam Bocchino 23 Giugno 2026
Tiziano Panici ph: Manuela Giusto
Dal 23 al 28 giugno 2026, negli spazi del Teatro India, torna la XIII edizione dello Youth Fest di Dominio Pubblico, il festival multidisciplinare che da oltre un decennio rappresenta uno dei pochi esperimenti strutturati in Italia di direzione artistica realmente partecipata under 25.
Quest’anno il titolo scelto, “Sorgenti”, apre a una riflessione che è insieme poetica e politica: la sorgente come origine invisibile ma potente, come pressione interna che cerca una via d’uscita, come energia sotterranea che attraversa la materia fino a emergere. È un’immagine che diventa anche chiave di lettura del lavoro curatoriale e produttivo del festival, costruito interamente dalla DAP – Direzione Artistica Partecipata, che seleziona, compone e attraversa più di venticinque eventi in sei giorni di programmazione, restituendo uno sguardo collettivo sulle forme dell’arte contemporanea under 25.
In questo orizzonte si inserisce l’intervista a Tiziano Panici, fondatore e direttore artistico di Dominio Pubblico, che da anni accompagna la crescita del progetto e delle sue diramazioni, tra formazione, produzione e sperimentazione culturale. Le sue parole offrono una lettura stratificata di ciò che significa oggi costruire uno spazio dedicato alle nuove generazioni, non come semplice vetrina ma come infrastruttura culturale e relazionale, in cui il rischio, la fragilità e la libertà di ricerca diventano elementi costitutivi e non eccezioni.
Panici descrive “Sorgenti” come la necessità urgente di dare forma a un’emersione: quella di artisti che non cercano soluzioni accomodanti, ma linguaggi propri, spesso ibridi, contaminati, talvolta ancora imperfetti, ma proprio per questo vivi. In questa prospettiva, la Direzione Artistica Partecipata non è soltanto un dispositivo organizzativo, ma un vero e proprio laboratorio politico ed estetico, dove oltre cento giovani under 25 si confrontano con la responsabilità di scegliere, selezionare e dare forma a un festival, assumendo su di sé il peso e la complessità di una visione.
L’intervista attraversa anche il tema della trasformazione del rapporto tra giovani e sistema culturale. Panici ricorda come, nei primi anni del progetto, la stessa idea di “multidisciplinarità” fosse ancora marginale nel dibattito teatrale italiano, mentre oggi la proliferazione di linguaggi e piattaforme ha ridefinito profondamente i confini della produzione artistica. Tuttavia, questa espansione non coincide necessariamente con una maggiore solidità strutturale: al contrario, emerge una tensione costante tra possibilità e precarietà, tra apertura dei linguaggi e fragilità delle condizioni di lavoro.
Dentro questa tensione si colloca anche il ritratto delle nuove generazioni che partecipano a Dominio Pubblico. Panici osserva una consapevolezza più esplicita rispetto alle generazioni precedenti, una lucidità quasi disincantata nel raccontare il presente e le sue crisi, ma anche una maggiore esposizione alla fragilità, che diventa cifra espressiva e insieme condizione esistenziale. L’arte, in questo senso, non è soltanto spazio di elaborazione simbolica, ma anche luogo di negoziazione con il proprio limite, con il proprio tempo, con la propria resistenza.
Uno dei nuclei più rilevanti dell’intervista riguarda proprio il rapporto tra istituzioni culturali e nuove generazioni. Il Teatro India, casa storica dello Youth Fest, diventa simbolo di una possibilità concreta: quella di un’alleanza tra un’istituzione pubblica e un progetto indipendente, capace di garantire continuità, spazio e legittimità a un’esperienza che altrimenti rischierebbe di rimanere ai margini. In questo senso, la collaborazione con la Fondazione Teatro di Roma assume un valore non solo logistico ma profondamente politico e culturale.
Accanto a questo, emerge con forza il tema del lavoro culturale e delle condizioni materiali che lo rendono possibile. Panici non elude la questione economica, sottolineando come le nuove generazioni chiedano non solo visibilità e ascolto, ma anche riconoscimento concreto, retribuzioni adeguate e prospettive sostenibili. In questa richiesta si condensa una trasformazione più ampia del rapporto tra produzione culturale e vita professionale, che interroga direttamente la tenuta del sistema nel suo complesso.
Infine, “Sorgenti” si chiude su una dimensione quasi etica dell’esperienza teatrale e performativa: quella dell’incontro fisico, della presenza, dello spazio condiviso. In un tempo attraversato da mediazioni digitali e iperconnessione, l’invito è quello di restituire centralità al corpo, alla relazione diretta, alla possibilità di abitare un luogo comune in cui l’arte non sia soltanto rappresentazione ma esperienza viva e collettiva.
È in questo attraversamento che l’intervista a Tiziano Panici si colloca come una riflessione più ampia sul senso stesso del fare cultura oggi: non come semplice programmazione di eventi, ma come costruzione di ecosistemi fragili e necessari, in cui le nuove generazioni non siano solo osservate, ma messe nelle condizioni di agire, sbagliare, emergere e trasformare.
- Buonasera Tiziano. “Sorgenti” è il titolo della XIII edizione dello Youth Fest di Dominio Pubblico, che si svolgerà al Teatro India dal 23 al 28 giugno. Cosa racconta questa metafora del momento storico e sociale che stanno vivendo i giovani artisti oggi?
Racconta sicuramente un bisogno di emergere con spinta e con forza ma anche con freschezza e originalità. Quello che colpisce di più della scelta di direzione artistica partecipata di quest’anno è aver dato spazio a proposte davvero originali, che favoriscono la contaminazione di linguaggi artistici differenti tra loro. Hanno osato, senza cercare soluzioni facili per il pubblico e garantendo uno spazio protetto agli oltre 100 artisti coinvolti nel festival, per sperimentare in libertà. Credo che questa sia una delle prerogative di chi oggi cerca di fare questo lavoro fuori dagli schermi e dagli algoritmi, ricercando un propio linguaggio per quanto sporco o limitato da fattori tecnici o economici.
- Dominio Pubblico è uno dei pochi progetti italiani in cui una Direzione Artistica Partecipata Under 25 sceglie realmente gli spettacoli del festival. Quanto è stato difficile, in questi anni, affidare ai giovani una responsabilità così importante e quanto, invece, vi hanno sorpreso?
Ci hanno sempre sorpreso. Non dico che non ci siano state difficoltà, momenti di profonda divergenza, ma sono sempre riusciti anche loro a insegnare qualcosa a noi. E di contro, la possibilità di accedere ad una formazione di altro livello e professionalizzante penso che abbia ripagato i più volenterosi: chi di loro ha voluto affrontare il rischio di intraprendere un lavoro nel mondo culturale ci è riuscito con ottimi risultati nella maggior parte dei casi.
- Dopo tredici edizioni com’è cambiato il modo di immaginare un festival dedicato alle nuove generazioni? E come sono cambiati i giovani che vi partecipano?
Molto è cambiato. Basti pensare che nei primi anni dieci del nuovo millennio quasi non si utilizzava la parola “multidisciplinare”: i social avevano appena fatto la loro comparsa e grandi i grandi teatri non avevano nemmeno una pagina Facebook, i giovani non erano quasi neppure percepiti, nemmeno come categoria, dalla pubblica amministrazione. Oggi esiste maggiore consapevolezza e sopratutto si sono moltiplicate le opportunità. Ma c’è ancora molta strada da fare proprio perché essere giovani non è una categoria sociale né tantomeno un target di consumatori ma una fase di passaggio che riguarda tutti noi essere umani, e se non la curiamo con attenzione dando spazio e una corretta formazione, rischia di mettere in pericolo tutte le nuove generazioni, che percepiscono invece uno stato di abbandono e di grande disattenzione da parte della società. E hanno ragione.
- In oltre dieci anni avete coinvolto più di mille ragazze e ragazzi. C’è una storia, un percorso o un artista che, secondo lei, racconta meglio il senso e l’eredità di Dominio Pubblico?
Bella domanda, ma senza dubbio complessa. Ci sarebbero molte storie da raccontare. Però più che un’artista mi piace oggi parlare del team di Dominio Pubblico: Clara Lolletti, responsabile di produzione e organizzazione; Flavia de Muro, comunicazione; Alin Cristofori, amministrazione, Lavonia di Genova, community manager, Vittoria Petrillo social. Queste giovani donne (lo sottolineo con vigore) tutte ancora meno che trentenni, hanno partecipato nel corso degli anni al percorso formativo offerto da DP, provando i ruoli più disparati e trovando pian piano la loro strada e la loro specializzazione e oggi sono delle grandi professioniste, che coltivano progetti e ambizioni che sono perfettamente in grado di realizzare, anche al di fuori dal contesto di Dominio Pubblico. Oggi senza le loro competenze sarebbe impossibile per me portare avanti questo progetto.
- Quest’anno il programma attraversa teatro, danza, musica, fumetto, arti digitali e performance. Che fotografia delle nuove generazioni emerge dalle candidature ricevute? Ci sono temi o linguaggi che ritornano con maggiore forza?
Pensando al nome che è stato scelto per la raccolta a fumetti che co-creiamo e pubblichiamo con ARF! Festival, “La fine del (mio) mondo”, continua ad andare forte la concezione che ormai viviamo al termine di un’epoca e che siamo in attesa di vedere se l’umanità davvero cambierà o se è destinata ad autocondannarsi. Noto però che c’è maggiore consapevolezza, disincanto e quindi anche voglia di mettersi in gioco di quanto forse non fosse per la generazione dei millennials. Di contro se però non riescono a trovare subito una concretezza o a consolidare una possibilità noto che abbandonano con troppa facilità l’obiettivo. E questo è un vero peccato!
- Negli ultimi anni si parla spesso di emergenza culturale e fuga dei talenti. Lei lavora ogni giorno con artisti under 25: cosa chiedono davvero i giovani al sistema culturale italiano?
Ascolto. Spazio. Possibilità. E uno stipendio credibile, che significa sopra i 1000€ anche quando si è ad una prima esperienza. Se il gioco non vale la candela ho l’impressione che cambino velocemente direzione. E forse fanno bene. Per questo la politica e le istituzioni devono prendere seriamente le loro istanze. Tra poco ci ritroveremo senza ricambio generazionale. Nei lavori più basilari è già così ma a breve questo si rifletterà anche nel mondo della cultura.
- Uno degli obiettivi di Dominio Pubblico è formare nuovi spettatori. Come si conquista oggi un ventenne e lo si convince che il teatro può ancora essere uno spazio capace di parlare al suo presente?
Parlare del suo presente. Non fare finta di farlo proponendo l’ennesima versione contemporanea di Shakespeare o di Checov fatta da un regista 30 o 40 anni più vecchio di loro (se va bene!)
- Il Teatro India è ormai la casa dello Youth Fest. Che valore ha questa collaborazione e quanto è importante, per un progetto dedicato agli under 25, essere ospitati in uno dei principali teatri pubblici italiani?
Fondamentale. Per questo da anni abbiamo continuato ad insistere cercando di affrontare le difficoltà che si creano collaborando con una struttura importante e istituzionale come la Fondazione Teatro di Roma, che però in questi anni ci ha sempre dato fiducia e lasciato spazio. Non è una cosa così scontata e banale, credetemi.
- Se dovesse convincere chi ancora non conosce Dominio Pubblico a partecipare a questa edizione di “Sorgenti”, quale sarebbe il motivo per cui non dovrebbe assolutamente perderla?
Alzatevi dalla sedia, scendete in strada e portate i vostri corpi in uno spazio pubblico dove c’è qualcosa di reale e concreto da condividere, da respirare e realizzare insieme. Si chiama futuro, e non esiste miglior rimedio all’ansia e alla depressione.
Per info https://dominio-pubblico-teatro.it/ / youthfest@dominiopubblicoteatro.it
Ingresso: a pagamento / gratuito
DOMINIO PUBBLICO – YOUTH FEST
Un progetto di Dominio Pubblico
Direzione artistica Tiziano Panici
Amministrazione Alin Cristofori
Organizzazione e produzione Clara Lolletti
Comunicazione e promozione Flavia De Muro
Social media Vittoria Ferraro Petrillo
Community manager Lavinia Di Genova
Ufficio stampa Maresa Palmacci
Direzione tecnica SAV Teknology
Documentazione video e foto Aurora Sanna
DAP – Direzione Artistica Partecipata
Cristiana Maria Abate – Francesca Bartoli – Filippo Da Ros – Aurora Di Savina – Alessia Pia Fine – Daniele Ginori – Benedetta Melone – Emanuele Sicignano – Alessandra Toscano
Evento patrocinato da:
Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria