Intervista al cantautore Pasquale Provenzano: “essere felici solo restando fedeli a sé stessi”

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“Milioni di parole” è il nuovo singolo di Pasquale Provenzano, tratto dall’album “Piccole, minuscole cose” in uscita nei prossimi mesi.

Il brano è una ballata dolcemente nostalgica che si muove lungo un sentiero di chitarre dal sapore lo-fi e sognante.

La produzione del brano è di Pasquale Provenzano, mentre la produzione video è firmata Mind.

La fotografia è a cura di Jacopo Clemenzi e Carlo Polisano.

Ad accompagnare l’uscita del singolo un lyric video targato Mind.

  • Buonasera Pasquale e grazie per l’intervista. In radio e in digitale è disponibile “Milioni di parole”, una canzone nostalgica, dal sound sognante. Come nasce il singolo?

Ciao! Grazie a voi per lo spazio concesso alla mia musica. “Milioni di parole” nasce un anno fa a Strasburgo. Mi trovavo lì in occasione dell’European Youth Event 2021, un evento che raccoglie giovani provenienti da tutta Europa. Suonare all’interno degli spazi adiacenti il Parlamento Europeo è stata un’occasione di confronto, scambio e crescita personale, ancor prima che artistica. E “Milioni di parole” è figlia proprio di questa esperienza. Il brano nasce dall’esigenza di metabolizzare le emozioni che provavo in quei giorni. Ho conosciuto ragazzi e ragazze provenienti da tutta Europa, ho avuto la possibilità di esibirmi dinanzi a centinaia di giovani che credono nella potenza di uno spazio aperto e comune e mi son detto: «Wow! Allora è così che deve essere la vita su e giù dal palco!». Però, una volta terminato il concerto, spente le luci, mi sono ritrovato da solo a ragionare su un’altra insidiosa emozione: la nostalgia di casa, della mia Sicilia, dei miei affetti.

  • Il testo tratteggia la vicenda di un musicista che si trova a un bivio esistenziale: il sogno del successo si scontra con la paura di perdere chi si ama. Come conciliare i due aspetti? L’amore non dovrebbe essere unione e non divisione?

Dici bene. Ciascuno di noi nella vita è chiamato a fare delle rinunce. Non possiamo stringere tutto quanto. Non sempre! Avere dei progetti – più che dei sogni – comporta l’assunzione di una grossa responsabilità, in primis verso noi stessi. Però se c’è sempre stato qualcuno pronto a sostenerti, questa responsabilità può essere condivisa, ma anche pesare il doppio! Un po’ come se non volessi deludere chi sta al tuo fianco. Poi, se parliamo di musica ed arte in genere, diventa tutto più complesso. Penso che la vita sia troppo breve per non essere felici. E sono convinto che lo si possa essere solo restando fedeli a sé stessi. Perciò è importante avere al proprio fianco qualcuno che possa spingerci oltre ogni ostacolo, qualcuno con cui condividere una lotta. E chiaramente vale il reciproco.

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  • “Ti scrivo part – time ma nel senso che ti sento solo quando sono solo e penso che non mi emoziono più”: questo un pezzo del testo. È così difficile conciliare la frenesia della ricerca del successo con la ricerca del vero amore?

Forse l’amore non è poi così difficile da trovare. È più difficile alimentarlo, soprattutto quando intercorrono distanze fisiche non indifferenti. Recentemente un po’ tutti hanno sperimentato cosa significhi sentire la mancanza di qualcuno. Siamo stati per mesi distanti da amici, parenti, dall’amore della nostra vita. Per alcune coppie che conosco è stata molto dura, anche quando la distanza si riduceva a qualche isolato di distanza. Qualcuno ci ha insegnato che l’uomo è un animale sociale, ma se la compagnia di qualcuno riesce addirittura a colmare dei grossi vuoti interiori, beh… Vuol dire che quel qualcuno è tanto speciale ed il sentimento che ci lega merita cura e passione. È dura conciliare carriera e affetti. La società contemporanea ce ne dà costantemente prova. Basti pensare a tutte le donne che si ritrovano costrette a dover scegliere tra il lavoro e la maternità. È disumano e purtroppo è una costante che vale un po’ in tutti i settori.

  • Sei riuscito a risponderti alla domanda interiore sorta scrivendo “Milioni di parole”, ovvero sei disposto a vivere una vita di viaggi e lontananza?

Credo di sì. Può sembrare una frase fatta, ma se ami qualcuno devi lasciarlo libero di andare ed aspettare che ritorni quando tutto sarà finito. D’altronde, al di là di quanto già detto sul sostegno reciproco, ciascuno ha i suoi impegni, le proprie passioni… Un verso del brano dice proprio «Mi avvicini e ti allontani» ed è una cosa che vale anche nella più abitudinaria quotidianità. Socialità, si… Ma anche spazi e singolarità. Se a-more è “privazione” di morte, possiamo dire che chi ti ama non ti soffoca.

  • Musica e sogni. Ci racconti come nasce il tuo desiderio di diventare musicista e il tuo amore per la musica?

Bella domanda. Il mio desiderio di fare musica si accompagna all’esigenza di avere un piano parallelo che possa permettermi di finanziare i miei progetti artistici. Dunque questo amore per la musica è un po’ maledetto: nasce in modo ingenuo per poi rivelarsi in maniera piuttosto disillusa. Scrivo da quando ho imparato a farlo. Alle elementari avevo un quaderno all’interno del quale avrò scritto decine e decine di storie. Tutte verosimili, come se la realtà mi stesse stretta. Avevo bisogno di qualcosa di più e l’ho trovato nella mia testa. Poi non so ben dire come tutto ciò è diventato musica, ma è successo. Ricordo di mio nonno che suonava la chitarra e – su mia richiesta – inventava sul momento delle canzoni che parlavano di me e dei miei giochi. Magari l’imprinting è stato quello! Vai un po’ a capire… Poi ho provato a fare a meno della musica. A sedici anni suonavo la chitarra elettrica in diverse band, con le quali suonavo in giro per la Sicilia. Poi, dopo il liceo classico, mi sono iscritto in giurisprudenza. Nel giro di un anno stavo quasi per pentirmi di questa scelta, mentre i miei non erano così felici di avere un figlio che voleva fare «solo il musicista». Non sapevano neppure quante canzoni avessi scritto e un giorno mio padre, sbottando, mi disse: «Chi ti credi di essere? Dalla o De Gregori?». È stato l’errore più grande della sua vita perché, dopo aver provato “a smettere”, la musica tornò nella mia vita senza avvisare, e fu proprio iniziando ad ascoltare quei cantautori che mi convinsi di voler diventare un musicista. Nel frattempo mi sono anche laureato e sto lavorando per diventare un docente di diritto, oltre che un cantautore e producer. È dura, ma ho deciso che deve andare così!

  • Progetti futuri?

Giorno 2 dicembre pubblicherò il quarto singolo estratto dal mio primo album. Il titolo è “Libri da un Beverly” ed anticipa per l’appunto questo mio primo progetto cantautorale, dal titolo “Piccole, minuscole cose” (in uscita a gennaio e distribuito da MIND). Dopodiché spero di passare il 2023 a suonare i miei brani in giro per tutto lo stivale!

  • Se potessi scegliere un’opera d’arte che più ti rappresenta quale saresti?

Credo che sceglierei una tragedia greca: Edipo Re. Mi ha sempre affascinato la figura di Edipo ed il suo rapporto con la sorte. L’ingegno dell’uomo e lo scontro col fato ineluttabile, al quale però, in alcune varianti del mito, Edipo riesce in definitiva a sottrarsi, ascendendo al cielo quasi come un esempio di santità cristiana. Trovo affascinante anche questo modo in cui più tradizioni culturali possano fondersi tra loro, mantenendo come denominatore l’essere umano.

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