Nicole Riso, intervista alla cantautrice: “il dialetto romano la mia tradizione, la mia cultura.”

Nicole Riso è nata a Roma nel 1994 ed ha iniziato lo studio del pianoforte e del canto all’età di 10 anni perfezionandosi con importanti insegnanti e vocal coach.
Nel 2015 inizia il suo percorso da cantautrice partecipando al Cantagiro e Area Sanremo con brani in lingua italiana dedicati all’universo femminile.
Nel 2017 dà vita al progetto “Donna Roma” dove la musica pop italiana si fonde con lo stornello romano ed il folk nazionale ed internazionale.
Nel 2018 canta al Circo Massimo durante l’apertura dei festeggiamenti per il Natale di Roma. Apre poi i concerti estivi in piazza di importanti artisti tra cui il gruppo più a lei vicino L’Orchestraccia. Segue ad ottobre la vittoria negli storici studi Radio Rai di via Asiago del concorso “Dallo Stornello al Rap” il Festival di Sanremo della musica romana ideato da Elena Bonelli, premiata sul palco da Amedeo Minghi con una giuria composta da figli d’arte: Venditti, Tognazzi, Cerami, Fiorini, Guzzanti, Giannini, Rascel, Proietti, D’Amico, Guidi, Fiastri.
Il 13 novembre 2018 esce il primo singolo “Donna Roma” dedicato alle bellezze artistiche della città ed in pochi giorni raggiunge le 150.000 visualizzazioni su YouTube di cui oltre 50.000 da Argentina, Brasile, USA, Canada, Spagna, Francia, Inghilterra, Belgio e Russia.
A maggio 2019 parte il “Donna Roma Live Tour” con l’anteprima nell’Antica Stamperia Rubattino erede del celebre Folk Studio storia della musica italiana e a seguire le piazze come naturale teatro per riportare la musica dialettale romana di ieri e di oggi al popolo che l’ha fatta nascere. Il suo spettacolo spazia infatti dai vecchi stornelli, alle celebri canzoni di Gabriella Ferri, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Franco Califano, Mannarino e naturalmente i suoi brani.
A giugno 2019 esce il secondo singolo “Fortunella” ispirato alla vera storia di una mamma suicida dopo aver perso il suo ennesimo lavoro precario.
Ad ottobre 2019 un altro brano molto intimo “Damme Na Carezza” la sua storia d’amore sulle sponde del biondo Tevere in una Roma piena di stelle brillarelle e pensata come colonna sonora di un film e di uno spettacolo teatrale che presto prenderà vita attraverso la giovane compagnia Faberigere.
Il 10 gennaio esce “NINO e ANTONIO” il nuovo brano ancora una volta ispirato ad una storia vera e a cui Nicole tiene particolarmente, nato dopo una lunga lavorazione durata oltre un anno e dove la musica suonata è corpo unico con il testo dedicato a chi d’amore soffre per colpa di una società non ancora pronta a capire.
Il video è stato presentato il 15 dicembre in anteprima nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica durante la rassegna GAD dedicata agli artisti e alle nuove forme di comunicazione.
Questo ed altri brani che usciranno nei prossimi mesi faranno parte del progetto “Donna Roma” per riportare la cultura della musica folk romana nelle piazze e nei teatri, con un dialetto molto “italianizzato” dalla naturale evoluzione della lingua in una città di oltre 2.700 anni.

  • Buonasera Nicole. “Nino e Antonio” è il tuo nuovo singolo, uscito prima dell’emergenza da Covid – 19. La canzone parla dell’omofobia e racconta la storia di due persone che hanno un segreto, ovvero quello di amarsi. Credi che la società sia ancora lontana dall’accettare l’amore e l’esistenza di persone non ritenute “canoniche”?

Buonasera Miriam. Io rimango sempre speranzosa. Magari dopo questa emergenza così importante, le persone si accorgeranno dei valori davvero importanti nella vita. Lo stare a casa, riscoprire la quotidianità e riscoprirsi, mi fa ben sperare in un futuro più sensibile, anche nei confronti di chi ha difficoltà anche solo nel darsi una carezza, perché vista per l’appunto, non “canonica”. Odio dire che racconta di una storia d’amore diversa, perché di diverso non ha nulla, se non il nostro giudizio.

  • Il brano è ispirato ad una storia vera, una delle tante storie di cui il mondo è ricco, ma termina con un monito di speranza “tanto poi alla fine v’amerete”. Il lieto fine fa parte di noi come esseri umani?

Non so se fa parte di noi, però ritengo che l’essere umano sia davvero straordinario, capace attraverso il sapere di fare cose meravigliose. Io confido nell’essere umano. Non possiamo fare di tutta l’erba un fascio, ma sono sicura che questi grandi pregiudizi che abbiamo sull’omosessualità svaniranno con il tempo, perché noi esseri umani siamo propensi al cambiamento costante delle nostre idee e del nostro modo di vivere.

  • Nei tuoi brani utilizzi il dialetto romano. Riusciresti mai a farne a meno?

Voi riuscireste mai a fare a meno della cucina italiana?! Io non credo. Per me il dialetto romano è proprio questo: la mia tradizione, la mia cultura dove sono nata e cresciuta. Sono fiera di essere romana da quando sono bambina, e lo dimostro cantando in dialetto. Sono fiera di essere italiana, e di portare avanti una piccola parte della nostra cultura.

  • La musica è parte della tua vita. Quali obiettivi ti sei prefissata di raggiungere?

In questo momento di emergenza forse parlare di musica dal vivo è surreale, ma l’obbiettivo è questo: fare tanti live, soprattutto nelle piazze. Continuare con l’album e per il resto sono scaramantica, non dico nulla. Incrociamo le dita.

  • Durante questo periodo, tu, come molti altri musicisti, ti sei esibita sul balcone per regalare un momento di gioia alle persone come te chiuse in casa. Questo momento di stasi, in quanto artista, come lo vivi?

È un momento che tocca profondamente il cuore. Vedi una città immobile. Una città come Roma, sempre piena di persone e di macchine. Forse questo è quello che mi tocca di più. Come artista, ho cantato sul balcone la tradizione romana, ma non poter avere la possibilità di andare su Lungo Tevere a scrivere, non poter cercare ispirazione nel centro storico romano è quasi sacrificante. Ma come ho già detto, sono fiduciosa. E torneremo a riempire le nostre bellissime città.

  • Hai un sogno “impossibile”?

Impossibile non lo so. Bisogna essere sempre positivi e lottare con le unghie e con i denti per ogni cosa. Di sogni ne ho tanti e speriamo si avverino tutti. Non amo usare la parola “impossibile”, diciamo che ho tanti sogni “faticosi” da realizzare e si lavora sodo. Per ogni cosa ci vuole impegno.

 

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