“Isotta” di Irina Odoevceva: la recensione

Isotta

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“È la vigilia di Natale e io penso alla morte, non va bene. Guardò fuori dalla finestra. Era Natale, ma non sembrava. La pioggia continuava a battere contro i vetri. Gli alberi bagnati si piegavano stanchi. La strada era deserta. Attraverso le maglie sottili della pioggia e le righe bagnate lungo i vetri, tutto sembrava sfuggente, fosco. Certo. Ovvio. Non c’era niente di reale. Era tutto solo così, pour rire. Reale non era nemmeno lei, e anche la sua vita era solo così, pour rire, per ridere. Anche se ridere non faceva.”

Quando apparve a Parigi nel 1929, “Isotta” suscitò critiche e indignazione negli ambienti dell’emigrazione russa: troppo moderna, troppo «europea» la scrittura, tersa e senza fronzoli; troppo esplicite le allusioni alla sessualità degli adolescenti – da una prospettiva femminile, per di più; troppo fosca l’atmosfera che si respirava, e che gettava pesanti ombre su tutta la gioventù émigrée.

“Isotta” di Irina Odoevceva, edito in Italia da Adelphi, traduzione di Claudia Zonghetti, è un romanzo dalle molteplici anime e narrazioni.

Protagonista della storia è Liza, descritta dal rampollo di buona famiglia Cromwell come una creatura “mitica” e “mistica” a cui dare il nome di Isotta.

“Il suo ampio mantello bianco si apriva al vento. I capelli biondi le ricadevano sulle spalle. Grandi, chiari, trasparenti, gli occhi scrutavano il mare come in attesa. Camminava leggera e veloce, a testa alta; non camminava, anzi: fluttuava spedita in mezzo alla foschia.

Un incontro destinato a cambiare in modo ineluttabile le vite, non solo di Isotta e Cromwell, ma anche quella del fratello maggiore di Liza, Nikolaj, e di Andrej, legato alla ragazza da un amore acerbo e inquieto.

È facile comprendere perché alla sua pubblicazione il romanzo abbia suscitato critiche e indignazione negli ambienti dell’emigrazione russa: i personaggi ritratti, pur se descritti dall’autrice come adolescenti, potrebbero tranquillamente avere una qualsiasi età anagrafica.

“Non era più una bambina, era grande, adesso. Per quanto triste fosse stata la sua infanzia, essere grandi era molto peggio. E lei era grande, adesso. Poco importava quanti anni avesse: quindici, venti o quaranta. Tanto sarebbe stato sempre tutto così, senza uno squarcio di speranza.”

La morte, la nostalgia, la noia, l’inquietudine, sono temi che attraversano tutto il romanzo. Tinte fosche e indelebili, eppure ugualmente impregnanti, rendono “Isotta” un libro che getta sulla gioventù ombre nefaste.

L’incapacità di essere madre di Natalija, che in seguito alla morte del marito e all’emigrazione dalla Russia alla Francia non vuole più essere “chiamata” mamma, è probabilmente la causa scatenante di tutto ciò che nel romanzo accade. Una donna che non accudisce, non protegge, ed è disposta a partire con l’amante per Nizza, abbandonando i figli al loro destino. Destino avverso, ineluttabile, e per certi versi inconcepibile e inaccettabile.

I giovani protagonisti avrebbero potuto scampare al loro destino, al loro desiderio di morte e dolore? Sembrerebbe di no, perché non dotati degli strumenti necessari per sopravvivere alla loro disfatta.

Accanto ai protagonisti troviamo Odette, una figura marginale nel gruppo dei quattro, e Coniglietto, totalmente in balia di Natalija, pronto a tutto pur di ottenere il suo amore, anche ad impegnare i gioielli della moglie e a rischiare di perdere casa e onore.

Altro tema predominante in “Isotta” è la cupidigia, il desiderio spasmodico di soldi, presente soprattutto in Nikolaj, motore trainante del gruppo. Un giovane ragazzo che non riesce a concepire un’esistenza di stenti e per tale motivo è pronto a qualsiasi azione.

Liza sembra comprendere appieno ciò che accade intorno a lei ma è incapace di reagire, di modificare lo “stato delle cose” perché anche lei, come il fratello, appare “intorpidita” e “inquinata” dalla sua storia, da quel desiderio di appartenenza e di nostalgia che considera l’unica fonte di pace. Lo sguardo della fanciulla è chiaro, pur se tenta di eludere la realtà, è impietoso e consapevole.

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