La foresta dei sogni: quando la realtà è più sconvolgente della fantasia

Recentemente ho avuto il piacere di vedere “La foresta dei sogni”.

Diretto da Gus Van Sant, il film, del 2015, narra le vicende di un americano e un giapponese incontratisi all’interno di una foresta ai piedi del monte Fuji, chiamata Aokigahara.

Arthur Brennan (Matthew McConaughey), professore di fisica torturato dai sensi di colpa per gli anni di litigi con la moglie ormai perduta (Naomi Watts), è infatti deciso a suicidarsi. Tuttavia, mentre è ormai nel bosco a ingoiare pillole, incontra sulla sua strada Takumi Nakamura (Ken Watanabe), disperato e ferito. L’uomo infatti, dopo essersi inciso i polsi per scontare il disonore dovuto ad una dequalificazione lavorativa, ha ritrovato il desiderio di vivere ed è determinato a ritrovare la strada di casa. L’americano quindi deciderà di aiutarlo, e insieme si addentreranno sempre più nella foresta, affrontando i suoi numerosi misteri.

La foresta è infatti la vera protagonista della storia poiché viene descritta come un luogo quasi sacro, in cui nulla è come appare. È così che il verso di un animale nella notte si trasforma nella voce di uno spirito tormentato (in giapponese Yūrei), i pochi fiori che nascono sono in realtà anime che hanno finalmente abbandonato quel luogo oscuro e gli alberi sembrano prendere vita nel tentativo di trattenere i visitatori tra le loro fronde.

Durante la visione, lo spettatore non può fare a meno di domandarsi se l’intera vicenda sia reale o se sia un sogno di Arthur Brennan durante i suoi ultimi istanti di vita; se i protagonisti stiano realmente camminando nella natura o se siano in realtà dei defunti lungo le strade del Purgatorio.

Il film insomma è pervaso in ogni sua inquadratura di un misticismo raro da trovare. Nonostante ciò la trama non ne risulta appesantita, anzi, scorre in modo relativamente fluido, il che, lo rende un film davvero molto piacevole da vedere.

Ciò che più colpisce della storia, tuttavia, non è la capacità del regista di ultimare un film dalle premesse così macabre con una nota delicata e piena di speranza e nemmeno la splendida recitazione dei tre protagonisti, ma è lo scoprire che la foresta esiste davvero. E con tutti i suoi misteri annessi.

Aokigahara, infatti, è un bosco di 35 km² che si estende alla base nord-occidentale del Monte Fuji, ed è noto già dal XIX secolo per l’alto tasso di suicidi compiuti al suo interno.

Se si considera che nel solo 2004 ben 108 persone hanno raggiunto la località per togliersi la vita, si comprende facilmente perché tante leggende di demoni e spiriti siano legate a questo luogo.

La località è ormai diventata il secondo posto al mondo nella quale avvengono il maggior numero di suicidi, secondo solo al Golden Gate Bridge a San Francisco. Le autorità locali hanno perciò deciso di porre dei cartelli all’ingresso in cui incitano i visitatori a rivolgersi a dei medici prima di compiere gesti definitivi. Gesti che purtroppo negli anni si sono ripetuti, al punto che è dal 1970 che una speciale ronda si occupa di trovare e rimuovere i corpi.

GiuliaDafne

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