“La pandemia di Padre Pio” di Stefano Campanella: l’intervista all’autore
La pandemia di Padre Pio
“La pandemia di Padre Pio” è il titolo dell’ultimo libro di Stefano Campanella edito dalla San Paolo e dalle Edizioni Padre Pio da Pietrelcina. L’autore in questo volume ripropone con puntualità storica la vita di Padre Pio negli anni della spagnola, pandemia che fece una grande strage di giovani vite umane, anche tra i familiari del Santo Cappuccino. Immergendosi nelle pagine di questo libro, il lettore avrà la possibilità di crescere umanamente e spiritualmente.
- Stefano quando ha scelto di scrivere questo libro?
L’idea è nata all’inizio dell’attuale pandemia, soprattutto nelle fasi di lockdown nelle quali ero impossibilitato nel recarmi a lavoro. In quel periodo grazie ai riferimenti che i media facevano all’epidemia del Novecento ho ricordato che anche Padre Pio aveva attraversato quella fase, così ho cominciato a cercare un po’ di materiale per capire come il Cappuccino l’avesse vissuta. Ho trovato un primo articolo pubblicato diversi anni fa dal Vice Postulatore della Causa di Beatificazione di Padre Pio, Padre Gerardo Di Flumeri, e sulla base di quella lettura mi è venuta l’idea di scriverci un articolo in chiave attuale. Continuando la ricerca ho trovato così tanto materiale che sarebbe stato difficile e forse anche un peccato condensarlo in un articolo, così è nata l’idea di scrivere un vero e proprio libro.
- Ho trovato diverse analogie tra la pandemia di Padre Pio e quella attuale che tutti noi stiamo vivendo. Una tra le tante, il divieto di svolgere un funerale che è stato subito anche dal nipotino di Padre Pio, Pellegrino. La lettura di questo episodio mi ha riportato alla mente l’immagine di tutti quei camion dell’esercito che nel 2020 portavano via dalla città di Bergamo le povere vittime del Covid-19. Secondo lei il nostro modo di reagire alle stragi è cambiato? Sappiamo ancora affidarci al Signore?
Io mi auguro che proprio l’esperienza di Padre Pio, che ho tradotto nel libro, possa contribuire a diffondere la consapevolezza della necessità di affidarsi al Signore, cercando di guardare a quello che ci accade con una prospettiva diversa. Noi siamo focalizzati su quello che abbiamo intorno, cioè su ciò che è materiale. Se noi provassimo a immaginare, come ha sempre fatto Padre Pio, di essere qui solo di passaggio e che la nostra meta è la vita eterna, a quel punto, forse cominceremmo a guardare le cose con occhi diversi. Non solo non ci farebbe paura la morte ma, come accadeva a Padre Pio, potrebbe scattare anche un desiderio di una vita migliore dove non c’è sofferenza ma eterna felicità.
- Potremmo dire, dunque, che durante la sua vita Padre Pio aiutava le persone nella sofferenza e nelle tribolazioni, a passare dall’uomo vecchio all’uomo nuovo, ovvero l’uomo orientato alla vita eterna. Ma quanto è importante per questo pronunciare il “fiat” e vivere con rassegnazione cristiana?
Se noi comprendessimo che la vita definitiva, la vita senza sofferenze, di eterna felicità è quella verso cui dobbiamo andare, la rassegnazione alla volontà di Dio diventerebbe quasi un fatto naturale e al tempo stesso anche la malattia, la sofferenza e la morte verrebbero precipite come mezzi per purificarsi e raggiungere la pienezza della vita eterna. In quest’ottica Padre Pio non soltanto ha orientato tutta la sua esistenza e tutti i suoi pensieri, ma ha cercato di inculcare questo suo modo di vedere la vita vera anche nei suoi figli spirituali. Ciò non nonostante, Padre Pio ha avuto nei confronti degli ammalati un atteggiamento di compassione nel senso etimologico del termine, cioè ha cercato di aiutarli a portare la propria croce. Ecco perché l’ospedale che lui ha fondato si chiama “Casa sollievo della sofferenza”. La sofferenza non va eliminata perché ha in sé un valore purificatorio, però è chiaro che l’amore, cioè il comandamento unico che Gesù ci ha lasciato, ci deve indurre a essere cirenei gli uni degli altri, come lo è stato Padre Pio e come ha voluto che fossero i medici e il personale sanitario del suo ospedale. In quest’ottica lui ha vissuto anche i rapporti personali con gli ammalati e voleva che il personale di “Casa Sollievo” agisse nei confronti dei ricoverati.
- Studiando Padre Pio quali sono le due caratteristiche del Santo Cappuccino che l’hanno colpita maggiormente?
La straordinaria capacità di sopportare le sofferenze che chiaramente era sostenuta da una grazia particolare che il signore gli concedeva, perché portare per cinquantotto anni i dolori della passione di Cristo non è umanamente sostenibile, i dolori erano molto forti. Mi viene in mente il ricordo di un frate suo compaesano, Fra Modestino, che una volta vedendolo camminare con molta difficoltà gli chiese: “Ma ti fanno così male i piedi?” e Padre Pio gli rispose: “Preferirei mettere la testa per terra anziché i piedi tanto è forte il dolore”. Poi Fra Modestino gli chiese con insistenza di provare questo dolore e Padre Pio glielo fece provare solo per trenta secondi. Fra Modestino riferisce che il dolore era fortissimo, come se una fiamma ossidrica gli si trapanasse il piede, e aggiunge: “Meno male che è durato solo per pochi secondi, perché altrimenti sarei morto di dolore”. Naturalmente Padre Pio non avrebbe potuto sopportare questi dolori per cinquantotto anni senza il sostegno della grazia divina.
D’altro canto quello che mi colpisce di Padre Pio è il grande amore che ha avuto per l’umanità. Tutto questo dolore lui l’ha chiesto per unirsi all’azione redentrice di Cristo e lo ha sopportato con l’obiettivo di convertire i peccatori. Ciò è stato possibile per Padre Pio sia sopportando il dolore sia attraverso la sua grande missione svolta in confessionale, dove arrivava a stare fino a sedici ore al giorno nei momenti di maggiore libertà. Questo ministero lui lo concepiva come il “prosciogliere i fratelli dai lacci di satana”, cioè si rendeva conto che attraverso il sacramento della confessione, non si lavava solo la macchia di peccato ma si andava a ricostituire quella relazione di amore tra l’uomo e Dio che il diavolo cerca sempre di interrompere e che invece Padre Pio cercava di riannodare e rinvigorire per fare in modo che l’uomo peccasse sempre di meno e fosse sempre più in sintonia d’amore con il Signore.
- La seconda parte del volume è dedicata alla Madonna sempre presente nella vita di Padre Pio, in particolar modo durante i sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia. Quali sono le caratteristiche che rendono così particolare il ruolo della Madonna nella vita di Padre Pio?
Una presenza costante e continua perché c’è sempre stata fin dalla tenera età di Padre Pio ed è rimasta fino all’ultimo momento. A Padre Peregrino che lo assisteva in punto di morte, Padre Pio diceva: “Vedo due mamme”, quindi probabilmente in quel momento c’erano la sua mamma carnale Maria Giuseppa De Nunzio e la Madonna che erano venute a prenderlo. Oltre questa presenza costante e continua c’era da parte della Madonna un amore materno nei suoi confronti e da parte del Frate un amore filiale verso la Madre Celeste alla quale affidava le intenzioni più importanti che la gente gli chiedeva.
L’altro aspetto significativo della presenza della Madonna nella vita e nel ministero del mistico Cappuccino, come ho scritto nel libro, è la sua assistenza nei sacramenti più importanti che hanno caratterizzato il sacerdozio di Padre Pio: la celebrazione eucaristica in cui la Madonna lo accompagnava fino all’altare e la confessione nella quale la Santa Madre lo assisteva per entrare nell’intimo del peccatore e portarlo all’unione con Dio.
- Diversi sono i messaggi che Padre Pio lascia all’umanità attraverso la sua vita. In estrema sintesi qual è il messaggio principale che lei vuole diffondere con il suo libro?
Che la vita terrena è di passaggio, siamo tutti proiettati verso la vita eterna. Quello che Padre Pio ha voluto fare è traghettare gli uomini verso la vita eterna, azione che continua tuttora. Per la sorella che si ammalò di Spagnola il Santo Cappuccino non poté fare nulla per salvarle la vita, nonostante fosse una giovane mamma e avesse dei figli ancora piccoli, però la sua presenza in punto di morte, insieme al nipotino deceduto pochi giorni prima e a uno stuolo di angeli, era finalizzata a portare la sorella in Cielo. Anche in questo caso lui ci fa capire che la vera vita è quella del Paradiso, anche se essere strappati dalla vita terrena è doloroso. Comunque noi siamo proiettati oltre l’orizzonte materiale, verso una condizione dalla quale non possiamo aspettarci che eterna felicità.

Stefano Campanella: giornalista, scrittore e direttore di Radio Padre Pio, Tele Radio Padre Pio e Padre Pio Tv. Responsabile dell’Ufficio Stampa dei Frati Cappuccini della Provincia religiosa di Sant’Angelo e Padre Pio.