La protesta dei pastori sardi, il simbolo dell’Italia che non si arrende

Violata la tregua di tre giorni e insoddisfazione per il pre-accordo a 72 centesimi al litro: i pastori non si fermano

Ci fa impressione, ci fa quasi rabbrividire, vedere quel latte bianco, candido, frutto del lavoro dei lavoratori sardi, frutto del loro sudore e del loro impegno, frutto della fatica di tante pecore, che si riversa sulle strade della Sardegna. Ci fanno impressione quelle taniche di metallo buttate con disprezzo a terra, che rovesciano e rendono inutilizzabile tutto quel latte, le frasi sprezzanti dei pastori, gli applausi dei loro concittadini. Ci chiediamo, ma non poteva essere fatta in quest’altro modo la protesta? La risposta, purtroppo, è no.

Siamo tra i migliori del mondo, ma servono tutele

Che i pastori sardi, così come tutti i piccoli produttori, siano in difficoltà non è una novità. L’Italia viene trainata, sin dalla sua unità, dall’agricoltura e dalla pastorizia, esportando prodotti di qualità invidiata in tutto il mondo. Ma la globalizzazione ha colpito duramente queste categorie, le quali producono in un Paese che non aiuta ad essere competitivi sul fronte dei prezzi. Ma sono circa vent’anni che i pastori sardi gridano e fremono per difendere i loro diritti, chiedendo un prezzo dignitoso per il loro lavoro. Non un prezzo eccessivo, un prezzo dignitoso.

Le prime proteste non sono state ascoltate

Era il 2001 quando alcuni pastori sardi formarono una delegazione per andare al G8 e ottenere sostegno, visibilità, supporto per il continuo ribasso dei prezzi del latte per il pecorino. A quel primo segno di insofferenza, sono seguite proteste con cadenza periodica fino ad oggi quando, con 60 centesimi al litro, si è arrivati all’esasperazione. È nata così questa protesta fatta di latte versato, latte buttato, e tanta risonanza mediatica. Il tavolo delle trattative è stato aperto e una tregua è stata raggiunta almeno per qualche giorno. Gli incontri di questi giorni hanno come protagonisti attori importanti, dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini, al Ministro delle politiche agricole Gian Marco Centinaio, ai rappresentanti dei pastori, alla Coldiretti. Inizialmente, un pre-accordo, sembrava aver calmato gli animi, fissando i 72 centesimi al litro; ma ieri un altro gesto di protesta nell’oristanese ha dimostrato che i pastori, o almeno alcuni di loro, non la pensano così. D’altra parte, dicono i dati Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) l’importo minimo garantito dovrebbe essere almeno di 74 centesimi.

Sempre secondo il pre-accordo, il prezzo, che ora si attesta anche sotto i 60 centesimi, dovrebbe crescere grazie a delle azioni mirate e all’aiuto dello Stato, fino ad arrivare alla soglia di un euro richiesta dai pastori. La Coldiretti, insoddisfatta dei 72 centesimi di partenza, vede comunque nei fondi messi a disposizione dal Governo per acquistare 67.000 quintali di pecorino in eccedenza, un ottimo inizio.

Non riusciamo ad essere competitivi sui prezzi

Possiamo dire che dei risultati saranno sicuramente raggiunti, finalmente, ma anche che i pastori sardi hanno dovuto compiere delle azioni “estreme” per essere ascoltati. Azioni estreme che, in vista delle elezioni regionali, non possono essere ignorate.

Siamo nel 2019, nell’epoca dell’abbondanza e dello spreco, del consumo eccessivo e degli alimenti a prezzi stracciati. Siamo negli anni della guerra al ribasso dei prezzi, dove consumatore e produttore sembrano aver trovato un accordo silenzioso, segreto, su una concorrenza al risparmio disposta ad accettare qualsiasi compromesso. Ma su qualcuno questo compromesso cade e colpisce, e come sempre non sono le grandi catene di supermercati, o i grandi marchi di prodotti alimentari, ma sono i piccoli produttori, quelli che non riescono a reggere questa caduta libera dei prezzi.

“Tutto il comparto agricolo è vittima di un sistema che non può più reggere, che vede riconosciuti dall’industria e dalla grande distribuzione prezzi all’origine ben al di sotto dei costi di produzione” ha dichiarato in una nota Nicodemo Podella, presidente Cia-Agricoltori Italiani della Calabria. “Lo ribadiamo da anniha aggiuntoi produttori sono costretti ad aumentare spropositatamente il volume delle produzioni per potere sperare di rientrare almeno nei costi. Il sostegno alla lotta degli allevatori di tutta Italia – ha concluso Podella – è oggi una priorità, così come in passato abbiamo fatto con gli agricoltori olivicoli”.

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