L’inerzia che ha ucciso la stagione della Roma

Il 23 settembre 2018 la Roma perde 2-0 a Bologna, contro una squadra che non aveva ancora segnato nelle sue prime 4 giornate di campionato e si trovava nei bassi fondi della classifica prima di quel match. Una sconfitta tanto netta quanto inaspettata, che rappresenta il primo vero campanello d’allarme di una stagione sempre più disastrosa. In quel momento, la squadra giallorossa ha soli 5 punti totalizzati in 5 partite, con 9 gol presi e 7 realizzati e un’identità di gioco praticamente inesistente. La situazione è talmente grave che il presidente James Pallotta, dall’America, si dichiara “disgustato” dalla prestazione dei suoi ragazzi, lanciando un chiaro messaggio nei confronti dell’allenatore, da sempre il primo responsabile di quello che succede in campo. Ma, nonostante tutto questo, la dirigenza romanista, guidata in primis dal ds Monchi, scarta l’opzione dell’esonero e decide di continuare con Di Francesco e di dare ancora fiducia al suo lavoro. L’unico vero provvedimento preso è quello di mandare tutti i giocatori in ritiro per due giorni, in vista della successiva partita contro il Frosinone. In effetti, la misura sembra sortire gli effetti voluti per qualche tempo, portando a 4 vittorie consecutive, compreso l’importantissimo successo nel derby d’andata per 3-1. Poi però, dopo la pausa delle Nazionali, la situazione torna inevitabilmente e incredibilmente la stessa, con la Roma che perde contro la Spal in casa in modo anche abbastanza imbarazzante, segno evidente che i problemi della squadra sono più pesanti e radicati di quello che si poteva pensare. Ma i dirigenti giallorossi decidono di continuare imperterriti a puntare tutto su Difra, anche se ormai questa loro presa di posizione sembra a tutti sempre più il frutto non di una convinzione sulla bontà del suo operato, bensì di una totale incapacità di ammettere le proprie colpe ed agire di conseguenza.

Da quel Bologna-Roma del 23 settembre sono passati più di 5 mesi. La situazione dei giallorossi, però, è sempre la stessa. Gioco inesistente, prestazioni scadenti, risultati altalenanti, infortuni continui e giocatori che non sembrano in grado di affrontare le normali avversità che una partita di calcio presenta di solito durante i 90 minuti di gioco. La società ha avuto più volte l’occasione di dare una scossa ad una squadra continuamente sull’orlo del baratro, cacciando definitivamente un allenatore sempre più in confusione, probabilmente inadeguato a gestire una piazza importante come quella di Roma, che può essere davvero spietata quando vuole. È vero, i calciatori sono sempre sembrati dalla sua parte, ma ciò spesso non basta per creare un gruppo solido e competitivo. Nel caso della Roma, i segnali sono stati numerosi ed inequivocabili, ma ogni volta la dirigenza si è ostinata ancora a percorrere una strada che era evidentemente un vicolo cieco. È stato così dopo la dolorosa sconfitta con l’Udinese a novembre, dopo l’incredibile pareggio di Cagliari di inizio dicembre, dopo la fortunosa e immeritata vittoria in casa contro il Genoa, dopo il catastrofico 7-1 contro la Fiorentina di Coppa Italia di inizio febbraio e infine dopo il vergognoso crollo nel derby di settimana scorsa per 3-0. Tutte partite giocate in modo ridicolo, tanto da portare la maggior parte dei tifosi romanisti ad invocare a gran voce l’esonero del tecnico. Anche perché, a prescindere dalle sue grandi e certe responsabilità, questa è sempre stata l’unica mossa possibile nel mondo del calcio per svoltare una stagione travagliata. Ma nemmeno questo è bastato per far cambiare idea ai dirigenti della Roma, che così hanno dato vita ad uno spettacolo terrificante, in cui l’allenatore è stato messo perennemente in discussione ad ogni risultato negativo ma mai fino in fondo, riuscendo a trovare sempre alla fine un motivo buono o una scusa per tenerlo sulla panchina giallorossa.
Ma l’appoggio fornito a Di Francesco era evidentemente solo di facciata. Non solo perché in realtà la società ha posto più volte un ultimatum al tecnico, esponendolo alle feroci ed inevitabili critiche dell’ambiente romanista e destabilizzandolo così ulteriormente. Ma anche perché non ha provveduto ad intervenire sul mercato di gennaio, decidendo di non rinforzare minimamente una squadra che aveva mostrato a più riprese delle carenze palesi e una difficoltà intrinseca a rispondere adeguatamente agli stimoli e alle richieste del proprio allenatore. In più, i dirigenti hanno spesso fatto trapelare ai media locali che i motivi della loro ostinazione su Difra erano legati soprattutto ad una mancanza di alternative convincenti a disposizione, e non ad una vera e piena fiducia nelle sue capacità. Non capendo, però, che a quel punto la scelta di cambiare tecnico era semplicemente obbligatoria per provare ad invertire la rotta di una stagione sempre più fallimentare, a prescindere da chi avessero scelto come sostituto. Invece, pur di non riconoscere i propri errori e difendere il proprio orticello personale, a Trigoria hanno preferito aspettare e rimandare continuamente il problema, nella speranza che le cose cambiassero magicamente da sole. E così hanno finito solo per creare i perfetti presupposti per una stagione terrificante, che si chiuderà ancora una volta senza trofei, con diverse umiliazioni e con il rischio di non raggiungere nemmeno il traguardo minimo ed economicamente indispensabile del quarto posto in campionato.

Dopo la sconfitta dell’altra sera contro il Porto, che ha provocato l’uscita della Roma dalla Champions League di quest’anno, i dirigenti giallorossi hanno finalmente deciso di intervenire e di provare a sistemare le cose, cacciando Di Francesco e optando per Claudio Ranieri al suo posto. Una scelta ormai più che inevitabile, ma sicuramente tardiva, dopo mesi di totale scempio in campo e fuori. Tutti i romanisti, ovviamente, sperano che ora si riesca comunque a ribaltare la situazione e a salvare almeno la faccia in campionato. Ma non possono non porsi una domanda a questo punto: come sarebbero andate le cose senza questa maledetta inerzia societaria che ha virtualmente ucciso la stagione della Roma, relegandola a vivere un’annata calcistica fatta solo di delusioni ed umiliazioni? Purtroppo nessuno, per colpa dei dirigenti giallorossi, potrà mai saperlo davvero.

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