Matteo Faustini: “Ero uno stagno, ora sono diventato un fiume”. La libertà di scegliere chi diventare con “Siamo nati liberi”

Matteo Faustini ©️ CHAOSLAB SRL — Silvia Menotto.jpg

Quattro anni possono sembrare un tempo lungo, soprattutto nella musica. Per Matteo Faustini, però, non sono stati un’assenza, ma un periodo di trasformazione. Lontano dalle nuove uscite discografiche, il cantautore ha continuato a vivere il palco, a scrivere e, soprattutto, a mettersi in ascolto delle persone. Un percorso che oggi trova il suo punto di arrivo – e insieme un nuovo inizio – in “Siamo nati liberi”, il singolo che segna il suo ritorno e che nasce da un’intensa esperienza vissuta all’interno dell’Istituto Penitenziario di Canton Mombello, a Brescia.

Un brano che affronta temi profondi come la libertà, il senso di colpa, il perdono e la possibilità di ricominciare, senza rinunciare a un’energia pop capace di trasformare il dolore in speranza. Al centro non c’è solo la libertà negata dalle sbarre, ma quella più difficile da conquistare: liberarsi dai giudizi, dalle aspettative e dalle prigioni interiori che spesso costruiamo da soli.

Per Matteo Faustini, questo ritorno discografico è il risultato di un percorso iniziato molto prima della pubblicazione del nuovo singolo. Dopo il successo ottenuto con il Festival di Sanremo 2020 e due album all’attivo, l’artista ha attraversato una fase di cambiamento umano e creativo, un tempo in cui ha continuato a scrivere ma anche a interrogarsi sul motivo stesso per cui sceglie di fare musica. Un periodo che lui stesso racconta come il passaggio da uno “stagno” a un “fiume”: dalla staticità dell’attesa alla necessità di muoversi, trasformarsi e seguire una direzione.

A dare forma a questa nuova consapevolezza è stata soprattutto l’esperienza vissuta nel carcere di Canton Mombello, dove Matteo ha realizzato un laboratorio umano e musicale durato otto mesi. È proprio da questo incontro che nasce “Siamo nati liberi”: dalla scoperta, apparentemente paradossale, di sentirsi più liberi proprio in un luogo in cui la libertà sembra essere stata negata. Attraverso il confronto con i detenuti, Matteo ha compreso come le prigioni più difficili da superare non siano sempre quelle fisiche, ma quelle invisibili che ognuno costruisce dentro di sé, alimentate dal giudizio, dalla paura e dal senso di colpa.

Nel brano emerge anche una riflessione molto personale sul perdono e sul rapporto con la colpa. Riprendendo alcuni versi della liturgia cattolica, Matteo trasforma un linguaggio familiare a molti in una domanda più ampia sull’essere umano: può bastare un’assoluzione esterna se prima non arriva quella interiore? Una ricerca che attraversa la sua scrittura e che porta al centro un concetto fondamentale: imparare a perdonare sé stessi.

Con “Siamo nati liberi”, Matteo Faustini firma così una canzone che non racconta una libertà assoluta o priva di conseguenze, ma una libertà fatta di scelte, responsabilità e possibilità di cambiamento. Perché, come canta nel brano, “chi sarò domani non lo so, io domani posso sceglierlo”: una frase che diventa il simbolo di un percorso artistico e umano ancora in movimento.

Abbiamo incontrato Matteo Faustini per parlare di questo nuovo capitolo della sua musica, degli anni che lo hanno portato fino a qui e di cosa significhi oggi scegliere, ogni giorno, di stare bene.

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