Migrazione: una responsabilità di tutti! Al vertice di Tallinn, tuttavia, l’Italia resta l’unico approdo

Era il 1995 e il telegiornale mandava in onda l’immagine di una grande nave con a bordo tanti, troppi disperati in fuga dalla guerra dei Balcani. Avevo appena sei anni e acquisì più tardi coscienza di cosa fosse la guerra. Nonostante non l’abbia mai vissuta in prima persona, quell’immagine è rimasta misteriosamente impressa nella mia memoria.

Oggi non nascondo che, mentre scrivo, posso solo immaginare la paura, la disperazione, la fame, la povertà, che costringono migliaia di migranti in fuga. Uomini, donne e bambini ammassati su gommoni di fortuna o su piccole imbarcazioni, che rappresentano ancore verso una salvezza, piena di incognite. La guerra e la povertà spingono migliaia di persone ogni giorno a lasciare il paese di origine. Molti muoiono in mare, mentre altri, invece, sono costretti a vivere nei centri di accoglienza per mesi o anni, senza un domani.

L’ITALIA UN PAESE DI MIGRANTI. Sebbene solo in parte, la mia famiglia è composta di migranti. Alcuni lontani parenti, infatti, sono stati costretti ad emigrare all’estero – Germania, Belgio, Inghilterra o oltreoceano – all’inizio del Novecento. L’italiano è stato o è oggi un migrante. Quanti giovani sono costretti ad emigrare all’estero alla ricerca di un lavoro meritocratico o di fortuna professionale? Le notizie raccontano però un’Italia disunita di fronte all’emergenza migranti e un’Europa incapace di affrontare, in modo concreto, l’impotente flusso migratorio degli ultimi cinque anni. Nel nostro paese, per esempio, la legge sullo ius soli potrebbe costituire un importante strumento di accoglienza. La sua approvazione è però ancora oggetto dell’empio ostruzionismo della Lega Nord e del M5S, che costringerà il Governo a chiedere la fiducia, nonostante il provvedimento necessiti di unità politica.

L’EMPASSE EUROPEO E IL VERTICE DI TALLINN.  L’Europa è sempre più chiusa, a causa dei prepotenti nazionalismi. Molti paesi dell’est Europa, infatti, hanno da tempo chiuso le frontiere ai migranti. Il “rivoluzionario” neo presidente francese Macron, con le sue ultime dichiarazioni, ha confermato la disaffezione e l’incapacità della politica di affrontare concretamente l’emergenza. La Spagna, il Portogallo e persino la Grecia hanno detto basta all’accoglienza, senza distinguere tra migranti economici, vittime della tratta di esseri umani, rifugiati o richiedenti asilo. Ogni giorno che passa, i migranti sono sentiti come invasori.

Al vertice di Tallinn si è tentato un cambio di direzione, sebbene gli accordi presi non abbiano valore vincolante. I paesi europei hanno discusso sulle ricollocazioni dei migranti – rifugiati o richiedenti asilo – sulla gestione degli sbarchi e sul codice di comportamento vincolante per le Ong, impegnate nei soccorsi in mare. Al vertice, conclusosi ieri, la delegazione italiana ha presentato perciò le sue proposte, chiarendo l’assoluta necessità che ciascun paese europeo dia il proprio contributo ed aiuto, l’esigenza di un Europa unita e l’urgenza di contrastare fenomeni criminali legati agli attuali flussi migratori. L’Italia è riuscita ad ottenere solo in parte un risultato politico positivo. Il nostro paese ha infatti ottenuto il consenso dei paesi europei sugli interventi in Libia – con un aumento dei fondi alla guardia costiera e il rifinanziamento del Trust Fund Africa quale centro di coordinamento dei soccorsi a Tripoli – e il sostegno al codice di condotta per le Ong. Nonostante il vertice di Tallinn, l’Europa è ancora in un’empasse politica, che non risolve il problema degli sbarchi. Nessun paese europeo – compresa la Germania che aveva dichiarato di sostenere il nostro paese – ha accettato la “regionalizzazione delle operazioni di salvataggio”, possibile soltanto attraverso una revisione dell’operazione di sicurezza Triton, varata nel 2014. La Francia, la Germania, la Spagna, il Portogallo hanno ritenuto inutile aprire i porti ai migranti, lasciando l’Italia, ancora una volta, l’unico approdo in Europa.

Chiara Colangelo

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