Mondo digital: opportunità o distruzione?

In un mondo sempre più digitalizzato c’è da chiedersi se l’infinita rivoluzione tecnologica sia davvero così conveniente come si crede.

Poco tempo fa l’esperto di cybersicurezza Bruce Schneier ha dichiarato che “nel 21esimo secolo per essere pienamente funzionanti le persone devono possedere carte di credito, portare cellulari, avere indirizzi e-mail e account di social media”.

Come dargli torto?

Tuttavia, l’essere costantemente connessi comporta che siamo sottoposti a una forma di sorveglianza di massa che mette a rischio la protezione dei nostri stessi diritti fondamentali.
Sono sempre più numerose, infatti, le aziende che intercettano e analizzano i milioni di dati che ogni giorno rilasciamo in rete per poter individuare le nostre abitudini più intime ed elaborare , poi, strategie di marketing vincenti.

In qualità di consumatori dovremmo essere sempre più preoccupati per la nostra vita e invece continuiamo a comportarci da vassalli fedeli alla mercé di potenti signori feudali, impotenti e incapaci di trovare una valida alternativa .
Di fatto la sorveglianza tecnologica è ormai parte integrante della vita quotidiana e specialmente negli ultimi anni si è evoluta in maniera incontrollata, destinata ad aumentare con l’incessante sviluppo delle nuove tecnologie, si pensi ad esempio all’ internet of things.

Sicuramente vivere in un mondo automatizzato e godere di servizi tecnologici sempre più personalizzati non può che essere una comodità, ma ci si è mai chiesti a che prezzo?
Probabilmente l’utente non si è mai chiesto a quanto della propria privacy e della propria libertà debba rinunciare.
Tuttavia, c’è anche chi ritiene che rinchiudersi in posizioni di chiusura nei confronti di quella che a tutti gli effetti può considerarsi una “digital disruption” significherebbe perdere le possibilità che questo mondo altro offre.
È proprio in questo contesto che prende vita l’elaborazione del nuovo regolamento europeo per la protezione dei dati personali, applicabile a partire dal 25 maggio 2018 e che rappresenterà un netto punto di svolta rispetto al passato, ma una buona regolamentazione, pur essendo essenziale, non è da sola sufficiente per affrontare l’impatto di questi processi sulle società.
L’attenzione ai Big Data, infatti, non può riguardare soltanto le implicazioni scientifiche e tecniche o gli effetti delle innovazioni sull’economia, ma anche l’impatto che tale fenomeno ha sugli individui.
È necessaria, dunque, una nuova consapevolezza da parte delle opinioni pubbliche e un uso più responsabile delle piattaforme online, se non addirittura un rafforzamento dell’alfabetizzazione digitale.

Abbandonato il Big Brother orwelliano oggi rimangono solo molti Little Brothers (come Google, Facebook, Netflix, Amazon) che dispongono di enormi quantità di dati che vogliono monetizzare.

Con la consapevolezza di non poter impedire tali fenomeni , bisognerà almeno cercare di non subirli passivamente, così da essere gli unici spettatori di se stessi.

Carmen Camarca

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