Pablo Neruda è ancora vivo! Por un mañana con verdad, justicia y reparación

Lo pseudonimo di “Neruda” gli venne dall’autore de “I racconti di Mala Strana”, Jan Néruda. L’autore boemo di poesie, di articoli di viaggio.

Il nostro Ricardo rimase affascinato da quella narrativa così lontana per lingua ed estetica e scelse di chiamarsi col nome Pablo per onorare Paul Verlaine e col cognome Neruda, in onore di Jan Néruda, questo aedo che aveva la forza di saper parlare agli ultimi.

Jan Néruda visse povero e raccontò il suo quartiere e le storie che vi accadevano. E al suo funerale c’era una folla a salutarlo. Sembra un po’ l’ambiente delle storie cantate da De André che si rifà a Spoon River Anthology.

Pablo Neruda e Gabriela Mistral a Isla Negra, Cile

 Pablo Neruda nella memoria.

Il nipote di Pablo Neruda (pseudonimo di Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto) cerca la verità sulla morte dello zio. Quarantadue anni dopo. Non esiste prescrizione per la verità. Tanto più che Il Governo Cileno ha ammesso che potrebbe non essere stata naturale.

Nell’auditorium della biblioteca di Como, il 21 aprile scorso, si sono tenuti sul filo dei diritti umani, della poesia e della musica, due incontri sul Caso di Pablo Neruda, un’altra vittima e di chi? 

Sono stati presenti il nipote di Neruda, avvocato Rodolfo Reyes che, insieme alla moglie, Elisabeth Flores Pérez, hanno fatto riaprire le indagini sulla morte dell’illustre poeta.

Tra i testimoni presenti all’incontro, l’avvocato Andrea Speranzoni, parte civile nel Processo Condor che, nei mesi passati a Roma, ha registrato otto condanne all’ergastolo per i torturatori dei regimi sudamericani degli anni Settanta.

Processo Condor è il primo riconoscimento in una sede istituzionale dell’esistenza del piano (Piano Condor), che ha dato il nome al processo, orchestrato dalle dittature di Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay e Uruguay, con l’appoggio degli Stati Uniti.

 

In verde i Paesi partecipanti all'operazione, in verde chiaro quelli attivi solo sporadicamente.
In verde i Paesi partecipanti all’operazione, in verde chiaro quelli attivi solo sporadicamente.

 

È seguito anche il racconto attraverso la voce di Pietro Berra, giornalista de La Provincia, del salvataggio nel 1974, attraverso il confine italosvizzero, di 393 profughi cileni, grazie al pastore svizzero Guido Rivoir, autore del libro Le memorie di un valdese.

Passaggio in Italia del poeta Neruda.

L’Italia fu uno dei paesi dell’esilio di Neruda. Il nipote con la moglie sua collega di studio torna a calpestare i luoghi che hanno visto lo zio protagonista del mondo culturale italiano negli anni 50.

Neruda sbarcò nel 1953 a Capri, la “reina de roca”, regina di rocce, così definita da Pablito nella poesia “Chioma di Capri”.

Luogo in cui visse pienamente la sua relazione con Matilde Urrutia, che sposò alla luce della luna.

Incidente di percorso a Napoli.

Amava l’Italia ed elesse a dimora dei suoi anni d’esilio l’isola, grazie ad un ordine di espulsione da Napoli.

C’è una ricostruzione romanzata assai verisimile e anche efficace (dal romanzo La prima luce di Neruda di Ruggero Cappuccio) della situazione che si trovava a vivere in quel momento Neruda.

Quando i poliziotti arrivano a bussare è l’Es muss sein, il Deve Essere descritto da Milan Kundera (Insostenibile leggerezza dell’essere) che bussa. La porta della camera in via Caracciolo non si apre subito, è chiusa sui pensieri del poeta che si rincorrono nella stanza.

Lui riceverà il decreto di espulsione in caserma dove viene portato. Intanto una comunicazione della camera dei deputati, senza firma, viene trasmessa a Matilde che si trova a Roma, in una pensione.

Viene messa a conoscenza dell’espulsione e che Neruda sarà alla stazione Termini, per proseguire in Svizzera/Francia. Lei si prepara per raggiungerlo all’ora indicata, ma non sa se potrà avvicinarsi anche per un attimo. La donna che appare in stazione però è la moglie di Neruda e la donna-amante Matilde si eclissa.

quando avevamo voce

Il decreto viene realmente sospeso. Neruda potrà rimanere in Italia. Gli intellettuali e i politici della sinistra italiana allora fecero pesare la loro voce.

Da Confesso che ho vissuto si estrapola quello che Neruda diceva a proposito dei suoi “delitti”.

Decise di spostarsi da Napoli e fu ospite di Edwin Cerio, per interessamento di Gaetano Macchiaroli, allora libraio, fondatore della Federazione comunista a Napoli, nella villa di via Tragara, dove compose versi appassionati per la sua donna, che finalmente lo aveva raggiunto (raccolti in “Los versos del Capitán” e “Las uvas y el viento”).

Dopo il soggiorno a Capri, Neruda si spostò a Sant’Angelo d’Ischia.

Inchiesta dopo inchiesta.

Rodolfo Reyes, nipote del premio Nobel, Pablo Neruda, da tempo cerca la verità sulla sua morte.

Ricordiamo che la morte è avvenuta il 23 settembre 1973, dodici giorni dopo il golpe di Pinochet.

Il tutto è cominciato nel 2011, dopo le rivelazioni dell’autista di Neruda, Manuel Araya.

Una prima inchiesta si è avuta nel 2013 su richiesta del partito comunista cileno a seguito proprio delle rivelazioni dell’autista del poeta.

La famiglia che ricevette la versione ufficiale del governo di Pinochet, si può dire che abbia sempre sospettato l’intervento di terzi, anche perché non sono mai state condotte indagini approfondite sul caso.

Nella prima inchiesta i test tossicologici non diedero evidenze probanti l’omicidio. Non furono trovate, al di là della presenza di metastasi, prove della presenza di agenti chimici rilevanti da collegare alla sua morte.

Nel 2015 è stato ottenuto un supplemento di inchiesta e la riapertura dell’indagine, con nuovi esami scientifici sui reperti biologici prelevati, alla ricerca di metalli pesanti.

Nel maggio 2015 un team medico spagnolo ha ritrovato proteine anomale nelle ossa di Neruda, non riferibili a farmaci, alcune legate al cancro e altre a un’infezione improvvisa e rapida da Staphylococcus aureus

Pablo, Ricardo, Neruda
Pablo Neruda giovane
I dubbi persistenti hanno escluso l’archiviazione.

Anzi, è lo stesso governo cileno ad aver istituito presso il dipartimento per i diritti umani, due commissioni scientifiche che, nel novembre 2015, hanno redatto un documento reso successivamente pubblico.

In esso i dubbi si sottolineano fino ad affermare che è “possibile e altamente probabile l’intervento di terzi”, essendo stata applicata al paziente  “un’iniezione o somministrato qualcosa per via orale che ha fatto precipitare la sua prognosi in appena sei ore”.

Dato il lungo tempo trascorso la prima perizia non riuscì a stabilire, ha dichiarato Rodrigo Lledò, avvocato dell’area dei diritti umani del ministero degli Interni, se ci fosse una qualche presenza di veleni iniettati nel corpo di Neruda.

Con la seconda perizia si dovrà verificare se c’è stato un danno cellulare nelle proteine.

Dalle rivelazioni ai dubbi sulla versione ufficiale del 1973.

Tra le rivelazioni convinte dell’autista, Manuel Araya, e i referti non discriminanti delle prime perizie medico legali, finalmente si procede a cercare la verità.

Manuel Araya racconta di strani fatti accadutigli, quando si recò quella sera, aveva 27 anni, in macchina a prendere un farmaco che potesse lenire il dolore accusato dal poeta dopo una iniezione, un antidolorifico, hanno detto i medici, letale, a dire dell’Araya.

Allora era guardia del corpo, segretario e autista del poeta: fu insultato, picchiato e torturato. Venne trasferito allo Stadio Nazionale, dove la dittatura spediva i suoi oppositori. E fu lì che, Il giorno dopo, l’arcivescovo Raúl Silva Henríquez lo riconobbe e gli annunciò la morte del poeta.

Pablo Neruda, fotografato nella sede della Biblioteca del Congresso, Washington DC, 1966

Neruda era in clinica non perché si fosse aggravato, semmai per aspettare un volo del governo messicano per fuggire in esilio.

Araya è sopravvissuto alla falcidia del regime di Pinochet, rimanendo nascosto in casa di amici in quegli anni. “Nessuno mi dava lavoro, finché nel 1977 cominciai a fare il tassista”.

Nessuno dei collaboratori di Pablo Neruda è vivo tranne lui. Anche Homero Arce, suo segretario personale, venne ucciso nel 1977.

Mantenne i contatti con l’ultima moglie di Neruda, Matilde Urrutia: “Non volle mai parlare dell’omicidio. Ho smesso di vederla per questo. Siamo diventati nemici. Ho bussato a tante porte. Anche a quella del presidente Eduardo Lagos. Nessuno mi ha dato ascolto. Né i politici, né i media”.

Nel 2011, un giornalista della rivista messicana Proceso pubblicò la sua storia. E solo allora ebbe ascolto presso il partito comunista e Rodolfo Reyes, nipote di Neruda.

Da qui si riuscì su denuncia di parte a ottenere la riesumazione nel 2013.By Revista argentina Siete días ilustrados [Public domain], via Wikimedia Commons

La ripresa dell’inchiesta avvenne quando Mario Amorós, nel suo testo storico Neruda, El príncipe de los poetas, rivela il rapporto segreto (che sarà reso pubblico!) del Programma per i diritti umani del ministero dell’Interno, inviato il 25 marzo 2015, al magistrato Mario Carroza Espinosa, responsabile del procedimento.

Neruda e Manuel Araya si trovano a Isla Negra e, in quell’11 settembre del ’73, Pinochet attua il colpo di stato. Senza telefono, nello slargo di mare davanti all’isola, c’è una nave da guerra con i cannoni. Nella giornata del 14, arrivano i militari e perquisiscono la casa.

Neruda parla con il suo medico, il dottor Roberto Vargas Salazar, che gli dice che si sarebbe liberata la stanza 406, di lì al 19 settembre, presso la Clinica Santa Maria.

Neruda è sempre in compagnia del suo autista, notte e giorno, in clinica. La domenica, 23 settembre, Neruda chiede al suo autista di andare con Matilde a Isla Negra per prendere i bagagli.

Lì arriva a Matilde la richiesta di correre subito in clinica.

Giunti nella stanza, Neruda dice che gli hanno fatto una iniezione e che sta male. Un medico della clinica chiede all’autista di andare a prendere una confezione di Urogotan, un farmaco per la gotta (?!).

E, Manuel, una volta fuori in macchina non avrà modo più di vedere Pablo Neruda vivo, se non 40 giorni dopo la sua prigionia.

Ora Araya aspetta il verdetto. È la sua ultima commissione per Pablo Neruda.

Fonti

Caso Neruda, a Como

Manuel Araya, l’autista di Neruda

Neruda. Príncipe de los poetas

Documento gobierno del Chile

Intervista a Rodolfo Reyes

Approfondimenti

Who is Pablo Neruda

Notizie Pablo Neruda

Sulle vittime di Pinochet

Piano Condor

Processo Condor

Foto

Wikimediacommons

Pixabay.com

Video

Se tu mi dimentichi, Pablo Neruda, recitata da Ferruccio Amendola

Filmografia

Il Postino di Michael Radford e Massimo Troisi

Neruda di Pablo Larraín

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