Perché a nessuno importa dello Yemen?

Guardando la cartina politica dello Yemen, sembra che questo Stato non esisti più. Sembra che sia stato sostituito da porzioni di territori controllate dalle fazioni che si contendono il dominio del Paese, alcune aiutate da terroristi ed integralisti quali Al-Qaeda e Daesh (ISIS).

La guerra che dal 2015 vede un susseguirsi di raid, violenze e una crescente carestia all’interno della popolazione, non trova un vero appiglio nella stampa e nella comunità internazionale, nonostante gli allarmi degli ispettori dell’ONU e i servizi sul campo condotti da reti esperte come CNN e BBC (https://www.youtube.com/watch?v=bTrUPeGMMFc  https://www.youtube.com/watch?v=Au1-aftlgAA). E sembrano anche inutili gli sforzi per una soluzione diplomatica, l’ultima annunciata dal Segretario di Stato Americano Mike Pompeo appena due mesi fa.

Oltre alle atrocità che accompagnano ogni conflitto pluriennale, questo Paese sta subendo beffe oltre che danni. Questo protratto silenzio per un conflitto che si avvia al suo quarto anno ha dell’inspiegabile, soprattutto considerando le rotte commerciali petrolifere che dovrebbero aiutare lo Yemen a guadagnare attenzione politico – strategico, e quindi, un tempestivo intervento da parte delle potenze occidentali. Ma proprio queste potenze sono solo marginalmente coinvolte. Non contando gli Stati Uniti e il Canada, solo Francia e Gran Bretagna sono impegnate sul campo in supporto al governo yemenita di Hadi, forse anche per cercare di sgominare in un solo colpo sia Al-Qaeda sia l’ISIS. Dal punto di vista europeo, l’Unione si sta muovendo tramite canali di stampo legale, chiedendo l’embargo di armi verso tutti combattenti in Yemen. L’assidua presenza dell’Arabia Saudita e dell’Iran all’interno del conflitto rende difficile il coinvolgimento di servizi umanitari e di denuncia dei diritti umani e, quasi sempre Organizzazioni Non Governative. Inoltre, vanno considerate le differenze religiose nel conflitto, dato che le forze fedeli al governo di Hadi vengono spalleggiate anche dai maggiori Stati arabi sunniti (come l’Arabia Saudita), mentre i combattenti fedeli a Huthi si rimettono nelle mani dello sciita Iran. Sconfiggere l’Iran partendo dalla guerra in Yemen sarebbe un’ottima opportunità per l’America per stringere un legame politico – militare più resistente con i Paesi sunniti in Medio Oriente e per lanciare un chiaro messaggio di superiorità nei confronti dell’Iran. Tuttavia, gli interessi politici spesso non coincidono con quelli umanitari. Il caso della piccola Amal non è raro in Yemen e molto fa pensare anche l’amministrazione Obama, dichiaratasi vicina ai diritti umani e al tempo guidata da un Premio Nobel per la Pace.

Alcune fonti riportano la discrepanza di trattamento riservata al conflitto in Siria e a quello in Yemen, come se le vittime yemenite valessero meno di quelle siriane dal punto di vista mediatico e di impegno internazionale. Ma d’altronde, la teoria realista insegna che ogni Stato tende a massimizzare i propri guadagni anche a scapito di quelli degli altri Stati. La guerra in Yemen lo conferma.

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