“Quello che resta” di Jess Walter: un’America divisa tra paura, complotti e legami familiari

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Quello che resta

Quello che resta

“Quello che resta” di Jess Walter, edito da Nutrimenti, è un romanzo contemporaneo, per certi versi cupo e inquietante, perché racconta un tempo presente, un’America attraversata dalla violenza, dalla paura e da profonde fratture culturali e politiche. Lo stile è avvincente, ironico e, allo stesso tempo, ricercato.

È una storia familiare che ha come protagonista Rhys Kinnick, un uomo che ha scelto di allontanarsi dal mondo e dalla propria famiglia, fino a quando il passato non torna a cercarlo.

Sono passati sette anni da quando Rhys Kinnick ha deciso di abbandonare la famiglia dopo l’ennesimo, violento scontro con Shane, il genero complottista e fondamentalista religioso, qualche settimana dopo le elezioni del 2016. Ma una lettera della figlia Bethany, consegnatagli dai nipoti che a malapena riconosce, lo riporta brutalmente alla realtà: i bambini sono in pericolo e hanno bisogno di un luogo più sicuro della casa del padre, che ha aderito a una milizia cristiano-nazionalista. E poco importa se il capanno di Rhys non ha elettricità né bagno interno, se lui ha gettato da tempo il cellulare e se i procioni si servono liberamente delle provviste che riceve ogni mese. Per quei bambini farà tutto ciò che è necessario.

A rendere la situazione ancora più drammatica c’è il timore che Shane possa aver ucciso Bethany, nel frattempo scomparsa. Quando poi i membri della milizia rapiscono i nipoti, Rhys, ex giornalista ambientale logorato dalle delusioni, comprende di dover rientrare in quel mondo dal quale aveva cercato di fuggire.

Con l’aiuto di un detective in pensione affetto da disturbo bipolare e della sua caustica ex fidanzata, si mette in viaggio in una folle odissea attraverso le macerie della vita che si era lasciato alle spalle, nel tentativo di salvare ciò che resta della sua famiglia.

“Quello che resta” immerge fin dalle prime pagine il lettore in una narrazione che, pur senza ricercare esplicitamente l’orrore, riesce a inquietare proprio attraverso la sua normalità.

Una famiglia apparentemente comune, nell’America di Donald Trump, diventa il terreno sul quale prendono forma violenza e paura: paura dell’altro, della società, della politica, ma anche paura di vivere in un mondo che sembra aver smarrito ogni punto di riferimento.

Sono tanti, nel romanzo, coloro che si ergono a rivelatori di verità per poi scoprire, o far scoprire al lettore, di essere semplicemente complottisti: persone che, per scarsa conoscenza o per bisogno di trovare spiegazioni semplici a una realtà complessa, si convincono che dietro ogni aspetto della vita esista un mistero da svelare, una realtà nascosta intenzionata a dominare e terrorizzare.

Questo aspetto è incarnato soprattutto da Shane, che non è un uomo cattivo, ma, semplicemente, un uomo incapace di discernimento. La sua difficoltà a mettere in discussione ciò che ascolta e la facilità con cui si lascia convincere dalle teorie complottiste lo portano ad aderire a una milizia cristiano-nazionalista e a costruire la propria visione del mondo sulla paura e sul sospetto.

In contrapposizione a lui troviamo Rhys, che non riconosce più quel mondo come proprio e che, proprio per questo, sceglie la soluzione più radicale, ma forse anche quella più codarda: ritirarsi completamente dalla società e dalla propria famiglia.

“Dopo la laurea in scienze naturali, Kinnick aveva lavorato per trent’anni come giornalista per una testata dell’Oregon, poi per una rivista di Portland che a un certo punto aveva chiuso i battenti e infine per un quotidiano di Spokane che nel 2015, quando stava per fallire, gli aveva ‘offerto’ la buonuscita. E adesso non riusciva a immaginare niente di più deprimente che sentirsi dire di ‘seguire i soldi’ dal genero, posatore di pavimenti, camionista ed ex tossico.”

Rhys si è ritirato dal mondo perché ciò che vede intorno a sé gli appare come una deriva pericolosa e irrazionale, capace di convincere un numero sempre maggiore di persone. Il suo allontanamento non è però una vera forma di liberazione ma è piuttosto un vuoto che assomiglia alla depressione, la conseguenza di una rinuncia progressiva alla possibilità di incidere sulla realtà.

Walter racconta così anche la solitudine di chi non riesce più a riconoscersi nel proprio Paese.

“E tu di cosa volevi fare a meno, Rhys?

‘Di tutto’, disse. ‘Dei negazionisti scientifici e dei politici senza scrupoli che ho seguito per trent’anni… del trionfo della stupidità più ottusa. A un certo punto mi sono guardato attorno e ho pensato che io non c’entro niente con tutto questo.’”

E accanto a Shane troviamo Bethany, la figlia di Rhys, che sembra seguire il marito nella sua folle discesa ideologica, ma che il lettore comprende presto non essere realmente convinta delle sue posizioni e di quel patriottismo cristiano infarcito di conflitti, paure e ossessioni.

La figura di Shane diventa così ancora più interessante perché non rappresenta semplicemente il “cattivo” della storia. È piuttosto il prodotto di un sistema di convinzioni nel quale la paura, il risentimento e il bisogno di appartenere a qualcosa finiscono per sostituire la capacità di mettere in discussione ciò che si crede.

Il suo universo trova una rappresentazione ancora più inquietante nella figura di Fratello Dean, capo della milizia ed ex criminale, personaggio che incarna la trasformazione della rabbia individuale in una forma organizzata di potere.

Walter affronta così le divisioni culturali e politiche che attraversano l’America contemporanea, esplorando temi di estrema attualità: le teorie complottiste, il conflitto tra razionalità scientifica e fondamentalismo religioso, la radicalizzazione politica, il rapporto con l’informazione e il senso di estraneità di chi non riconosce più il Paese nel quale vive.

Lo fa combinando thriller psicologico, dramma familiare, critica sociale, tematiche ambientali e riflessioni filosofiche, senza rinunciare a una certa ironia che rende la lettura ancora più incisiva.

“In seguito Rhys si sarebbe riconosciuto l’attenuante di aver sopportato quei folli deliri per quattro lunghi anni, da quando Shane aveva barattato la lieve dipendenza dalle droghe con una ben più invasiva dipendenza da Gesù e dalle radio AM ‘Veri ebrei’, ‘veri patrioti’, ‘violenza dei neri sui bianchi’, ‘nemici liberali’, ‘controllo dei media’: faceva tutto parte della ‘grande cospirazione’ contro i ‘veri americani’, che sostanzialmente era la gente come lui.”

Ma il romanzo non è soltanto il racconto di un presente ostico e complicato. Sotto la dimensione politica e sociale si trova una storia molto più antica e universale: quella del rapporto tra un padre e una figlia.

Il divario tra Rhys e Bethany è profondo e affonda le proprie radici nel passato, nei tradimenti, nelle delusioni e nelle incomprensioni che hanno progressivamente incrinato il loro rapporto.

Ed è forse proprio qui che “Quello che resta” trova il suo nucleo più umano. Perché Rhys non deve soltanto salvare i propri nipoti da un mondo diventato pericoloso. Deve anche provare a recuperare il rapporto con una figlia dalla quale si è allontanato, assumendosi la responsabilità di essere stato, per sette anni, un padre assente. La fuga dal mondo, infatti, non lo ha liberato dal dolore: lo ha semplicemente sospeso.

Quando il passato torna a bussare alla sua porta, Rhys è costretto a comprendere che non è possibile sottrarsi per sempre alle proprie responsabilità. E che forse il vero viaggio non è quello attraverso l’America devastata dalle divisioni politiche e dalle paure, ma quello verso le persone che abbiamo perduto mentre cercavamo di proteggerci dal mondo.

“Quello che resta” è così un romanzo sulla violenza del presente, ma anche sulla possibilità di tornare indietro. Sulla famiglia, sulle colpe, sulla solitudine e sulla necessità di trovare il coraggio di rientrare nella propria vita dopo aver passato troppo tempo a osservarla da lontano. Perché, alla fine, ciò che resta non è soltanto quello che sopravvive alla distruzione. È anche ciò che, nonostante tutto, continua a chiederci di essere salvato.

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