RAFFI e le nuove grammatiche del rock: corpo, istinto e identità – L’intervista

RAFFI - crediti Laura De Paoli

RAFFI - crediti Laura De Paoli

Tra energia rock e una scrittura che rifiuta ogni forma di semplificazione, RAFFI si muove oggi dentro un percorso artistico in cui musica e identità risultano sempre più intrecciate. “Bang Bang Bang”, il suo nuovo singolo, diventa una soglia narrativa attraverso cui leggere un immaginario in trasformazione, fatto di contrasti, tensioni emotive e consapevolezze che maturano nel tempo.

Nel corso dell’intervista, il racconto del brano si apre progressivamente come una lente più ampia sul suo universo creativo. Non soltanto una canzone, ma un dispositivo espressivo che mette in dialogo elementi solo apparentemente opposti: la forza del linguaggio rock contemporaneo e una dimensione profondamente emotiva, il registro della denuncia e quello della sensualità, l’urgenza di raccontare le relazioni tossiche e il bisogno di restituire all’amore una possibile forma di libertà. È proprio in questa zona di frizione che si colloca la sua scrittura, che non cerca mai un equilibrio definitivo, ma mantiene viva una tensione tra forze diverse.

“Bang Bang Bang” diventa così il punto di partenza per attraversare temi che, nell’intervista, emergono come centrali nel suo percorso: il modo in cui si costruiscono — e talvolta si subiscono — le dinamiche affettive contemporanee, la difficoltà di riconoscere i propri confini emotivi, e la fatica di sottrarsi a modelli relazionali che oscillano tra dipendenza e vulnerabilità. Al tempo stesso, emerge con forza la volontà di riaffermare un’idea di amore che non sia prescrittiva, né controllata, né filtrata da aspettative esterne.

L’intervista attraversa poi anche la dimensione del percorso artistico, che negli ultimi anni ha assunto una forma sempre più definita e riconoscibile. Dal 2022, infatti, RAFFI è opening act nei concerti di Vasco Rossi, esperienza che si inserisce in un contesto significativo non solo per la portata dei palchi, ma anche per la continuità e la visibilità che ne è derivata. Un percorso iniziato grazie all’incontro con il produttore Roberto Casini — figura centrale della tradizione rock italiana e storico collaboratore di Vasco Rossi. Dentro questo spazio si sviluppa anche il rapporto con il live, che emerge come elemento centrale della sua identità: non semplice momento di esecuzione, ma luogo di verifica, esposizione e definizione del progetto. È sul palco che la narrazione si stabilizza o si trasforma, ed è lì che il rapporto con il pubblico diventa parte integrante del processo creativo.

Ne risulta il ritratto di un’artista in una fase di costruzione consapevole, in cui ogni elemento — dalla musica alle scelte estetiche, fino al rapporto con il corpo e alla dimensione pubblica — contribuisce a definire un’identità in continuo cambiamento. Un’intervista che non si limita a presentare un singolo, ma che racconta il movimento di un percorso tra ricerca e affermazione, tra ciò che è già solido e ciò che ancora si sta definendo.

  • Buonasera, ti ringrazio per questa intervista e per essere oggi qui con noi. Partiamo dall’ultimo singolo, “Bang Bang Bang”, uscito da poco. Ti chiedo di raccontarci come nasce questo brano, sia dal punto di vista del testo sia da quello musicale.

Grazie a voi. “Bang Bang Bang” è frutto di un percorso musicale che ci ha portato a questo brano, che tra tutti i nostri pezzi è sicuramente quello più duro. Lo è non solo per le sonorità coinvolte, quindi musicalmente parlando, ma anche per le tematiche che affronta.

“Bang Bang Bang” è una denuncia. È una canzone contro le violenze, qualsiasi tipo di violenza, purtroppo temi che oggi sono davvero all’ordine del giorno. È una canzone di protesta, sempre in un’ottica provocatoria, perché la provocazione è alla base del rock, fa parte del suo linguaggio. Attraverso la provocazione vogliamo denunciare una situazione che, purtroppo, sentiamo raccontare ogni giorno. Ma soprattutto il brano è una rivendicazione del diritto di amare e di farlo esattamente come vogliamo.

Troppo spesso ci sentiamo dire come dobbiamo amare, come dobbiamo comportarci, cosa dobbiamo fare. Questa canzone, invece, rivendica l’amore puro e l’importanza di ascoltare se stessi, perché solo tu sai meglio di chiunque altro cosa senti davvero. Lo percepisci nello stomaco, ed è una sensazione che troppo spesso trascuriamo perché siamo portati a razionalizzare tutto. Invece no: è l’istinto che parla e va ascoltato. “Bang Bang Bang” è proprio questo: una denuncia espressa in modo provocatorio e un grido alla libertà di amare.

  • In “Bang Bang Bang” affronti il tema delle relazioni tossiche, raccontandole però con un linguaggio sensuale e diretto. È stato complesso trovare un equilibrio tra la denuncia di certe dinamiche e la libertà espressiva del brano?

Sicuramente da un certo punto di vista sì. Però è proprio questo il punto: non bisogna tirarsi indietro. Se il messaggio è che ognuno deve poter amare come vuole, allora bisogna essere coerenti fino in fondo. Abbiamo voluto raccontarci per quello che siamo, senza filtri. Che ci sia sensualità oppure no, io non devo rinunciare al mio modo di amare.

  • È un testo forte che indaga il mondo delle relazioni tossiche. Secondo te, cosa porta una persona a restare intrappolata in un rapporto che fa soffrire? E cosa, ancora oggi, fatichiamo a comprendere dell’amore?

Trascuriamo la nostra forza. Questo è un punto importante. Siamo ancora radicati a una mentalità, passatemi il termine, un po’ retrograda sotto tanti punti di vista. E uno di questi riguarda proprio questo aspetto: la società ci porta, in qualche modo, a stare un passo indietro. Per me non è così e non deve essere così. I tempi sono cambiati e credo sia giusto allinearsi a questo cambiamento.

  • Essere una giovane artista rock oggi significa confrontarsi con un ambiente ancora prevalentemente maschile. Hai mai percepito pregiudizi o sentito il bisogno di dimostrare qualcosa in più rispetto ai tuoi colleghi?

Le situazioni di questo tipo ci sono tutti i giorni, in ogni momento. Però io sono testarda, come mi dicono. Non voglio dimostrare nulla a nessuno e non ho bisogno di scendere a compromessi. Io mi mostro per quella che sono. Poi sicuramente qualcuno può riconoscersi in ciò che faccio, come ho visto in questi anni, qualcuno può essere sulla mia stessa linea di pensiero. Io sono semplicemente chi sono, non ostento nulla di più.

  • Dal 2022 apri i concerti del tour di Vasco Rossi. Come è nata questa opportunità e cosa si prova pochi istanti prima di salire su un palco così importante?

È una storia molto emozionante. Sono momenti di emozione pura, che ti porti dentro per tutta la vita.

Tutto nasce nel 2022 con l’incontro con Roberto Casini, produttore e storico collaboratore di Vasco Rossi. Attraverso l’amicizia che li lega si è creata questa opportunità. Noi eravamo nuovissimi nel settore, soprattutto nel mondo del rock, che è sempre stata una mia passione ma che in quel momento stava diventando una realtà concreta.

Nel 2022 nasce l’occasione delle aperture dei concerti. La prima è stata a Bari, un’esperienza che mi porterò sempre nel cuore: la prima volta su un palco di uno stadio. È stato un impatto enorme con la mia band. All’inizio c’era un grande punto di domanda, perché avevamo appena iniziato a scrivere i primi brani insieme, tra cui “Vivo senza te”, che aveva avuto subito un ottimo riscontro anche sul web. A quel punto ci siamo detti: forse è il momento di metterci in gioco dal vivo. Il live non mente: o funziona o non funziona. E da subito abbiamo avuto un riscontro molto positivo, che ci ha portato a costruire un seguito, un fan club e una crescita costante negli anni.

Questo ha portato a tanti concerti importanti con Vasco e allo slogan “Raffi spacca”. Da lì abbiamo aperto il 2023, il 2024, quasi tutti i suoi concerti. Nel 2025 altre tappe importanti e quest’anno Olbia e Ancona in apertura.

Vasco è uno dei pochi che dà davvero spazio ai giovani. Prima di noi non era mai successo che una band di supporto rimanesse così tanto tempo nei suoi concerti. Ci sono state collaborazioni sporadiche, ma una presenza così costante non si era mai vista. Questo è un segnale molto positivo.

  • È vero che non hai mai parlato davvero con Vasco?

Sì, è verissimo. Quest’anno però sono riuscita a dirgli qualcosa in più, mi sono detta “è necessario che ti concentri”.

Io nasco come fan. Vasco è sempre stato fondamentale nella mia vita, soprattutto nei momenti difficili. Trovarsi davanti a Vasco Rossi è disarmante: è talmente semplice, lineare e onesto intellettualmente con sé stesso da spiazzarti. È un vero idolo autentico, e infatti è parte della storia della musica italiana. Non è solo un artista: è storia.

Quest’anno sono riuscita a dirgli qualcosa in più del semplice grazie e ho avuto anche modo di farmi firmare il Rolling Stone, nell’edizione speciale dedicata a Vasco. Mi ha lasciato una dedica: “ti strabacio”. E io lo strabacio tantissimo.

  • Se ripensi all’inizio del tuo rapporto con la musica, qual è il primo ricordo che ti viene in mente?

Mio padre mi ha cresciuta con la musica rock e soprattutto con il prog. È un grandissimo fan de Le Orme e della PFM, quindi sono nata con questo genere nel cuore.

La prima cosa che ho fatto davvero con la musica è stata quando avevo circa cinque anni: decisi da sola di voler cantare al saggio di scuola. Non lo dissi a nessuno. I miei genitori lo scoprirono solo quel giorno, quando salii sul palco e cantai un brano di Alex Britti. Ricordo ancora la loro reazione: non si aspettavano minimamente questa mia inclinazione. Da lì in poi mi hanno sempre sostenuta. Oggi mia madre viene con me in tour, è la mia assistente e mi aiuta in tutto. Io sono molto disordinata, quindi è fondamentale per me. Ho studiato anche in conservatorio per alcuni anni, anche se non l’ho terminato. Poi ho continuato da autodidatta, soprattutto con la chitarra, fino ad arrivare a oggi.

  • Dopo “Bang Bang Bang” ci sono nuovi progetti?

Sì, ci stiamo già lavorando. Qualcosa bolle in pentola.

Per ora però siamo concentrati sui live: oltre alle aperture con Vasco, il nostro tour si chiama proprio Bang Bang Bang Tour. Stiamo portando avanti tanti concerti e ci stiamo concentrando molto sulla dimensione live, che è quella che ci diverte di più e vedo che diverte anche il pubblico.

  • Un sogno nel cassetto?

Il sogno più grande è far ascoltare la mia musica al maggior numero di persone possibile. È un desiderio che ho da quando sono piccolina. Mi emoziona pensare che una canzone possa diventare la canzone di qualcuno, come “Vivo senza te”. Mi è successo che un ragazzo mi scrivesse su Instagram dopo una rottura importante, ringraziandomi perché quella canzone lo aveva aiutato ad andare avanti. Da lì ho capito davvero il senso: mettere in musica emozioni che non sono solo mie, ma anche di qualcun altro. E questo, per me, è la cosa più bella.

https://www.instagram.com/raffiofficialraffi/

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