Real, Zizou non basta: quanto manca quel portoghese con la maglia numero 7

La gloria del grande Real, capace di vincere tre Champions League consecutive, sembra essersi fermata ad una data: 26 maggio 2018. In quel giorno, le Merengues conquistarono il titolo di Campioni d’Europa per la terza volta consecutiva con un netto 3-1 rifilato al Liverpool di Klopp, agevolate, e non poco, dalla disastrosa serata di Karius, autore di due papere che spianarono la strada alla vittoria madridista. In poche settimane, il mondo Real fu travolto letteralmente dagli adii dei due principali artefici di quel fantastico tris, da molti ritenuto impossibile nell’era del calcio moderno: Zinedine Zidane e Cristiano Ronaldo.

Zidane, scelta azzardata che pagò ampi dividendi

CR7, come tutti ben sanno, prese la via di Torino per vestire la maglia della Juventus: ad attenderlo, oltre alla voglia di riportare la squadra bianconera sul tetto d’Europa dopo un digiuno lungo più di vent’anni, un ingaggio raddoppiato che Florentino, onde evitare richieste massicce di adeguamenti salariali anche da parte degli altri componenti della rosa, non poté garantirgli.

Ma l’addio che lasciò tutti basiti fu quello di Zinedine Zidane, divenuto allenatore della prima squadra per volontà di Perez nella stagione 15/16, quando prese il posto, a stagione in corso, di Rafa Benitez. Un azzardo, secondo molti, anche se Zidane, all’epoca allenatore del Real Madrid Castilla (squadra B), non comportò un aggravio economico per Florentino, un po’ come succede alle tante persone che accedono ai migliori bonus casino sfruttando le vantaggiose offerte presenti, che consentono di divertirsi consapevolmente ed in modo sicuro.

La scelta, però, si rivelò assolutamente azzeccata ed ha consentito di ribaltare le gerarchie a livello continentale, dopo un decennio in cui il Barcellona, volente o nolente, partiva sempre coi favori del pronostico. Grazie a Zizou, il Real Madrid è tornato ad essere grande, ad esprimere un calcio concreto che lasciasse spazio a pochi fronzoli, sfruttando al meglio le qualità di un centrocampo stellare come quello costituito dal terzetto Kroos-Casemiro-Modric e dalla straordinaria intesa davanti fra CR7 e Benzema, quest’ultimo, come si è potuto evincere dal primo anno a Torino del portoghese, estremamente funzionale per il più noto ex compagno di reparto.

Il Real senza Zizou: squadra senza capo né coda

La scelta di interrompere il rapporto fu presa, in assoluta autonomia, da Zinedine Zidane, probabilmente indispettito da alcune voci che lo volevano esonerato nel caso in cui non fosse riuscito a vincere la terza Champions consecutiva, complice una Liga non particolarmente entusiasmante. La successiva scelta di affidare la panchina a Lopetegui, un “professore” in grado di svezzare giovani talenti, che predilige un calcio basato più sul possesso che sulla verticalità, non si è rivelata felice. Tant’è che dopo la debacle del Camp Nou, con la squadra relegata in nona posizione, Perez decise per il cambio della guida tecnica, affidandola – come avvenne tre anni prima – al tecnico della squadra riserve, Santiago Solari.

L’argentino, nonostante la vittoria nel Mondiale per Club, non fu in grado di invertire la rotta, costringendo Florentino all’ennesimo cambio di allenatore. Dopo una lunga e serrata corte, il presidente del Real riuscì a convincere Zidane a tornare nella grande casa madridista, garantendo allo stesso carta bianca in sede di mercato, opzione non concessagli in passato. Durante l’estate, la dirigenza spagnola, a differenza delle ultime annate, ha aperto decisamente i cordoni della borsa, investendo la bellezza di 300 milioni negli acquisti di Hazard, Jovic, Militao, Mendy e Rodrigo, ampliando decisamente le opzioni tecniche e tattiche a disposizione di Zizou.

Zidane, ritorno poco convincente: si allunga l’ombra di Mou

L’avvio di stagione, però, non è stato certamente confortante. La squadra non ha per nulla convinto durante le amichevoli estive, apparendo la copia sbiadita di quella del magico tris in Champions e confermando i difetti esibiti nella passata stagione. Anche l’avvio nella Liga non è stato di conforto per i tanti tifosi madridisti: la larga vittoria di Vigo (3-1) non è stata pienamente soddisfacente, mentre in casa contro il Valladolid, nonostante le numerose occasioni create, il Real si è dovuto accontentare di un misero punticino dopo essere andato addirittura in vantaggio, a dieci minuti dal termine, con Benzema.

Se il presente non è roseo, il futuro è assai nebuloso. Con Mourinho libero da impegni, alcuni giornali spagnoli insinuano che Zidane rischi seriamente di non mangiare il panettone. Due partite ufficiali sono un tempo assai limitato per poter dare giudizi e sentenze definitive. Ma domandarsi “che fine abbia fatto il Real di Zizou“, pare più che lecito. Anche se l’assenza di un certo giocatore, per la precisione portoghese, che vestiva la maglia numero 7, si fa sentire. Eccome.

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