Recensione del romanzo di Inna Shevchenko, leader delle FEMEN: “Eroiche. Amazzoni, peccatrici e rivoluzionarie”.

Eroiche. Amazzoni, peccatrici e rivoluzionarie

Di Inna Shevchenko

Data di uscita: 20 febbraio 2020

Le Nuove Onde

Pagine: 180

Prezzo: 16 euro

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“Questo libro è un manifesto contro la storia dell’umanità che ha scientemente cancellato le donne e che instilla nelle nuove generazioni di ragazze l’idea di non avere alcun valore. È un atto di protesta contro i ruoli che la tradizione ha assegnato alle donne nel corso dei secoli e che ancora oggi continuano a resistere.

Questo libro è una dichiarazione politica contro gli stereotipi femminili ancora radicati nella nostra società e in tutto il mondo. Ogni discorso sull’uguaglianza che riconosce gli stessi diritti a uomini e donne non ha eroso la convinzione che le donne siano ancora il sesso debole. Per finire, questo libro è anche un appello a tutte le donne. Un appello a condannare e trasgredire le regole imposte alle nostre vite, a rifiutare la visione patriarcale che ci viene imposta”.

Eroiche. Amazzoni, peccatrici e rivoluzionarie”, romanzo di Inna Shevchenko, ci consente di conoscere non solo parte della storia dell’attivista e leader delle FEMEN, bensì anche quali siano state le figure che l’hanno forgiata e resa la donna che è oggi.

Inna è una donna che si batte ogni giorno con veemenza e che utilizza, nella sua lotte, una forte connotazione simbolica: il seno nudo, come portatore di un messaggio di libertà.

“La speranza è la principale forza motrice di molte sostenitrici dei diritti delle donne. Sognare di cambiare il mondo consente loro di resistere ogni giorno all’oppressione e alla discriminazione.”

La terra di nascita di Inna, l’Ucraina, ha sicuramente avuto un ruolo fondamentale in lei, come essere umano e come donna: il Paese è caratterizzato da una società patriarcale in cui il ruolo delle donne continua ad essere ancora marginale e il pensiero dominante le vuole fragili e inferiori, rispetto agli uomini.

Inna Shevchenko ci racconta in “Eroiche” la storia di donne che, in qualsiasi settore della società, sono state in grado di provocare cambiamenti e che lottando hanno creato e forgiato il proprio destino. Eroine non perfette ma sicuramente fuori dal comune e coraggiose.

La narrazione inizia nell’infanzia di Inna e nei “miti” dell’età fanciullesca. Lei, cresciuta in una terra ancora vittima dell’arretratezza, racconta al lettore di come le donne siano tuttora relegate in ruoli stereotipati: si può essere modelle, prostitute o moglie e madri.

L’anno della sua nascita, il 1990, vede la società ucraina in tumulto a causa del crollo dell’URSS che conduce la nazione ad una profonda incertezza e al conseguente incremento delle disuguaglianze.

Alla solo età di 7 anni Inna si rende conto di non riuscire a trovare un personaggio in cui identificarsi. I cartoni che solitamente guarda non le consentono di trovare un ruolo con il quale sentirsi affine, finché non scopre Sailor Moon e le sue amiche. Esse sono le prime eroine del mondo di Inna: ragazze in grado di lottare contro il male, di fare squadra e di essere indipendenti, senza dover dipendere da nessun uomo.

E non solo il famoso manga, bensì la bambina scopre altri programmi e film, tra i quali Xena: Principessa guerriera e Kill Bill.

Ma è soprattutto durante gli anni dell’adolescenza che Inna amplia il suo bagaglio di conoscenze, rendendosi conto della forza fisica delle donne, da sempre considerate fragili, con la scoperta delle Amazzoni.

Nel libro vengono raccontate le storie di moltissime donne: da chi ha cercato di sopperire alle mancanze del mondo patriarcale decidendo di arruolarsi per il fronte (Maria Bochkareva), a chi vuole e diventa pilota di aerei al fronte (Marina Raskova), alle donne curde, che lottano contro i Daesh, i terroristi islamici.

“Le donne che hanno scardinato il sistema patriarcale con il loro operato e la loro vita sono state sempre temute. In un mondo di uomini, niente è più pericoloso di una donna che dà libero corso ai propri desideri e reinventa le proprie regole. In un mondo di uomini, niente è più insopportabile di una donna che fa quello che dovrebbe essere riservato ai soli maschi. Soprattutto se, come spesso accade, lo fa meglio di loro, anzitutto sul piano della prestazione fisica.”

Il libro ci consente, inoltre, di conoscere le condizioni in cui versano le donne nel mondo e se, nei Paesi occidentali, alcuni dogmi e limitazioni appaiono superati o almeno si spera che ciò sia vero, in altri stati le donne devono ancora chiedere il permesso al marito per fare ogni cosa, tra cui lavorare.

Sono 18 questi Paesi: Bahrein, Bolivia, Chad, Cameron, Congo, Gabonia, Guinea, Iran, Giordania, Kwait, Mauritius, Nigeria, Qatar, Sudan, Siria, Emirati Arabi, Cisgiordania e Gaza, Yemen.

Ma se nei Paesi occidentali non si deve chiedere il permesso per lavorare, la discriminazione salariale sussiste da noi, ancora oggi.

Discriminazione frutto di una mentalità gretta, arretrata e mai del tutto superata.

“Liberare il proprio corpo dagli stereotipi per poter ridefinire il concetto stesso di femminilità è la prima fondamentale tappa per intraprendere il percorso di una rivoluzione interiore. Sentirsi capace di far tutto, compreso ciò che di solito viene riservato agli uomini, è il primo passo verso la libertà”.

La libertà consiste, soprattutto, nella possibilità di disporre del proprio corpo e della propria sessualità nei modi che più aggradano.

Inna Shevchenko, con le Femen, ha, infatti, fatto diventare il suo di corpo un messaggio, comunicato a chiare lettere sul suo seno di donna, libera e indipendente.

Una libertà che viene dalla mente, dalla coscienza di sé e dalla conoscenza.

Anche il tema della religione diventa ostico per Inna e per le femministe, perché essa da sempre relega le donne in un ruolo di sottomissione. Le donne, infatti, non ricoprono quasi mai un ruolo di rilievo all’interno di un’istituzione religiosa.

È difficile essere femministe ed essere credenti; sono molte coloro che si battono per il libero arbitrio e per la possibilità di disconoscere la religione dei propri padri. Tra queste Maryam Namazie, militante di origine iraniana e fondatrice del Consiglio delle ex musulmane della Gran Bretagna.

C’è anche chi da femminista crede in un Dio diverso, che “ama la gente” come Meriam Abidi, che si è unita alle Femen per combattere il fondamentalismo e una morale religiosa che non protegge le vittime bensì le fa divenire fonte di vergogna.

Ancora di più è fondamentale, secondo Inna, rimarcare l’intelligenza delle bambine che come i bambini hanno il bisogno e la necessità di vedere riconosciuto il proprio valore.

“Potete scrivere il mio nome nell’ultima pagina della Storia con le vostre amare e contorte bugie. Potete schiacciarmi nel fango ma, come la polvere, io mi rialzerò”. (Maya Angelou)

“Eroiche” non sono solo le protagonista del libro bensì lo è chiunque crede in qualcosa e si batte, nonostante le opinioni ed il vento contrario.  Chiunque è in grado di credere in sé stessa, a discapito delle discriminazioni, dei preconcetti e delle contraddizioni di cui il mondo è portatore, può definirsi eroica. Eroica in quanto donna.

“E anche se volete davvero arrendervi, sappiate che non vi sarà possibile. Non potete, perché siete donne e siete eroiche.”

BIOGRAFIA

Inna Shevchenko è attivista politica per i diritti delle donne. Sequestrata e minacciata dal KGB bielorusso nel 2011, ha ottenuto asilo politico in Francia dopo essere stata perseguitata anche in Ucraina. Laureata in Giornalismo e Diritti umani, partecipa a conferenze e scrive per la stampa internazionale. Ha partecipato alla stesura del Manifeste Femen (Utopia, 2015) e Rébellion (Éditions des femmes, 2017). È inoltre autrice, insieme a Pauline Hillier, di Anatomie de l’oppression (Seuil, 2017). Ha vinto il Prix de la Laïcité a novembre del 2017, a Parigi.

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Romanzo fornito da Giulio Perrone Editore

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