Recensione dello spettacolo “Pollini”, messo in scena al Roma Fringe Festival

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Pollini

A.G.M (Rovereto, Terni)

Di Alessia Giovanna Matrisciano

Regia di Alessia Giovanna Matrisciano

La strana storia d’amore di un uomo e una donna inibiti, bloccati, sbagliati. Sbagliati rispetto agli stereotipi di genere che la società propina e cha a loro non appartengono. Vorrebbe essere un canto di rivolta e un’esplosione di amore, invece non arriva a diventare né l’uno né l’altro. Un uomo e una donna ironici e satirici, cattivi, stupidi, mediocri, unici, sopraffatti, bisognosi.

Cosa fare quando la paura è più forte di ogni altra emozione? Quando il timore di innamorarsi diviene prepotente e confluisce, in maniera dirompente, dentro le proprie viscere?

“Pollini” metta in scena questa paura: paura del dolore quando l’altro si avvicina. In effetti amare è un salto nel buio, terrore, palpitazione, emozione e rigetto.

Ancora di più queste sensazioni si fanno travolgenti se non ci si identifica nei canoni che il mondo offre. I protagonisti non si sentono uomo o donna e non perché essi siano sbagliati ma perché la società impone qualcosa di diverso: e quel qualcosa diviene motivo di inibizione e paura!

Si interrogano su cosa sia per loro l’amore e le risposte non danno alcuna certezza:

lei risponde di non saperlo;

lui di non ricordarlo.

Non è, tuttavia, un errore non saperlo o non ricordarlo, perché l’amore non ha manuale, non ha normalità e non è privo di paura.

Uno spettacolo che fa sorridere, riflettere e coinvolgere: ciò che gli attori sulla scena rappresentano è quello che ognuno di noi nel suo intimo sente. E lo sente anche chi, in apparenza, sembra rispecchiare ogni perfetto canone.

In fondo ciò che ognuno di noi vuole è solo e semplicemente AMORE!

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