Recensione dello spettacolo teatrale “LA CASA DEL PADRE”

LA CASA DEL PADRE

Scritto ed interpretato da Giovanna Lombardi

regia Francesca Fiorentino

voce narrante Vittorio Stagni

voce coscienza Francesca Fiorentino

La casa, nido di amore e protezione. La casa del Padre, luogo senza contaminazioni del figlio Primogenito, non atteso. Generato da padre sicuro e madre incerta.

Storia surreale e grottesca, raccontata da Miranda, che conduce lo spettatore nel mondo degli arcani e, tra la figura del Matto, dell’Eremita, della Papessa e della Vergine folle, incarna l’Archetipo.

Come in una fiaba antica, lo spettacolo, arricchito da musica, poesia e bel canto, è un ritorno all’origine, alla propria dimora: Itaca.

La protagonista, Miranda, dopo tante peripezie, giunge a comprendere la Legge del Padre e a superarla grazie alla riscoperta del “femminile”.

Dopo Diario Licenzioso di una Cameriera e Il fantastico mondo di Ivanilda, Giovanna Lombardi torna al Teatro Stanze segrete con un nuovo viaggio in una dimensione spesso volutamente nascosta: la nostra profonda interiorità. Lo spazio teatrale diviene un involucro dove tutto diventa occasione di fantasticherie.

Note Di Autore Di Giovanna Lombardi

La realizzazione di un testo simbolico rende il racconto non affidato all’interpretazione dell’attore, ma agli Arcani, che riportano, tra il ludico ed il complesso, lo spettatore a una memoria collettiva, per lo più “subconscia”, di ordine esoterico.

Il personaggio va ad incarnare, di volta in volta, l’archetipo e in modo spettrale, trasparente, riflette il segreto recondito e occulto che ogni arcano rappresenta.

L’arcano del Mondo, nell’epilogo, così racchiude tante forme e porta a rivelare il tutto come Unità.

Attraverso lo sguardo, lo spettatore, se accetta di tramutarsi in ciò che vede, come in uno specchio, vedrà il significato svelarsi piano piano in un riflesso.

Ho voluto eliminare ogni concetto di separazione, individualità e quindi femminilità e mascolinità.

Una donna può essere attiva e un uomo ricettivo, in questo modo, la madre incerta e il padre certo rompe gli stereotipi e il mentale affidandosi al racconto fiabesco di un bambino che tutto crede, tutto spera e così, fecondo, materializza il divino in sé.

Bio Giovanna Lombardi

Dopo la laurea in lettere moderne con una tesi su Vittorio De Sica, si dedica alla sua formazione di attrice, frequentando l’Accademia Teatrale del Teatro dell’Orologio a Roma, ed altri corsi, stage e tirocini di recitazione e doppiaggio. A teatro ha collaborato a lungo con Mario Moretti, il quale l’ha diretta in Ortensia se ne fotte di G. Feydeau, in Diario intimo di Sally Mara e Raccontare Nannarella; ha partecipato inoltre, a spettacoli diretti da Riccardo Cavallo. In televisione, ha partecipato a fiction quali: Un medico in famiglia, Un posto al sole, e al film Papa Luciani, il sorriso di Dio di Giorgio Capitani. Nel cinema ha fatto parte, tra gli altri, del cast di La seconda notte di nozze, La cena per farli conoscere e un Viaggio Lungo Cent’anni di Pupi Avati.

RECENSIONE

Sul palcoscenico Giovanna Lombardi. Vestita di bianco impersonifica personaggi differenti: la papessa, l’eremita, la vergine ed il matto.

È uno spettacolo “La casa del Padre” intimista e molto gestuale: in effetti l’attrice parla in misura minore e le voci registrate, alias la voce narrante di Vittorio Stagni e la voce della coscienza di Francesca Fiorentino, a tratti sono predominanti e forse troppe presenti.

Ma il problema di fondo di questa opera è la sua scarsa durata, circa mezzora: veramente troppo corto lo spettacolo, soprattutto considerando lo spettatore pagante. È, in effetti, la prima volta che andando a teatro mi ritrovo dopo solo mezzora ad aver terminato di assistere all’opera, e, questo è a mio avviso, fuorviante per lo spettatore oltre che un limite per l’opera stessa che non si riesce a percepire e a comprendere come ci si aspetterebbe.

Teatro Stanze Segrete offre uno spazio che consente agli attori di muoversi sulla scena e credo che un maggiore dinamismo avrebbe, inoltre, reso l’opera più gradevole e meno caotica. Ma il limite maggiore, come già detto, è la durata: ingiusta per lo spettacolo e per lo spettatore.

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