Reddito e le sue sorelle: i Paesi europei che sono già provvisti del reddito di cittadinanza

E decreto fu. Dopo che le camere hanno approvato la riforma voluta fortemente dal Movimento 5 Stelle, lo scorso 4 febbraio è stato ufficialmente presentato, in una conferenza stampa tenuta dal ministro Di Maio, il sito internet relativo al reddito di cittadinanza, il quale diverrà pienamente operativo dal 6 marzo prossimo. Insieme al sito è stata anche presentata la card su cui verranno erogati i soldi del sussidio.

La riforma che da subito era diventata materia di campagna elettorale e che nei primi mesi del governo giallo-verde sembrava lontana dall’essere realizzata, ha come previsto attirato su di sé forti critiche. Eppure questa misura che da noi molto divide ha delle sorelle in Europa. Questo perché già dal 1992 l’Europa chiede agli stati membri di adoperarsi affinché vengano garantiti redditi minimi alle persone in difficoltà economiche. Nel dettaglio ecco alcuni degli stati che già da diversi anni si sono dotati di redditi base.

In Francia il requisito per ottenere il sussidio è uno: occorre avere più di 25 anni. A questo si aggiungono però due eccezioni, se si è più giovani avere alle spalle almeno due anni di lavoro altrimenti essere genitori single. Per beneficiare dell’assegno bisogna comunque dimostrare di cercare lavoro e partecipare a programmi di formazione. Ha una durata di tre mesi ma può essere rinnovato e parte da un minimo di 400 €.

Nel Regno Unito il governo oltre ad elargire il sostegno al reddito ha varato anche altre misure come l’assegno per il mantenimento dei figli o aiuti qualora non si riesca a pagare l’affitto. La durata è illimitata a patto che non mutino i requisiti base per l’ottenimento. La cifra minima è di circa 57 sterline a settimana per i giovani tra i 16 e i 24 anni.

In Germania vi sono tre forme di sussidio. L’assegno per i pensionati, un sussidio per il sostentamento e uno per i disoccupati con deficit lavorativi. La somma base è anche qui di 400 €, tuttavia lo stato richiede che ci si adoperi nella ricerca di un lavoro e che si accetti qualsiasi proposta. All’interno di una famiglia si possono ottenere più di un sussidio, ogni sei mesi bisogna però dimostrare che si possiedano ancora i requisiti necessari, avendo questo tipo di sostegno una durata illimitata.

La Danimarca ha un assegno tra i più alti: si parte da 1300 €. Questi sono però proporzionati all’alto costo della vita e a differenza degli altri stati sono tassabili. Bisogna iscriversi alle liste di disoccupazione e, come vale per gli altri Paesi, partecipare a programmi e tirocini per l’inserimento nel mondo lavorativo.

Anche in Irlanda l’assegno è molto generoso: parte da un minimo di 849 €. Inoltre si continua a beneficiare del sussidio anche per alcuni mesi dopo il rientro nel mondo del lavoro. Vi è un aiuto anche per chi decida di riprendere gli studi. In generale il reddito è indirizzato a tutte le persone residenti nell’isola a prescindere dalla propria nazionalità e, come accade nella vicina Inghilterra, anche qui lo stato contribuisce all’affitto qualora non si abbiano mezzi per sostenerne da soli i costi.

Quella che quindi viene etichettata come una mossa populista, potrebbe dunque inserirsi in quel filone di leggi fatte perché “ce lo chiede l’Europa”. Eppure questa volta l’Europa, preoccupata dalla situazione economica italiana, sembrava chiedercelo un po’ più sommessamente.

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