Revelè: “le radici sono la base da cui spiccare il volo” – INTERVISTA

Revelè - ph Matteo Delle Colli

Revelè - ph Matteo Delle Colli

“‘O Mar ‘O Mar” è il brano d’esordio del cantautore partenopeo Revelè. Un singolo nato dalla nostalgia e dal bisogno profondo di tornare a casa, quella vera, che profuma di mare, silenzio e memoria. Scritto da Revelè in un momento di lontananza fisica ed emotiva dalla sua terra, il brano è un dialogo intimo con il mare di Napoli, che si fa simbolo dell’origine, del ritorno e di un legame indissolubile con ciò che lo ha formato. Attraverso una scrittura autentica e una fusione tra pop contemporaneo e radici mediterranee, “‘O Mar ‘O Mar” si presenta come una preghiera moderna, rivolta a ciò che riesce a salvare dalla solitudine.

Giuseppe Cacciapuoti, classe 1997, in arte Revelè, è un artista, attore e autore partenopeo la cui ricerca abbraccia la musica, il teatro e la scrittura come forme complementari di una stessa tensione poetica. Il progetto mescola pop elettronico, sonorità urban, atmosfere cinematografiche e testi profondamente viscerali, in un dialogo costante tra fragilità e potenza. Durante l’adolescenza inizia a muovere i primi passi nella musica, lasciandosi ispirare dalle voci del cantautorato italiano, da Pino Daniele a Mango, che diventano presto la sua guida creativa.

  • ‘O Mar ‘O Mar” è il tuo brano d’esordio, un singolo nostalgico che ha il sapore di casa. Mi racconti come nasce?

“’O Mar ‘O Mar” nasce dalla distanza. Lontano da Napoli, il mare è diventato ricordo e mancanza, un richiamo continuo. Non era più solo un paesaggio, ma un luogo interiore, un porto invisibile dove tornare. Ho trasformato quella nostalgia in musica, come se le onde fossero battiti e il silenzio diventasse voce.

  • A tredici anni ti sei trasferito a Bergamo, agli antipodi rispetto al sud Italia, almeno geograficamente. Come sei riuscito a trasformare la lontananza in musica e forse anche in salvezza?

La lontananza è stata ferita, ma anche forza. All’inizio era dolore, poi è diventata linguaggio. Ho capito che non potevo portare fisicamente la mia terra con me, ma potevo custodirla dentro ogni parola e ogni nota. La scrittura è stata la mia salvezza: mi ha dato un modo per non perdere le radici e, allo stesso tempo, per trovare una voce nuova.

  • Rimanere ancorati alle radici o spiccare il volo?

Io credo che le due cose non si escludano. Le radici sono la base da cui spiccare il volo. Senza radici si vola senza direzione, senza cielo si rimane fermi. Il mio percorso è proprio questo: portare Napoli e il Mediterraneo nel cuore, ma trasformarli in un linguaggio che sappia arrivare ovunque.

ph Matteo Delle Colli
  • Qual è la musica che ti porti dentro e che senti ti rappresenta?

La musica che mi rappresenta è quella che nasce dall’incontro tra verità e fragilità. Amo i cantautori che raccontano l’anima senza filtri, e i suoni che sanno essere intimi e universali allo stesso tempo. Non inseguo un genere, inseguo un’emozione che quando arriva deve colpire al cuore.

  • È uscito da poco anche il videoclip con protagonista Sveva Mariani. La donna diventa rappresentazione del mare di Napoli, con le sue luci e ombre. Come nasce l’idea?

Volevo che il mare avesse un volto, un corpo. Napoli per me non è mai stata solo un luogo geografico, ma un’energia che vive di contrasti, luce e ombra insieme. Sveva ha dato forma a questo immaginario: il suo sguardo è diventato il mare, la sua presenza un orizzonte che non smette mai di cambiare.

  • Hai dichiarato “questo videoclip non è solo un racconto visivo, è il mio sguardo che, per la prima volta, non teme più di mostrarsi fragile”. La fragilità, spesso erroneamente, è considerata debolezza: sei d’accordo?

Per me la fragilità non è mai debolezza. La fragilità è verità. È la parte più autentica di noi, quella che spesso nascondiamo per paura, ma che in realtà ci rende umani. In musica diventa forza, perché quando una fragilità trova suono, diventa qualcosa che può unire le persone.

  • Progetti futuri?

Il viaggio è appena iniziato. Ci saranno altri singoli e a gennaio il mio primo EP. Ogni brano sarà un passo in più verso un linguaggio che unisce musica, immagini e parole, sempre fedele alla mia identità ma aperto al mondo. Voglio che Revelè diventi un cammino riconoscibile e duraturo, non solo una voce del presente.

  • Che sogno ha Giuseppe?

Il mio sogno è salire un giorno su grandi palchi e trovarmi davanti persone che cantano le mie canzoni con gli occhi lucidi, mentre io guardo il cielo pensando a chi non c’è più ma continua a vivere in ogni nota. Sogno di poter far uscire tutta la creatività del bambino che c’è in me, dal canto alla scrittura, alla recitazione, alla visione artistica. Sogno di vedere le persone che amo lì sotto, di poterle far salire con me, abbracciarle e sussurrargli: “siamo qui, tutti insieme, perché in fondo l’amore è vita”. Il mio sogno è anche lasciare un segno alle generazioni future, a chi come me non ha avuto una guida: vorrei che un giorno qualcuno possa dire “se ce l’ha fatta Giuseppe, posso farcela anch’io”.

ph Matteo Delle Colli
ph Matteo Delle Colli
  • Domanda di rito: dovessi scegliere un’opera d’arte che più ti rappresenta chi saresti e perché?

Mi rivedo ne “Il viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich. Quell’uomo solo, di spalle, che osserva l’immensità davanti a sé, è la mia stessa ricerca: il coraggio di affrontare il mistero, l’incertezza e l’infinito con la consapevolezza che ogni passo, anche fragile, porta più vicino al senso. È l’immagine di un viaggio artistico e umano che non si ferma mai.

https://www.instagram.com/revele_081

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