[REVIEW PARTY] “Il rumore del pallone sul cemento” di Dario Santonico
Il rumore del pallone sul cemento
di
Dario Santonico
Domenico e Giulio si conoscono da quando hanno dieci anni. Più precisamente da quando, nelle campagne della provincia romana, un pallone calciato male da Giulio unì le loro vite per gli anni a venire.
Ormai adulto, Domenico ripercorre con la memoria il tortuoso percorso della loro amicizia. Dalle giornate passate a costruire casette sugli alberi alle prime gite scolastiche. Dai primi amori alle scazzottate. Dalle fughe improvvise ai ritorni inattesi. Nonostante le loro evidenti diversità, i due si ostinano a mettere in gioco la loro costante e incessante forza per tentare di colmare l’uno le rugosità dell’altro, ritrovandosi, infine, entrambi completati. Una storia che parla di una profonda amicizia, dell’evoluzione dei sogni e della riscoperta di quelle strade che sembravano dimenticate per sempre.
Dario Santonico
Dario Santonico nasce nel 1983 a Colleferro. Dopo aver viaggiato molto per motivi di studio, si è laureato in Geologia presso la Sapienza di Roma. Da cinque anni vive in Brianza con la sua compagna, un bambino e un cane. Lavora nel mondo della ricerca petrolifera, ma non smette di curare le sue innumerevoli passioni, come la scrittura e la pasticceria. Il rumore del pallone sul cemento è il suo primo romanzo.
Recensione
Il romanzo è il racconto attraverso le parole di Domenico della sua amicizia con Giulio. Un’amicizia nata all’età di 10 anni, in un’assolata estate e che li ha condotti all’età adulta. Un’amicizia che ha spinto due bambini a frequentare la stessa scuola e a sedersi nello stesso banco, nonostante due caratteri differenti. Domenico, infatti, frequentava il gruppo dei teppistelli mentre Giulio era un bambino silenzioso e isolato dal resto della classe. Le scuole superiori producono uno strappo tra i due: tanto diversi da scegliere due scuole diverse, Domenico vuole solo lavorare mentre Giulio ama conoscere e studiare.
“Mi faceva sempre osare un passo di più nell’oscurità dei mie pensieri, quando io avrei voluto girare i tacchi e tornare indietro alla vista di quella selva oscura. Lui era la mia torcia, un lume artificiale che mi aiutava a vedere dove mettevo i piedi in modo da non inciampare in una radice e cadere con la faccia nel fango.”
Il libro è toccante ma leggero nella scrittura, questo consente al lettore di apprezzare la storia e di sentirsi empatici con essa.
Un romanzo che vale la pena leggere e regalare ad un amico: l’amicizia, sentimento ineguagliabile e sincero, nel libro viene evidenziata con preponderanza e con onesta forza!